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Che aspetto hanno le emozioni

Che aspetto hanno le emozioni

“Le emozioni inespresse non moriranno mai. Sono sepolte vive e usciranno più avanti in un modo peggiore.” (SIGMUND FREUD)

Così il padre della psicoanalisi descrive le emozioni, quel vortice implacabile, di stampo indefinito e di natura affascinante che abita la parte più nascosta di noi ma che, per qualche motivo, si tenta a tutti i costi di definire.

L’uomo è abituato alla certezza e quando questa viene a mancare, quando la terra sotto i piedi trema e cresce la dimensione dell’inconscio, egli non ha più potere su sé stesso e, consapevole di doversi arrendere ad un fiume tanto impetuoso qual è quello delle emozioni, inizia ad allontanarle fino a demonizzarle.

Un po’ come capita quando, banalmente, ci si reca ad un ristorante per una cena e, poco prima che il cameriere si avvicini al nostro tavolo, si apre il menu con un elenco infinito di pietanze da ordinare. Per qualche motivo, per quanto si è tentati ad azzardare una scelta insolita, alla fine si opterà per il solito. Questo accade perché il nostro cervello è poco allenato ad accogliere la novità e quando capita l’occasione di lanciarsi in un’esperienza totalmente sconosciuta, di qualsiasi entità essa sia, si fa un passo indietro.

LE EMOZIONI

Nonostante le emozioni pervadano l’uomo da sempre, di esse si è cominciato a farne oggetto di studio solamente in epoche recenti, quando Darwin ne parlò come punto focale nella sua teoria evoluzionistica spiegando la loro importanza dal punto di vista del pericolo e dell’adattamento.

Esistono due tipologie di emozioni:

  • primarie: rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa, disprezzo, disgusto;
  • secondarie: risultanti da un mix di emozioni primarie e di esperienze. Ne sono un esempio la gelosia, la vergogna e l’allegria.

Si definisce “emozione” una reazione organica in risposta ad uno stimolo esterno. Ciò significa che, diversamente dall’immaginario comune, la cognizione e l’emotività sono imprescindibili. A livello fisiologico, le emozioni hanno luogo nel sistema limbico, una parte del cervello atta al controllo emotivo e denominata, proprio per questo, “cervello emotivo”.

Il cervello emotivo è costituito da varie interconnessioni cerebrali che si occupano di gestire la parte emozionale cerebrale:

  • l’ippocampo: è la cosiddetta “memoria emotiva” poiché consente, attraverso un’attività di tipo sensoriale, come un odore o un sapore, di ricollegarci alla determinata sensazione emotiva che l’ha causata;
  • l’amigdala: è il fulcro delle emozioni, il centro che le gestisce;
  • l’ipotalamo: riceve impulsi dall’amigdala e dall’ippocampo trasferendoli al talamo;
  • il fornice: un fascio di fibre nervose che connette l’ippocampo alle altre regioni encefaliche.

Quando si parla di emozioni, è opportuno ricordare che oltre ad essere connesse al sistema nervoso centrale sono connesse anche al sistema nervoso autonomo, quella parte del cervello in stretta connessione con il nostro corpo. Per questo, quando si è spaventati, ansiosi o impauriti è inevitabile che tutto questo abbia una ripercussione fisiologica.

Attenzione a non confondere le emozioni con i sentimenti: spesso si tende ad usare un termine in alternativa all’altro ma i due concetti sono completamente diversi.

Le emozioni hanno origine dal sistema limbico, sono innate e generano spesso un’attivazione psicofisiologica. Si tratta, inoltre di stati brevi e passeggeri che tendono a sfumare in breve tempo. I sentimenti, invece, sono generati dal lobo frontale, una parte del cervello posta in sede frontale appunto, e hanno una base razionale poiché scaturiscono dalla valutazione di un evento della nostra vita. Proprio per questo non sono stati transitori ma persistenti , in grado di “rientrare” solamente dopo aver compreso l’evento che li ha scatenati.


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IMPARARE AD ASCOLTARSI

Quando si vive un evento nuovo, caratterizzato da un’intensità particolarmente importante, è facile incappare nella paura di non saperlo gestire. E non è nemmeno detto che a scatenare un’emozione sia una circostanza eclatante. Potrebbe essere una minuscola condizione che, nel momento in cui si lascia irrisolta, porta in superficie tutto quello che era sul fondo.

Spesso si crede che le emozioni accantonate rimangano lì. In silenzio. Senza dare fastidio.

Ed invece, nei momenti più inattesi, quando ci si lascia trasportare dalla corrente, riemergono situazioni che si credeva di aver messo in modalità “stand by”. Per nostra fortuna le emozioni, oltre ad essere un campanello d’allarme, sono anche la più grande forma di sopravvivenza latente di cui l’uomo possa disporre. Più si accantonano e più ritornano, per ricordarci che siamo vivi solo quando la corrente emotiva scorre. Fin quando la ragione cede il passo all’emozione.