Quando parliamo di persone altamente sensibili ci riferiamo a quegli individui che possiedono una predisposizione e una tendenza innata ad elaborare informazioni e stimoli in modo molto più intenso e complesso rispetto alla norma, sviluppando un coinvolgimento emotivo e profondo nei confronti della vita. Si caratterizzano per la loro capacità di percepire segnali sottili, intimi, sensoriali e intuitivi, che altri trascurano o non notano.
L’alta sensibilità non è una patologia, ma è un tratto della personalità diffuso che si stima interessi il 20% della popolazione mondiale ed influenza il modo in cui le persone interagiscono con il mondo.
Esse sentono di più e più a lungo: non solo ciò che provano in prima persona, ma anche ciò che percepiscono negli altri. Le loro emozioni sono fortemente amplificate. Sono sensibili e facilmente influenzate dal caos e dal rumore, che faticano a tollerare, e mostrano una particolare attenzione alle atmosfere, alle sfumature e ai dettagli dell’ambiente che le circonda.
Persone Altamente Sensibili ed Empatia
Il cervello delle persone altamente sensibili risulta più attivo in aree legate all’elaborazione sensoriale e all’empatia e ciò conduce a percepire la realtà in modo diverso rispetto alla maggior parte degli individui.
L’empatia è una caratteristica dell’essere umano che non è sviluppata in modo uguale in tutte le persone. Gli altamente sensibili ne sono naturalmente dotati e riescono ad entrare in profonda sintonia con gli altri, connettendosi a un livello intimo e autentico.
Questo sentire profondo, richiede però un prezzo molto alto da pagare in termini di energia. Infatti le aree del cervello coinvolte nell’empatia si attivano come se l’emozione dell’altro fosse vissuta in prima persona. Ogni esposizione ad una relazione diventa quindi un’occasione per confrontarsi con il dolore e il vissuto altrui che fa sì che questo tratto comportamentale possa rappresentare un limite.
Condizioni di rischio delle persone altamente sensibili
I soggetti altamente sensibili vivono in una costante attivazione del sistema nervoso simpatico che, per sua natura, prepara il corpo alla reazione di attacco o fuga. Ciò comporta uno stato di allerta permanente, accompagnato dall’ansia che, oltre a consumare riserve energetiche, porta a influenzare i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress). Questa condizione, nel tempo, può favorire l’insorgere di disturbi quali, ad esempio, esaurimento fisico, disturbi del sonno, tensione muscolare, abbassamento del livello delle difese immunitarie, tachicardia, emicranie, disturbi gastro-intestinali.
Chi ne soffre tende spesso ad attribuire l’origine di questi malesseri a fattori organici. Tuttavia, una volta escluse eventuali condizioni patologiche, riconoscere di avere una modalità di funzionamento diversa, rappresenta un primo passo fondamentale per la gestione e la regolazione degli stimoli, permettendo di osservare e comprendere il possibile collegamento tra i sintomi e l’attivazione cerebrale atipica.
Vivere un sentire espanso, se da un lato arricchisce il mondo interiore grazie ad una maggiore capacità di analisi ed elaborazione che facilita la comprensione delle sensazioni proprie e altrui, dall’altro è anche fonte di sfide significative che vengono vissute e percepite come uno sforzo, una fatica difficile da gestire, fino a diventare un potenziale fattore di rischio.
Si può generare una saturazione, un “colmo” che spezza l’equilibrio interiore creando una tensione silenziosa ma profonda che, stridendo, si fa sentire dentro.
Strategie e confini
Diventa allora importante regolare la lettura degli eventi, rispettare tempi e spazi, prendersi cura di sé e utilizzare delle strategie di protezione che passano per un’attenzione sentita ed orientata alla selezione delle relazioni, ambienti e situazioni migliori e più in linea con sé stessi.
Per far sì che la vita rispecchi ciò che è funzionale per una persona ad alta sensibilità è suggeribile:
- Riconoscere la propria caratteristica: considerare il proprio percepito come una modalità di stare al mondo, e un aspetto biologico della propria natura, aiuta ad essere più compassionevoli con sé stessi;
- Vivere la sensibilità come risorsa: evitare di vederla come debolezza o inadeguatezza, ma come una predisposizione che, se gestita con consapevolezza, può diventare un punto di forza;
- Prevedere le proprie reazioni: avere coscienza che l’esposizione a determinati contesti o persone possa provocare degli effetti facilita l’identificazione e il riconoscimento della risposta allo stimolo;
- Pianificare gli impegni: una via di sostegno e una scelta consapevole è quella di distribuire le attività per ridurre il carico dei doveri;
- Evitare la sovrastimolazione: ridurre i rumori, la confusione, e preferire invece, quando possibile, un rifugio silenzioso e accogliente con delle luci soffuse in cui potersi regalare una pausa, permette di ricaricare le energie;
- Non paragonarsi agli altri: rispettare i propri tempi, senza cadere in paragoni frustranti. Se il continuo confronto risulta logorante, accettare questa condizione con uno sguardo gentile, aiuta a ricordare a sé stessi il proprio diverso funzionamento rispetto alla maggior parte delle persone;
- Attenzione al corpo: curare quotidianamente l’alimentazione e il riposo. Rispettare e ascoltare il corpo come un alleato prezioso in grado di segnalare il disagio ancor prima che arrivi alla coscienza;
- Relazioni sane: proteggersi senza isolarsi e circondarsi di persone con le quali poter manifestare nella massima libertà la propria sensibilità favorisce la creazione di uno spazio rispettoso e non giudicante in cui sentirsi a proprio agio.
Alta sensibilità: una caratteristica che non va corretta, ma custodita
Imparare a gestire gli effetti dell’alta sensibilità è un percorso di conoscenza che può essere utile affrontare con la guida di un professionista esperto il quale sarà in grado di accompagnare chi si riconosce in queste modalità di funzionamento ad una maggiore conoscenza di sé nel rispetto dei suoi limiti e delle sue emozioni, con particolare attenzione ad una migliore gestione dei pensieri e all’equilibrio emotivo. Pratiche come lo yoga e la mindfulness o esercizi di respirazione consapevole, possono rappresentare un valido supporto alla terapia.
Nel processo per sanare l’equilibrio psicofisico, l’autoascolto – fondato sull’accettazione e sull’accoglienza – apre uno spazio capace di costruire un ponte tra mente, corpo ed emozioni, attivando quegli interruttori interiori che stimolano la vicinanza con sé stessi.

