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Quanto è importante giocare?

Quanto è importante giocare?

Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé. (Pablo Neruda)

La parola “gioco”, secondo il dizionario Treccani, significa: «Qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino, singolarmente o in gruppo, bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive».

L’etimologia, dal latino iocus=scherzo, burla, gioco, ci potrebbe ingannare. Forse per questo motivo la sua importanza è sempre stata sottovalutata.

L’importanza del gioco per il bambino

È risaputo che tutti i mammiferi cuccioli dell’universo hanno bisogno di giocare: attraverso il gioco essi sperimentano l’adattamento al mondo circostante, attivano la curiosità e imparano a crescere.

L’uomo è la specie animale che gioca per più tempo e questo sembra essere sinonimo di evoluzione. Giocando in un ambiente sicuro e protetto, il bambino:

  • impara a conoscere se stesso e gli altri,
  • contatta il suo mondo interno e le sue emozioni,
  • prende consapevolezza dell’ambiente esterno e delle relazioni.

Giocando struttura il suo modo di vivere, costruendo piano piano la sua identità. Per questo motivo il gioco è essenziale per il bambino. I bambini giocano, giocano sempre, giocano per imparare, per creare, per immaginare, giocano per evadere, per esprimersi, per crescere.

Quante volte abbiamo visto un piccolo umano completamente immerso in quel suo mondo fantastico, senza distrazioni, senza considerare minimamente ciò che gli diciamo?

In quegli attimi magici, infatti, oltre a stare bene, egli acquisisce competenze cognitive, come la creatività, l’attenzione, la memoria, la logica, il ragionamento. Il bambino, giocando con gli altri, sviluppa capacità relazionali come la socializzazione, la condivisione, il lavoro di squadra e acquisisce competenze etiche come il rispetto degli altri e delle regole.

Mentre gioca è concentrato, crede in quello che fa, ci mette tutto l’impegno del mondo. Quando un bambino gioca è nel qui e ora, senza spazio né tempo, è dentro quel gioco, plasmato con esso, come fossero una cosa sola.


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Giocare a scuola

Anche a scuola è fondamentale attuare il più possibile attività ludiche, utilizzando i diversi canali espressivi, sia per facilitare gli apprendimenti, sia per permettere al bambino di credere nelle proprie potenzialità e di farle emergere.

Anche i grandi, ogni tanto, avrebbero bisogno di giocare perché, come diceva il grande filosofo e scrittore cinese Lao Tzu, «Il gioco è la medicina più grande». Stare con i piccoli aiuta i grandi a tornare bambini e i bambini a diventare grandi.

Ma quanto si gioca a scuola?

Non sempre la complessa richiesta didattica offre tempi adeguati per giocare e l’attività ludica è considerata a volte una perdita di tempo: il gioco diviene così ingiustamente posizionato agli antipodi delle “cose serie”. Eppure esso, pur nella sua valenza di riposo e rilassamento, è una modalità fondamentale per lo sviluppo dell’individuo, per l’apprendimento, lo scambio e la comunicazione con il mondo.

Che fosse così era già noto nell’antichità. Eraclito, Platone e Aristotele, famosi filosofi greci, consideravano il gioco un importantissimo strumento di conoscenza e di crescita. Platone, in particolar modo, attribuiva a esso un valore sacro. In una delle sue celebri frasi diceva: «Si può scoprire di più di una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione».