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La didattica laboratoriale nella scuola

La didattica laboratoriale nella scuola

La didattica laboratoriale risale alla consapevolezza diffusa, che fa capo all’attivismo pedagogico, sintetizzabile nel famoso principio di John Dewey, il quale sostiene la necessità che l’alunno impari facendo (learning by doing).

Lo stesso Piaget conferma tale teoria, mettendo in rilievo come la strategia migliore per comprendere e memorizzare, soprattutto a livello infantile, sia l’apprendere attraverso il fare.

Non si tratta, logicamente, di un semplice fare, ma di un fare ragionato, di un operare pensando, riflettendo, discutendo con se stessi e con gli altri (cooperative learning) allo scopo di conferire, alla conoscenza, all’azione e alle cose che si apprendono, un orizzonte di senso e significato.


I benefici del “learning by doing” e del lavoro cooperativo sono presentati nel seminario online Il lavoro di gruppo nel contesto classe e come esso può favorire la costruzione di relazioni positive.


Cos’è la didattica laboratoriale

La didattica laboratoriale è una metodologia, connessa con situazioni didatticamente organizzate per lo sviluppo di processi mentali di tipo procedurale, “uno spazio mentale attrezzato”, insomma, che, insieme allo spazio fisico e operativo, rappresenta per l’alunno un modo di interagire con la realtà per comprenderla, dominarla, cambiarla, attraverso il fare ragionato e consapevole.

Questo tipo di attività gli consente, soprattutto, di svolgere un ruolo attivo e da protagonista, nonché l’opportunità di riflettere sul fare e di acquisire, ampliare, arricchire e consolidare una pluralità di sue potenzialità, che si integrano e si rafforzano attraverso l’uso di intelligenze multiple (Gardner). Sia di quelle privilegiate nell’ambito scolastico, quindi, come l’intelligenza linguistica, l’intelligenza logico-matematica, ecc., sia delle intelligenze altre, come l’intelligenza spaziale, l’intelligenza corporeo-cinestetica, l’intelligenza inter – e intrapersonale, ecc.

Ogni attività di formazione, nella scuola dell’autonomia, investe vasti campi d’azione, collegati col produrre e con il costruire, che permettono all’alunno di immettere nella realtà idee, conoscenze e concetti. Ma anche di riscoprirli, modificarli, reinventarli, in un contesto vitale, in cui egli deve risolvere i diversi problemi, legati ai personali compiti di sviluppo.

Le Indicazioni Nazionali delle recenti Riforme scolastiche, riferite a ogni ordine di scuola, con la proposta di attivare progetti di didattica laboratoriale, individuano in essi la possibilità di creare un contesto operativo motivante e coinvolgente. Un ambiente flessibile ed elastico, che, superando la rigidità del banco scolastico e della lezione frontale, consentano all’alunno di fondere la teoria (θεωρία, theorìa) con la pratica (τέχνη, tecné), di fare esperienze “calde”, “di prima mano”, di scoprire capacità che non sospettavano o che le tradizionali valutazioni degli insegnanti avevano segnalato come assenti.

Accanto alle buone pratiche e alle progettualità di assoluta eccellenza attuate da alcune istituzioni scolastiche non sono mancate e non mancano, purtroppo, esempi di sperimentazioni superficiali, in cui la didattica viene banalizzata e ridotta ad attività di didattica speciale rivolta a studenti con particolari problemi, a semplice attività “hobbistico-ricreativa” o ad attività monovalente e/o tecnico-specialistica.

Obiettivi e caratteristiche della didattica laboratoriale

La didattica laboratoriale non può essere considerata come attività accessoria, completare o aggiuntiva o come un vezzo dell’insegnante, ma come attività che integrante dell’azione didattico-educativa che risponde alle seguenti esigenze:

  • personalizzare il percorso scolastico, in base ai bisogni intrinseci dell’alunno,
  • conservare, almeno in parte, la naturale complessità del mondo reale, presentando compiti di realtà, basati su situazioni autentiche, che coinvolgano in modo significativo la sfera cognitiva e affettiva dell’alunno,
  • alimentare pratiche riflessive,
  • attivare processi flessibili di costruzione di conoscenze, di abilità, orientate allo sviluppo di competenze per la vita, piuttosto che processi di riproduzione,
  • garantire l’interazione fra insegnanti e alunni e fra gli alunni stessi, in modo da garantire l’apprendimento cooperativo e condiviso
  • operare in piccoli gruppi di livello o di compito.

