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Tappe e difficoltà nello sviluppo del linguaggio

Tappe e difficoltà nello sviluppo del linguaggio

Il linguaggio è la “funzione mentale superiore che contraddistingue l’uomo dalle altre specie animali” attraverso cui è possibile comunicare specifici significati secondo regole grammaticali, semantiche e strutturali.

Le tappe dello sviluppo del linguaggio

Fino ai 2 mesi di vita le comunicazioni non sono intenzionali, troviamo il pianto o il sorriso endogeno. Successivamente, troviamo il sorriso sociale, che viene utilizzato dal bambino verso familiari e persone conosciute.

Dai 6 mesi appare la lallazione canonica (ma-ma, pa-pa) e dopo gli 8 mesi compare l’attenzione condivisa, che il bambino rivolge ai genitori/oggetti in alternanza per far capire il suo interesse + gesti deittici (indicare le cose).

A differenza del gesto referenziale, dai 10-12 mesi il bambino batte le mani, saluta, ecc., azione che non cambia a seconda del contesto. Inoltre, comincia la lallazione variata (maggiormente articolata) e i primi passi permettono al bambino di allontanarsi dalla mamma, così da evidenziare una prima autonomia finalizzata alla fase di individuazione-separazione.

Successivamente, intorno ai 12 mesi il bambino utilizza “proto-parole o onomatopee” ed impara a pronunciare parole standard riferite a famiglia, cibo, abitudini. Dai 18 mesi, il bambino capisce che il linguaggio è arbitrario (ogni oggetto ha un nome specifico) e verso il 2° anno d’età vi è quella che viene comunemente definita “esplosione del vocabolario”.

Verso i 2/3 anni le frasi saranno ancora imperfette, ma con il passare del tempo diventeranno complete anche grammaticalmente.


Il seminario gratuito online Come favorire lo sviluppo del linguaggio nei primi 3 anni di vita del bambino analizza del tappe dello sviluppo linguistico, fornendo suggerimenti su cosa fare, cosa non fare e a cosa prestare attenzione.


Difficoltà durante lo sviluppo

Le prime problematiche possono riscontrarsi già all’età dei 2-3 anni, quando il bambino non pronuncia bene, non ricorda nomi-numeri, non sa contare nel modo corretto.

In questi casi è opportuno fare attenzione alle capacità di individuare-scrivere le lettere ed il suono corrispondente, sillabare, individuare fonemi (3-5 anni).

Dai 6 ai 10 anni, se le difficoltà persistono, troveremo errori nello spelling, lettura lenta ed imprecisa e anche utilizzo di dati matematici utilizzati senza capirne il giusto valore.

Successivamente, nel periodo adolescenziale, le difficoltà continueranno a manifestarsi e anche da adulti può permanere il senso di distacco dalla lettura anche solo per svago, la difficoltà nel calcolo matematico, errori ortografici frequenti, limitata comprensione di testi.

Disturbi del linguaggio

Come già precedentemente affermato, il linguaggio è una delle funzioni essenziali dell’essere umano perché permette di comunicare attraverso produzione e comprensione di espressioni simboliche. È una funzione essenziale sia per la vita sociale che intellettuale.

Un danno cerebrale all’emisfero sinistro (area collegata al linguaggio) può causare, però, la perdita o l’alterazione della funzione del linguaggio. Queste difficoltà sono comunemente chiamate “afasie” e si distinguono in:

  • Disturbi di Produzione = incapacità di tradurre un’intenzione comunicativa in un messaggio verbale
  • Disturbi di Comunicazione = incapacità di elaborare il senso dell’informazione ricevuta

Inoltre, si può distinguere tra afasia fluente e non fluente. Nell’afasia fluente il soggetto parla ma in modo incomprensibile, alterando significato di parole e frasi, inventando parole, uso di parole in modo errato e logorroea. Nell’afasia non fluente avremo, invece, un ridotto flusso di parole-quantitativo basso con lunghe pause, frasi brevi con struttura sintattica semplice (in aggiunta anche a deficit dell’articolazione) ma anche casi gravi con totale soppressione del linguaggio.

Individui afasici presentano spesso disturbi nella scrittura, lettura (alessìa, cioè non comprensione di quanto letto) e acalculìa (ridotte capacità in ambito numerico).

Possiamo riconoscere dunque 3 grandi macro-aree del disturbi del linguaggio:

  • disturbi misti (agnosia uditiva verbale e disordine fonologico-sintattico)
  • disturbi espressivi (disprassia verbale e deficit di programmazione fonologica)
  • distrubi nei processi linguistici integrativi (deficit lessicale-sintattico e semantico-pragmatico)

La classificazione di tali disturbi nasce dal contributo di due discipline fondamentali:

  • la psicolinguistica, che pone maggiore attenzione alla funzione linguistica e alla differenza tra produzione e comprensione,
  • la neuropsicologia, che si focalizza sul sottoinsieme fonologico, sintattico, lessicale e pragmatico.

L’importanza dell’intervento

Vogliamo concludere sottolineando il fatto che stiamo parlando di “disturbi del neurosviluppo”, che si manifestano attraverso un ritardo in uno o più ambiti dello sviluppo del linguaggio infantile senza che vi siano però problemi di tipo cognitivo, motorio, sensoriale, affettivo o socio-ambientale. Numerose ricerche documentano l’efficacia dell’intervento precoce per ridurre le difficoltà in lettura e scrittura, campanelli d’allarme per l’identificazione dei DSA.

Imparare a parlare non è sempre semplice ed automatico, è un processo d’ apprendimento graduale dove alcuni bambini hanno bisogno di un maggiore sostegno da parte di professionisti specializzati per riuscire a sviluppare tutte le competenze necessarie per affrontare l’articolato mondo della parola.