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Imparare partendo dalle emozioni: il nuovo orientamento della scuola

Imparare partendo dalle emozioni: il nuovo orientamento della scuola

Evoluzione della didattica alla scuola primaria

Dall’epoca dei programmi Gentile a oggi, la scuola primaria ha avuto un’evoluzione graduale e ampia. Partendo da una scuola di regime, che prevedeva un dictat di contenuti e metodi volti a trasmettere nozioni e ideali preconfezionati, la didattica ha fortunatamente fatto passi avanti di grande importanza. Le varie riforme hanno visto via via scomparire indicazioni imperative sui contenuti, per sostituirle con obiettivi sempre più centrati sulla maturazione personale del bambino, anziché sull’apprendimento mnemonico e impersonale.

Oggi si parla sempre più di didattica per competenze e di intelligenza emotiva. Sembrano obiettivi difficili da raggiungere, ma nella pratica ogni insegnante dotato di seria professionalità può organizzare la propria didattica in questa direzione.

Il docente moderno

In cosa consiste la seria professionalità? Nella preparazione personale sicuramente, ma molto più nella capacità di usare le proprie conoscenze come mezzo per raggiungere tutti gli alunni, rispettando la loro personale peculiarità nell’apprendimento e nella comunicazione. Tutti gli alunni, anche e soprattutto quelli più fragili e svantaggiati. Per far questo occorre che il docente sia dotato di capacità empatiche e comunicative e che sia un buon osservatore. Se finora queste erano solo qualità apprezzate ma non necessariamente pretese, ora è ciò che si rende indispensabile per poter realizzare il progetto di una scuola davvero innovativa.

Pensiamo a tutte le volte in cui un genitore si è sentito dire la classica frase “Il ragazzo è intelligente, ma svogliato. Non si applica”. Il docente moderno non può più accontentarsi di una conclusione così semplicistica. Non esiste bambino insensibile alle lodi o ai rimproveri. Se non si applica malgrado gli venga detto di farlo, significa che c’è qualcosa che glielo impedisce e che, molto facilmente, lo fa vivere in un eterno senso di colpa, magari malcelato con atteggiamenti oppositivi.

L’insegnante non è uno psicologo e non deve arrogarsi un ruolo che non gli compete. Ma può sospendere il giudizio e osservare con curiosità, con desiderio di comprendere, con l’umiltà di chi non vuole mai smettere di imparare insegnando. Ecco che allora entrano in gioco le emozioni. Goleman, nel suo best seller “Intelligenza Emotiva”, ci spiega molto bene il nesso tra apprendimento e sfera delle emozioni. Quando c’è un disagio, avviene spesso un processo di fuga mentale.

Cosa può fare a quel punto il docente?


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La letteratura per l’infanzia come palestra emotiva

Nella scuola primaria si possono osservare risultati interessanti con un espediente apparentemente semplice: la lettura in classe ad alta voce di storie coinvolgenti. Non occorre essere psicologi per farlo. Si scelgono i romanzi per l’infanzia in base alla classe che si ha davanti. L’insegnante osserva, cerca di captare i bisogni dei vari alunni e offre una storia che li coinvolga indirettamente.

La lettura ad alta voce, intervallata da domande, commenti, dibattiti, offre l’opportunità di catturare la platea della classe e di osservare le singole reazioni. È un modo di buttare a pioggia un terreno di lavoro e di immedesimazione, su cui poi qualsiasi intervento didattico (dalla grammatica e dai dettati ortografici alla costruzione di testi, spaziando poi trasversalmente nelle altre discipline) è finalizzato a mantenere viva l’atmosfera creata dal testo.

Si osserva allora che, passando ai normali libri di testo, i bambini colgono i mezzi con cui lo scrittore ha realizzato la sua opera, i luoghi in cui la storia è ambientata e mostrano al docente ciò che li coinvolge e li aiuta ad apprendere. Avviene un naturale processo di ricerca personale, che parte dal bisogno di inseguire l’emozione vissuta.

È consigliabile per questo preferire i romanzi alle serie di racconti, perché la tensione emotiva si diluisce nel tempo, creando un’attesa del capitolo successivo motivante. A quel punto sta all’insegnante personalizzare gli esercizi e le modalità di elaborare le conoscenze dei singoli alunni, che si sentiranno accompagnati nella sfida di imparare a imparare secondo le loro risorse. Anche la valutazione sarà ovviamente tarata sul percorso individualizzato e segnerà i progressi secondo il ritmo personale dell’alunno.