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L’intelligenza emotiva

L’intelligenza emotiva

Cosa rende il bambino di oggi un uomo sicuro, resiliente, forte e competente nel futuro? Sicuramente l’intelligenza emotiva.

Se per tanti secoli l’intelligenza è stata definita come il fattore preponderante di logica e razionalità, oggi torna evidente e riconosciuto dalle discipline umane il ruolo dell’emozione, non più solo accettata come tale, ma assolutamente facente parte di un meccanismo più complesso che abita in ogni uomo.

Cos’è l’intelligenza emotiva?

Le recenti ricerche in ambito neuro-psicologico hanno dimostrato che ci sono varie aree coinvolte nei meccanismi emotivi proprio come dimostrano gli studi anatomico-funzionali.

Negli esseri umani esiste un’interazione tra l’amigdala e la neocorteccia ed è li che nascono i pensieri emozionali quei pensieri che ci fanno porre delle domande legate ai nostri timori o ai nostri entusiasmi. Questa capacità di riconoscere, identificare e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri sono fondamentali per riuscire a raggiungere i propri obiettivi.

Quando un bambino vive delle emozioni complesse ha bisogno di avere accanto la figura di un adulto significativamente valida. Questo significa che un adulto deve “sintonizzarsi” con le emozioni del piccolo “significandole”, cioè rispondendo a queste attivazioni e proiettando senso di sicurezza e protezione. Facendo ciò, si forniscono al bambino quei mattoncini che gli occorrono per una crescita emotiva sana.

Come si esprime l’intelligenza emotiva?

L’intelligenza emotiva si manifesta sotto forma di:

  • autoconsapevolezza, la capacità di cogliere le proprie emozioni significa comprendersi e quindi evitare uno stato di confusione e incertezza;
  • dominio di sé, la capacità di tenere sotto controllo gli impulsi;
  • motivazione, la capacità di scoprire e cercare di raggiungere i propri obiettivi;
  • empatia, la coscienza delle proprie emozioni ci aiuta ad essere coscienti delle emozioni altrui;
  • gestione delle relazioni, la capacità di stare insieme agli altri influenzando le loro emozioni.

Nel nostro essere, ogni emozione ha un suo ruolo unico e uniche sono anche le caratteristiche biologiche diverse. Quando siamo in “collera” si scatena l’adrenalina, quando abbiamo “paura” il nostro volto impallidisce, quando siamo “felici” siamo energici e così via per altre emozioni.

Per un bambino è importante avere un’infanzia dove sia diffusa un’elevata intelligenza emotiva, perché così il piccolo a sua volta svilupperà rapidamente e naturalmente una sana intelligenza emotiva.


Il tema dell’intelligenza emotiva è trattato nel dettaglio in alcuni corsi disponibili sulla piattaforma igeacps.it.

Suggeriamo, in particolare il seminario gratuito online L’intelligenza emotiva e l’importanza di educare alle emozioni e i corsi online Aiutare i bambini a sviluppare la competenza emotiva – Aspetti teorici e strumenti pratici e Coltiviamo l’intelligenza emotiva. Strategie per conoscerla, svilupparla e migliorarla per diventare individui emotivamente intelligenti.


La responsabilità degli adulti

Gli adulti hanno una grande responsabilità e dovrebbero aiutare i bambini a:

  • riconoscere le proprie emozioni, sentirle nel corpo e dare loro un nome. Per diventare consapevoli di ciò che è dentro di noi dobbiamo proporre esperienze dirette con quello che ci circonda all’esterno, condividere cosa si prova ad esempio alla vista dell’arcobaleno dopo una giornata di pioggia.
  • chiedere cosa il bambino sta provando in un particolare momento, rendersi partecipi dei vari stati d’animo accogliendo e chiedendo spiegazioni su determinate emozioni contrastanti.
  • aiutare il bambino a scegliere, attraverso affermazioni come: “Se ti dico che non puoi fare questa scelta, puoi farne altre che ti possano essere più utili” oppure “Capisco che ti senti arrabbiato, dimmi se c’è qualcosa che posso fare.
  • utilizzare gli “interruttori emozionali”, quali il sorriso, l’abbraccio, lo sguardo, la voce e l’incoraggiamento. Questi sono alcuni dei comportamenti, approfonditi dalla professoressa e divulgatrice Daniela Lucangeli, che facilitano l’apprendimento ma anche lo sviluppo dell’intelligenza emotiva.

Inoltre, gli studi della psicologa statunitense Diana Baumrind sugli stili genitoriali evidenziano che le pratiche con cui vengono accuditi i bambini incidono anche sulla modalità in cui vivono il momento “emozionale”  della scolarizzazione.

I genitori che adottano uno stile educativo:

  • autorevole tendono a essere consapevoli delle emozioni e dei sentimenti dei figli, a contribuire allo sviluppo dell’autonomia, a instaurare con loro un dialogo improntato alla comunicazione e a fare spesso uso di rinforzi positivi.
  • permissivo possiedono la capacità di entrare in sintonia con la sfera emotiva del figlio, ma tendono  ad avere basse aspettative  e a non fornire regole o modelli di condotta.
  • trascurante/rifiutante vivono situazioni di grave sofferenza e, per questa ragione, possono risultare emotivamente o fisicamente assenti, non percepire i bisogni del figlio né comunicare con lui.
  • autoritario, caratterizzato da un’educazione rigida e severa, impongono le regole senza possibilità di negoziazione e si aspettano una puntuale obbedienza.

Osservare attentamente i bambini e fornire loro ampi spazi di dialogo, ascolto e accoglienza, comprendendo il loro “Ho bisogno, anche se non te lo dico”, diventano elementi cardine per favorire uno sviluppo sano dell’intelligenza emotiva.