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Il ruolo attivo del papà nella cura dei piccoli

Il ruolo attivo del papà nella cura dei piccoli

Il ruolo partecipativo dei papà

Esiste ancora una connotazione di genere nei compiti di cura, seguendo uno stereotipo secondo cui “il maschio non sia capace di accudimento“. Ad oggi, però, si sta promuovendo una figura paterna ATTIVA piuttosto lontana da quella autoritaria del passato; una visione centrata sul cosiddetto papà “partecipativo”.

Essere presenti sin dalla gravidanza

Gli studi mostrano come il coinvolgimento del papà nella gravidanza crea le basi per una serie di interazioni familiari positive utili sia alla coppia che alla relazione madre-figlio, rafforzando il loro legame. I benefici di un padre che assume un ruolo attivo (ad es. partecipando ai corsi pre-parto) in questo periodo di grande cambiamento, gli conferiscono il ruolo di valido consigliere ponendosi come una figura positiva sia per la mamma che per il bambino. Il ruolo paterno prevede una funzione migratrice e trasformativa delle angosce materne, ma anche stabilizzatrice e ordinatrice del rapporto madre-bambino, divenendo garante della sopravvivenza psicologica della mamma e del figlio (dalla gravidanza al 1° anno di vita del bambino).

La funzione paterna in questo periodo si caratterizza soprattutto per il sostegno al lavoro della maternità e del primo legame madre-bambino. Il padre è colui che può inizialmente favorire la promozione delle competenze materne nella propria compagna, e allo stesso tempo prendersi cura della diade. È il momento in cui il partner può facilitare e aumentare l’abilità di accudimento della madre, fornendo una relazione sicura e un supporto emotivo e strumentale.

Un altro studio ha inoltre dimostrato come le donne il cui partner ha partecipato al travaglio o al parto hanno sofferto di meno, sono state sottoposte a meno cure mediche e hanno ricordato più positivamente l’esperienza del parto.

Sappiamo che l’ossitocina e prolattina sono gli ormoni prìncipi nell’allattamento. La madre comincia a produrre questi ormoni già durante la gravidanza, prima del contatto con il bambino. Ma questi ormoni sono presenti anche nella saliva del padre, il quale inizierà a produrli subito dopo, quando avrà modo di stare a contatto con il piccolo (tra i 4 -6 mesi). I papà conducono una sorta di “gravidanza mentale”: dovranno attendere di stringere il loro bambino tra le braccia e agganciare il suo sguardo prima di sentirsi padri.


Il corso online La paternità consapevole – Dalla nascita del figlio, alla nascita del padre approfondisce l’importanza del ruolo educativo del papà, definendo le caratteristiche psicologiche, affettive, sociali alla base della costruzione di identità paterna in diversi contesti.


Una presenza durevole nel tempo

Le abitudini che un padre acquisisce quando il bambino è molto piccolo spesso permangono nel corso del tempo, anche durante l’infanzia e l’adolescenza. Ciò li renderà maggiormente competenti a leggere e rispondere ai bisogni dei loro piccoli.

In particolare, durante l’infanzia, la figura paterna ha la funzione di spingere il bambino verso il mondo sociale e più in generale verso l’autonomia. Anche nell’adolescenza la figura paterna continua ad avere un ruolo cruciale nello sviluppo del figlio; lo accompagna nel passaggio a giovane adulto, in particolare nella sua maturazione identificatoria. È quindi importante sottolineare come i padri che vogliono costruire un legame solido con il proprio figlio dovrebbero gettarne le basi durante la gravidanza e i primi mesi di vita del bambino.

Il papà emotivamente competente

Gli uomini hanno la capacità di riconoscere emotivamente le emozioni dei loro bambini e di rispondervi in maniera costruttiva.

I padri che si rendono emotivamente disponibili per i loro figli hanno l’opportunità di influenzarli positivamente, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con i compagni e i risultati scolastici.  Essi entrano in relazione con i loro figli in maniera differente a quello delle madri, ciò significa che il loro coinvolgimento condurrà a sviluppare differenti abilità, in particolare quelle necessarie al fine di instaurare relazioni sociali. Inoltre tendono a dare regole maggiormente definite, chiare e comprensibili; ciò fa sì che il bambino interiorizzi la struttura delle regole della vita sociale e capisca che ci sono dei limiti entro cui muoversi.

La differenza nell’interazione padre-figlio si evince particolarmente nelle modalità di coinvolgimento rispetto al gioco: i padri impiegano la maggior parte del loro tempo in attività ludiche (più di quanto facciano le madri). I giochi sono più di carattere fisico e generano una maggiore “eccitazione” nel bambino, rispetto alle interazioni materne che consistono in giochi più tradizionali come la lettura di un libro o il comporre un puzzle. Molti psicologi ritengono che questo stile maggiormente “chiassoso” del padre conduca il bambino ad imparare a conoscere le emozioni. Si pensi ad esempio ad un padre che finge di essere un “mostro pauroso” che gioca a rincorrere il figlio: ciò consente al bambino di sperimentare l’eccitazione di sentirsi spaventato e divertito allo stesso tempo. Il bambino impara a osservare e reagire ai segnali del papà e userà questa capacità fuori casa, con i compagni di gioco, riconoscendo i segnali inviati da altri.

Attraverso il gioco il padre assolve il ruolo di educatore emotivo dei propri figli. Il bambino ha modo di esperire e vivere le emozioni durante questi giochi, aumentando l’ascolto emotivo e un rapporto positivo e naturale con le emozioni.

I benefici della partecipazione del papà

La partecipazione dei padri fin dai primi istanti di vita del bambino (anche in gravidanza) è collegata a:

  • Minori problemi comportamentali in adolescenza
  • Miglior successo scolastico
  • Minori comportamenti violenti e antisociali

È quindi importante promuovere la paternità attiva nell’ottica della condivisione della cura. Oggi ci troviamo di fronte alla capacità dei padri di sapersi prendere cura con sensibilità ed empatia del proprio bambino. La partecipazione del padre alla vita del figlio permetterà la separazione materna e alla creazione dell’identità e della individualità del figlio.