L’ambiente fisico può essere semplicemente l’aula, se le attività si svolgono nella scuola primaria, e non richiedono, quindi, particolari attrezzature, o un apposito ambiente attrezzato, se le attività si svolgono nella scuola secondaria, per la cui realizzazione occorre l’uso di attrezzature e materiali particolari (strumentazione multimediali , scientifica, ecc.).

Se nella scuola di base il laboratorio può, dunque, avvalersi anche di strumenti e materiali “poveri”, nella scuola secondaria la povertà strumentale può condizionare negativamente il lavoro, riducendolo e limitandolo a una mera simulazione o a una pura rappresentazione mentale.

Gli elementi strutturali essenziali per la realizzazione di un sistema laboratoriale, secondo il pedagogista Francesco De Bartolomeis, sono i seguenti:

  • sala attrezzata,
  • palestra (aggiungiamo noi),
  • centro di documentazione e produzione di informazioni,
  • laboratorio di scienze sociali, laboratorio per la sperimentazione scientifica,
  • laboratorio tecnologico,
  • laboratorio di matematica,
  • laboratorio di attività artistiche,
  • laboratorio musicale,
  • laboratorio di drammatizzazione (e, aggiungiamo noi, di espressività corporea),
  • laboratorio di cucina,
  • spazi interni alla scuola,
  • spazi esterni alla scuola

In realtà più che di laboratorio si deve parlare di un sistema di laboratori, in cui si attivano metodologie di produzione culturale multiforme e dove l’elemento aggregativi-cooperativo costituisce, indubbiamente, uno dei fattori più importanti e caratterizzanti.

Nel caso in cui la scuola, per realizzare progettualità laboratoriali, abbia bisogno di ricorrere a supporti esterni, deve individuare persone che abbiano, oltre alle competenze disciplinari specifiche, anche competenze socio-psico-pedagogiche e organizzative accertate.

Nello stesso tempo deve attivare apposite iniziative di formazione per il personale docente, il quale, pur essendo affiancato dall’esperto, non può, in nessun caso, delegare a personale estranee alla scuola la sua funzione.

Il ruolo del docente

L’insegnante è innanzitutto il regista del processo complessivo di insegnamento/apprendimento in quanto crea le situazioni-stimolo, controlla l’evoluzione delle attività, verificandone i processi e valutandone gli esiti finali.

All’interno delle Unità di Apprendimento che vengono sviluppate egli definisce gli obiettivi formativi e gli obiettivi specifici di apprendimento e i traguardi di sviluppo per competenze.

Ne deriva che il docente è anche un esperto conoscitore di metodologie didattiche, che agisce seguendo un piano elaborato, confrontandosi con i colleghi, ripensando e correggendo la progettazione insieme agli alunni, nei confronti dei quali svolge un ruolo di accompagnamento, di tutorato e di consulenza.

Con l’esercizio dell’autorevolezza l’insegnante favorisce, mediante una continua negoziazione, la crescita individuale e lo sviluppo di tutte le potenzialità dell’allievo, sostenendolo nelle difficoltà, indirizzandolo verso nuovi orizzonti, sollecitando la sua curiosità e il suo interesse.

Egli è anche attento supervisore dell’applicazione delle procedure, ma disponibile a rilevare i cambiamenti del contesto in cui opera, per rivedere ed, eventualmente, modificare le strategie operative in un’ottica di flessibilità.

È compito dell’insegnante, inoltre, stabilire i criteri e le prove di valutazione, tenendo presenti gli obiettivi prefigurati e attesi, i risultati di apprendimento e i traguardi di sviluppo conseguiti. È importante che le valutazioni, basate sui risultati, si accordino , da una parte, con gli standard e i livelli qualitativi stabiliti dalle Indicazioni Nazionali, dall’altra, con quelli definiti all’interno del progetto educativo e delle singole unità di apprendimento.

La valutazione, che riguarda sia il processo che l’esito finale di un percorso, fornisce all’alunno precise informazioni sui progressi da lui raggiunti, stimolandolo anche a utilizzare metodi personali di autovalutazione.