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L’azione didattico-educativa per gli alunni disabili: il profilo dinamico dello sviluppo individuale

L’azione didattico-educativa per gli alunni disabili: il profilo dinamico dello sviluppo individuale

Nonostante le teoriche enunciazioni di principi morali e sociali e la buona volontà degli insegnanti per la risoluzione di numerosi problemi educativi legati alle condizioni di disabilità degli alunni, la scuola è stata per molto tempo costellata di interventi non sempre positivi a livello di integrazione ed inclusione in cui, a parte le buone pratiche realizzate in alcune realtà scolastiche, hanno continuato a prevalere, in molti casi:

  • i meccanismi di rifiuto e di emarginazione più di quelli di accettazione;
  • gli interventi farmacologici prettamente medicalizzati.

In realtà si è pensato che la scuola si potesse aprire al semplice inserimento scolastico dei “diversi” grazie ad alcuni interventi legislativi o cure mediche, che potessero essere aiutare o indurre gli insegnanti ad assumere strumenti adeguati, per rispondere all’istanza di una effettiva integrazione e inclusione in ambito sociale.


L’integrazione degli alunni con disabilità nel contesto scolastico è al centro di numerosi corsi online disponibili sulla piattaforma IGEA CPS, rivolti sia a professionisti che a non esperti del settore.


Bisogni educativi e fragilità degli alunni disabili

Le iniziative di formazione degli insegnanti, basate su seminari, convegni, corsi di qualificazione e aggiornamento, spesso, non hanno approfondito le loro esigenze effettive, che riguardano problemi reali della scuola, in cui si presentano una serie di problemi da affrontare nei seguenti settori di esperienze degli alunni disabili, che presentano una serie fragilità riguardanti:

  1. L’insufficienza mentale e le minorazioni sensoriali e motorie, che compromettono, in misura diversa, i processi di adattamento all’ambiente fisico e sociale.
  2. La fragilità emotivo – affettiva e la scarsa conoscenza del sé, condizioni di vita che influiscono negativamente sull’attivazione e gestione dei rapporti interpersonali (disadattamento sociale) e che richiedono, pertanto,  interventi terapeutici ed educativi mirati.
  3. L’esperienza motoria limitata, collegabile con i due aspetti sopra indicati e aggravata da uno stile di vita sedentario.
  4. La comunicazione inefficace, in cui si riscontrano situazioni di alterazione del linguaggio verbale e dei linguaggi non verbali.

A tal fine, considerato che le forme di disabilità richiedono conoscenze diverse e specifiche da parte degli insegnanti nei settori sopra indicati, è necessario superare le vuote formulazioni verbali o gli interventi episodici, a volte poco produttivi e contradditori e pensare, dunque, ad interventi progettuali, che prevedano una formazione mirata di figure professionali esperte. Una formazione centrata sugli aspetti scientifici, psicologici, pedagogici e didattici che possa avere una conseguente ricaduta in esperienze innovative, orientate, principalmente, su criteri metodologici stimolanti ed efficaci, come quelli collaudati dell’attività laboratoriale e della ricerca-azione.

L’importanza di un intervento sinergico

A tal fine l’attività didattico-educativa può essere supportata (in sintonia operativa) da soggetti diversi tra loro, da esperti di neuropsichiatria, di psico-motricità (anche nelle varie forme ludico-sportive), di musicoterapia, da logopedisti, da docenti universitari, ma anche da interventi di agenzie formative operanti sul territorio.

Una progettualità integrata e organica, così strutturata, col coinvolgimento diretto dei soggetti istituzionali e non (Scuola, Regione, Comune, Provincia, USL, Servizi Locali per l’Infanzia, Agenzie educative extrascolastiche, Associazioni culturali, sportive, artistiche, ecc.), può essere realizzata attraverso incontri periodici (settimanali o quindicinali), in cui siano definite:

  • le attività da sperimentare all’interno della scuola
  • le strategie e le modalità d’intervento da utilizzare
  • le verifiche, sul campo, delle ipotesi di lavoro programmate (Unità di Apprendimento in situazione reale) e dei risultati, man mano, conseguiti e la loro corrispondenza con gli esiti attesi.

Il profilo dello sviluppo dinamico

Sulla base delle indicazioni sopra esposte, si potrebbe partire da un esame delle caratteristiche specifiche degli alunni disabili, mediante una diagnosi della loro condizione personale.  

L’osservazione sistematica del loro comportamento si potrebbe realizzare, attraverso la predisposizione di appositi Profili Dinamici dell’evoluzione individuale di ogni alunno, che possa offrire un quadro preciso sul suo grado di competenza, in rapporto con le richieste della realtà circostante e col grado di adattamento compromesso da una situazione di disabilità.

Il quadro di adattamento individuale, qui proposto, può riguardare l’esame delle seguenti conoscenze, abilità e competenze:

  1. Coordinazione percettivo-motoria: motricità, pregrafismo, capacità coordinative;
  2. Discriminazione senso-percettiva: tattile, uditiva, visiva, olfattiva, gustativa;
  3. Rappresentazione mentale del movimento: schema corporeo, orientamento spazio-temporale, combinazione dei movimenti (intesa come passaggio dalla percezione ai concetti);
  4. Automatismi: azioni legate all’organizzazione della vita quotidiana (vestirsi, curare l’igiene) e alla capacità di organizzare il movimento;
  5. Strutturazione dell’Io, inteso come capacità di riconoscimento di se stesso, come modo di essere al mondo e come base di sviluppo di competenze per la vita (life skills), in cui si realizza il passaggio dalla dimensione individuale a quella di gruppo;
  6. Organizzazione autonoma della creatività, del lavoro, della soluzione dei problemi;
  7. Espressione: gioco, espressione figurativa, espressione mimica e gestualità;
  8. Linguaggio: competenza ed esecuzione linguistica.

La scheda che si propone, pertanto, costituisce uno schema di lavoro, con l’indicazione di alcuni esempi.