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Lo shopping compulsivo tra patologia e senso comune

Lo shopping compulsivo tra patologia e senso comune

È di uso comune dire che quando si è tristi, basti fare un po’ di “shopping e ti sollevi l’umore” (quella che gli americani chiamano “retail therapy”). Quando però parliamo di shopping compulsivo la questione diventa più complessa. In questo caso, il desiderio di fare acquisti non è legato al semplice comprare cose che abbiano funzioni “riparatorie” o “antistress” fatte in uno specifico momento di debolezza, ma è legato ad un’irrefrenabile voglia di spendere soldi, un desiderio impellente di accumulare cose.

Che tipo di acquisti si fanno?

Si comprano cose inutili, che però hanno l’onere di riempire un vuoto che la persona sente dentro. Queste cose frivole devono servire a far distrarre.

L’acquirente agisce senza nemmeno usare l’attenzione giusta, ma si sente spinto da un istinto maniacale, mostrandosi completamente dissociato dalla realtà. In questo caso, l’acquisto non è finalizzato a soddisfare un bisogno concreto, ma diventa un disturbo patologico.

In questi momenti, il sistema cognitivo è offuscato dagli stati emozionali. Ad esempio, può avvenire quando ci si trova in un forte stato di stress o di ansia.

Quali sono i soggetti che soffrono di più di shopping compulsivo?

Secondo alcune ricerche,  a essere “malati di shopping” sono soprattutto le donne.

Si parte da ragazze in tarda adolescenza fino a donne di età adulta. Donne con bassa autostima che cercano nell’acquisto un’irrefrenabile voglia di apparire di avere un consenso sociale. Oppure donne che sono depresse e ansiose, che cercano uno stimolo in più, lasciandosi attrarre dall’acquisto facile. In molti casi, lo shopping compulsivo può portare allo sperpero di denaro e all’indebitamento, peggiorando le condizioni di vulnerabilità e innescando un circolo vizioso.

Ma come fare per capire se le nostre spese “folli” (come avviene nel caso del Black Friday), cadono nel patologico ?

C’è uno studio molto illuminante, pubblicato sul Frontiers in Psychology, che risponde a questa domanda. Un team di psicologi dell’università di Bergen, insieme a ricercatori di altre università inglesi e americane, hanno ideato un test con 7 punti per fare un’auto-diagnosi. In base al punteggio ottenuto si capisce se si soffre di shopping compulsivo oppure no.


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Dipendenza o disturbo compulsivo?

Sebbene negli ultimi anni lo shopping eccessivo e compulsivo sia stato sempre più inserito nel paradigma della dipendenza comportamentale, ad oggi gli schermi di valutazione per i disturbi dello shopping sono principalmente radicati all’interno dei paradigmi del controllo degli impulsi o del disturbo ossessivo-compulsivo.

Inoltre, gli schermi esistenti usano i termini “shopping”, “buying” e “spending” in modo intercambiabile e non riflettono necessariamente le abitudini contemporanee di acquisto. Di conseguenza, è stato sviluppato un nuovo strumento di screening per valutare la dipendenza dallo shopping.

Inizialmente, sono stati costruiti 28 elementi, quattro per ciascuno dei sette criteri di dipendenza: salienza, modificazione dell’umore, conflitto, tolleranza, ritiro, ricaduta e problemi personali.

Tuttavia, al momento, la maggior parte delle dipendenze che non sono riferibili a dipendenze di droghe non è ancora incorporata nella nosologia psichiatrica, inclusa la dipendenza da shopping, nonostante questo disturbo sia stato riconosciuto nella letteratura psichiatrica da oltre un secolo (Kraepelin, 1915).

Se lo shopping compulsivo ed eccessivo rappresenti un disturbo del controllo degli impulsi, ossessivo-compulsivo o di dipendenza è un dibattito ancora in corso. Questo fatto si riflette nei molti nomi con cui definiamo questo problema, tra cui “oniomania“, “shopaholism“, “shopping compulsivo“, “consumo compulsivo“, “acquisto impulsivo“, “acquisto compulsivo“.

Uno studio ha recentemente sostenuto che il disturbo dello shopping sarebbe meglio compreso dal punto di vista della dipendenza. Una descrizione comunque del disturbo è, infatti, “essere eccessivamente preoccupati per lo shopping“, spinti da una motivazione incontrollabile allo shopping, e investire sia denaro che tanto tempo e sforzi nello shopping possa compromettere altre importanti aree della vita. Diversi autori condividono questo punto di vista, poiché un numero crescente di ricerche mostra che coloro che hanno un comportamento di acquisto problematico riferiscono specifici sintomi di dipendenza come brama di acquisto, astinenza, perdita di controllo e tolleranza.

L’uso inappropriato del termine ‘shopping compulsivo’ è molto comune, tuttavia, anche tra i media, che durante i saldi e i periodi festivi dovrebbero limitarsi a dire “fare shopping” per evitare la diffusione di una terminologia sbagliata.