L’aumento massiccio della popolazione in età avanzata (calcolabile in una persona su quattro) ha determinato, negli ultimi anni, un’attenzione particolare non solo di alcuni esperti, ma anche delle istituzioni pubbliche, che hanno sentito l’esigenza di studiare a fondo il fenomeno, al fine di predisporre interventi mirati, utili a garantire una migliore qualità della vita e un suo prolungamento significativo, in termini anagrafici.
Il termine “età avanzata” indica, solitamente, una fase della vita, oltre i 65 anni, per la quale vengono utilizzati, anche, altri sinonimi, come “vecchiaia”, “anzianità”, “senilità”, “terza età”, “ tarda maturità”, ecc.
Questo periodo dell’esistenza umana comporta, inevitabilmente, delle importanti modificazioni, legate ad una serie di processi involutivi, che determinano un indebolimento funzionale di organi e apparati e, in molti casi, di un progressivo declino della vivacità cognitiva.
Aumenta, perciò, la probabilità che l’organismo diventi più fragile e più esposto alle cosiddette malattie degenerative, come, per esempio : l’indebolimento delle difese immunitarie, l’artrosi, la decalcificazione ossea, le malattie dell’apparato cardiocircolatorio, della vista, dell’udito e del sistema nervoso centrale, il rallentamento dei tempi di reazione e di attenzione, ecc.
La Realtà Esistenziale dell’Età Avanzata
Secondo alcuni biologi il deterioramento della “macchina umana” è legato a una legge di natura, che prevede, necessariamente, una forma di esaurimento energetico irreversibile e sempre crescente.
In base a tale teoria, ogni tentativo riparativo di intervenire, specialmente, nei fatidici 80-85 anni, non produrrebbe alcun risultato utile.
In passato, nel rispetto di tale principio, ha dominato la cosiddetta “teoria del disimpegno”, sostenuta da E. Cumming e W.E. Henry ( “Invecchiare : il processo di disimpegno”, Basic Book, New York, 1961 – Ristampa : Arno, New York, 1979, ISBN), secondo la quale
la condizione ideale dell’anziano consiste nel rinunciare a una parte delle aspirazioni e dei progetti, che riguardavano gli anni trascorsi della gioventù e della maturità, rinunciando a svolgere, soprattutto, dopo il pensionamento, un ruolo attivo ed utile, nell’ambito della comunità di appartenenza.
Un indirizzo, contrario a quello sopra esposto, è quello sostenuto da Robert J. Havighurst (1900-1991), il quale auspica un impegno attivo della persona anziana, il cui morale sarebbe elevato sino a quando egli riesce a restare attivo.
Attualmente, dunque, i nuovi studiosi, grazie alle recenti ricerche, affermano un punto di vista diverso sull’argomento, rispetto a quello presentato dai biologi tradizionalisti, disegnando un’immagine migliore della vecchiaia, per cui
il cervello degli anziani funziona meglio di quanto si riteneva finora, in quanto la perdita dei neuroni cerebrali, la cosiddetta morte neuronale, che inizia a partire dall’adolescenza, per aumentare, gradualmente, con la tarda maturità, non ha le gravi conseguenze, che normalmente le si attribuiscono, sottolineando che l’invecchiamento è condizionato, anche, da altre cause, come il fattore genetico e lo stile di vita.
Un Quadro sull’Invecchiamento
È bene sottolineare, a questo punto, che assume sempre più forma e consistenza, un quadro meno allarmante sull’invecchiamento, evidenziato dai moderni biologi sopra menzionati, che trovano un convinto sostenitore, soprattutto, in Stanley Rapport, uno dei maggiori esperti, nel campo dell’invecchiamento, secondo il quale, anche il fenomeno della mortalità dei neuroni, non è così preoccupante come si crede, perché:
- il cervello è un organo plastico ed elastico, con grandi capacità di adattamento, che permette di compensare eventuali deficit;
- il cervello possiede un numero sovrabbondante di cellule, al punto che è necessaria un’operazione di “potatura”, per eliminare quelle eccedenti e le loro connessioni non necessarie.
In base a questa teoria, ne deriva, la convinzione che, anche oltre i settant’anni, in assenza di malattie, le condizioni psicofisiche non subiscono un crollo massiccio, se non per gli ultimi anni di vita.
Anzi, secondo recenti ricerche, molte persone anziane hanno livelli di aspirazione simili a quelli di persone più giovani e reagiscono, in maniera analoga ad altre età, alle frustrazioni e agli insuccessi.
Le Forme Patologiche Invalidanti più Comuni dell’invecchiamento
Indichiamo, comunque, qui di seguito, alcune forme patologiche, assai diffuse, che pregiudicano la salute dinamica e, in genere, la qualità della vita delle persone, come: l’arteriosclerosi, il morbo di Parkinson, il morbo di Alzheimer.
L’Arteriosclerosi: è un fenomeno patologico cronico e progressivo, che determina l’indurimento delle parete delle arterie, con una conseguente perdita della loro elasticità. Essa può manifestarsi con una serie di disturbi, collegabili, anche, all’ipertensione, al colesterolo e al glucosio alti. Le forme più gravi riguardano: le coronopatie (come l’infarto cardiaco), l’aneurisma, gli accidenti cerebrovascolari (ischemia cerebrale) , i disturbi vascolari periferici, i dolori, l’ affanno, le aritmie, la debolezza muscolare, ecc.
Il morbo di Parkinson: è una malattia degenerativa del sistema nervoso, che comporta seri disturbi alla motricità. Le persone, affette da questo morbo, presentano tremori, rigidità, rallentamento delle azioni, scarsa percezione spaziale, difficoltà espressive, specialmente dei muscoli facciali, difficoltà motorie coordinative, eccessiva emotività.
I sintomi possono essere alleviati, normalmente, attraverso l’iniezione dell’aminoacido L-DOPA, il quale ripristina, almeno parzialmente, i livelli di dopamina nel cervello..
Esistono, anche, delle terapie, basate su interventi di tipo dopaminergico, la cui utilità andrebbe maggiormente valutata, anche dal punto di vista etico.
Il morbo di Alzheimer, secondo la teoria dell’evoluzione della mente, descritta nel testo, elaborato da Alberto Oliverio e Anna Oliverio Ferraris : “Le età della mente”, BUR Rizzoli, Milano, 2004 – ried. 2018, questo morbo colpisce il 5% delle persone tra i 65 e 70 anni e il 35 – 45% delle persone di 85 anni.
Si tratta della malattia più comune della vecchiaia, insieme all’arterioscerosi, che è causata dalla morte dei neuroni cerebrali. Essa è determinata dallo scarso uso della dopamina nei gangli della base, collegati con le funzioni cognitive, il cui declino comporta una progressiva perdita della memoria e conduce, gradualmente, alla demenza. Oggi si ritiene che essa dipenda da una combinazione tra fattori genetici, cause ambientali e stili di vita.
I vari studi hanno, inoltre, ribadito il concetto, già espresso, nelle precedenti riflessioni, che le persone a rischio sono quelle che scelgono una vita priva d’impegno, che non allenano la mente e non utilizzano la memoria.
Attualmente, infatti, non sono disponibili farmaci adeguati, che curino a fondo o prevengano l’Alzheimer, se non gli interventi “allenanti” di tipo preventivo, sopra citati, finalizzati a garantire una vita attiva in questa fascia di età.
Le Cause dell’ Invecchiamento e le Tecniche di Contrasto
Oltre alle cause dell’involuzione naturale di alcune funzioni vitali, legate all’età, si possono evidenziare altre cause concomitanti, condizionate, anche, da condotte, comportamenti e stili di vita, che influiscono negativamente sulla salvaguardia della salute.
Tra queste, può essere annoverato l’accumulo di sostanze proteiche all’interno delle cellule, la cui ossidazione, comporta l’aumento di radicali liberi, che favoriscono la produzione delle proteine “cattive”, le quali, producendo un effetto tossico, generano un’azione frenante della moltiplicazione cellulare.
Per quanto riguarda i meccanismi genetici legati al DNA, alcuni ricercatori hanno scoperto un gene : l’inibitore PARP-1, che hanno dimostrato la loro efficacia di rammendo e di riparazione dei tagli ai singoli filamenti di DNA.
A tal fine la scienza medica attuale, per cercare di riduzione la presenza dei radicali liberi, consiglia, come tecnica di contrasto, l’utilizzazione di antiossidanti, accompagnata da a una dieta appropriata, da una sana alimentazione (ricca di verdure e frutta), da una regolare e sistematica attività fisica e da una vita attiva, che stimoli, continuamente, vari tipi di operazioni mentali.
In base ad una sana gestione degli stili di vita, secondo alcuni appropriati studi, ne deriva, dunque, che oltre i settant’anni, in assenza di malattie, le condizioni psicofisiche non subiscono un crollo massiccio, se non per gli ultimi anni di vita.
Alcune ricerche dimostrano, infine, che vi sono molte persone anziane, che hanno livelli di aspirazione simili a quelli di persone più giovani e che reagiscono,in maniera analoga ad altre età, alle frustrazioni e agli insuccessi.
Il Centro di Ricerca dell’Università della California di Los Angeles consiglia, oltre all’intervento farmacologico, una dieta mirata, in cui siano presenti da 400 a 800 unità di vitamina E e dai 500 a 1000 milligrammi di vitamina C al giorno.
A parte le evidenze scientifiche attuali, che indicano il necessario intervento medicalizzato, si potrebbero sottolineare alcuni fattori, che possono contrastare l’invecchiamento, migliorando la qualità della vita dell’anziano.
Particolarmente utile, a tale riguardo, risulta una sorta di decalogo sullo stile di vita ideale, proposto dall’Istituto Statunitense per L’invecchiamento, che viene qui proposto in modo semplificato e modificato:
- seguire, con continuità un programma di attività fisica continuativa, con carichi di lavoro poco intensi;
- seguire l’abitudine di camminare, per almeno 20 minuti al giorno, possibilmente in compagnia;
- praticare qualche attività sportiva adeguata alle proprie possibilità, rispettando le giuste pause di recupero e adottando tutti gli accorgimenti necessari per evitare eventuali incidenti (il casco da ciclista o casco da sciatore);
- evitare, assolutamente, di fumare;
- bere alcolici con moderazione;
- impegnarsi in alcune attività che coinvolgano, possibilmente, altre persone;
- dormire in abbondanza;
- effettuare, il prima possibile, eventuali interventi chirurgici, per qualche problema di salute minore;
- curare l’alimentazione, cercando di evitare il sovrappeso;
- evitare di privilegiare, come passatempo, l’uso esagerato della televisione e dei mass media e curare la propria crescita culturale, attraverso una ginnastica mentale, che privilegi la lettura e la partecipazione attiva al dibattito culturale e alle iniziative socialmente utili.

