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Utilità pratica del sapere e andragogia: la formazione dell’adulto (Parte 1)

Utilità pratica del sapere e andragogia: la formazione dell’adulto (Parte 1)

Se è possibile, come lo è, che l’uomo adulto sappia senza dover necessariamente fare, è altrettanto vero che per fare occorre sapere. E se non sa, ha tempo e modo per imparare.

Una distinzione: “fare” è un verbo generico, ha parecchi significati ed è sufficiente consultare un vocabolario per conoscerli. Qui interessa l’accezione di “fare formazione” per la costruzione di competenze professionali, ossia adoperarsi per mettere in pratica la conoscenza.

È chiaro, dunque, che si stia parlando di soggetto adulto, nella sua accezione etimologica di “cresciuto” fisicamente e psichicamente, dunque capace di apprendere.

A tal proposito, si pensi ai corsi per corrispondenza degli anni ‘50 e si ricordi la trasmissione televisiva del Maestro Alberto Manzi volta ad insegnare agli adulti analfabeti a leggere e scrivere, affinché uscissero dalla costrizione dell’ignoranza. Ed anche alle varie Università della Terza Età presso cui c’è l’apprendimento dei saperi come pure quelli del fare.

Fonti di acquisizione delle competenze

Più di una possibilità, qui di seguito alcune, magari inizialmente teorizzate per l’insegnamento ai bambini ma significativamente riferite, dalle moderne concettualizzazione, alla Formazione dell’Adulto, utilizzando definizioni sostitutive, o integrative quali Formatore, Facilitatore, Docente, Discente, Tutor ecc.

Le modalità presentate hanno la caratteristica di ribaltare il concetto di formazione verticale (il discente è subordinato alle scelte del docente) in quella orizzontale (il discente adulto è parte attiva).

Molti studiosi, filosofi, pedagogisti, psicologi di tutte le formazioni teoriche e cliniche, si sono interessati dell’argomento proponendo le loro concettualizzazioni ad esempio John Dewey, Edward Thorndike, Lideman, solo per citarne tre.

In Italia, Duccio Demetrio (fisolofo e pedagogista) ha il merito d’aver introdotto il concetto relativo all’apprendimento degli adulti.

La prima teoria è maggiormente descritta rispetto alle altre a seguire non tanto per i contenuti, che sono ampiamente rintracciabili sui motori di ricerca, quanto per motivi di ordine speculativo offerti da un oggettivo sapere psicologico.

Per approfondire: Corso Online: La Scienza del Cervello – Memoria e Apprendimento

Andragogia: la formazione dell’adulto

Il termine “andragogia” si riferisce alla Formazione dell’Uomo Adulto, dal greco andros (uomo) e ago (condurre) e dal latino adultus (cresciuto). È una delle più conosciute teorie per la formazione-istruzione degli Adulti, ed è forse quella maggiormente utilizzata, tanto che ad essa possono essere collegate altre modalità di formazione.

In quanto metodo di formazione, occorre precisare che le caratteristiche precipue e la metodologia si differenziano dalla trasmissione di cultura (colere, coltivare), che invece ha un più intimo senso di riferimento alle cognizioni intellettuali più alte.

Esso è, infatti, un sistema progettato per esigenze di acquisizione di competenze pratiche o di aggiornamento professionale.

Negli anni ’80 del 1900, Malcolm Knowles (educatore americano), considerato dai più il padre moderno della Andragogia, ripropone questo modello antico quanto l’uomo, con una nuova veste concettuale, forse rifacendosi agli antichi pensatori quali Socrate, Aristotele ed altri, o forse perché un po’ critico sulla scientificità riconosciuta alla pedagogia, con la quale instaura una posizione a volte “collaborativa”, obtorto collo. Oltretutto, in qualsiasi forma la si voglia intendere, la pedagogia non esula mai dall’insegnamento verticale anche se le moderne ermeneutiche non possono non considerare le teorie dello sviluppo cognitivo di Piaget, Vygotskij, Bruner ed altri.

Nello specifico della sua teoria, Knowles indica 6 fasi e 8 caratteristiche allo scopo di dare una struttura metodologica.

Le fasi applicative del sistema sono rintracciabili in qualsiasi motore di ricerca; comunque, per completezza sono qui riportate quelle tratte dalle indicazioni della Scuola Italiana Formatori: “Modalità di apprendimento: i 14 punti dell’andragogia: i 6 Principi e le 8 fasi

I 6 principi dell’andragogia

Per ogni descrizione del principio-base sarà inserita una (benevola) soggettiva osservazione, espressione di concetti psicologici.

1. “è fondamentale che gli adulti abbiano la consapevolezza del perché è importante l’apprendimento di nuove competenze, abilità, conoscenze: consapevolezza che il Formatore dovrà aiutare a far nascere nei discenti”

Osservazione: gli adulti, se non obbligati da qualcuno o da qualcosa, normalmente hanno consapevolezza delle loro azioni (proprio perché adulti consapevoli) ma, anche se non l’avessero, l’importanza di apprendere nuove competenze – ossia del fondamentale bisogno di cambiamento – appartiene al sistema valoriale di ognuno.

2. “è fondamentale che il Formatore rispetti il concetto di sé del discente, stimolandone l’indipendenza”

Osservazione: il concetto di Sé è un fatto intimo di grande fatica emotiva e non esiste in termini concettuali la possibilità che qualcuno (il formatore, in questo caso), possa “stimolarlo” se non in maniera confusiva ed anche rischiosa.

3. “è fondamentale che il Formatore si concentri sull’approccio esperienziale e sull’individualizzazione delle strategie di insegnamento e di apprendimento”

Osservazione: espressione tautologica per dire che il Formatore deve fare il suo mestiere al meglio con quanto a sua volta avrà appreso in materia di “individualizzazione delle strategie” e comunque le strategie dovrebbero essere quelle insite nella teorizzazione, altrimenti è improvvisazione.

4. “è fondamentale che attraverso la Formazione degli adulti vengano sviluppate competenze e abilità utili sia nell’ambito professionale, sia in quello quotidiano”

osservazione: è una forzatura pensare che il Formatore possa interferire con la vita quotidiana dell’adulto, il quale – se proprio carente di competenze e abilità in tal senso – provvederà a chiedersi quali siano le “competenze e abilità” fondamentali per la sua vita quotidiana e in che modo il Formatore potrà essergli d’aiuto senza sconfinare in ambiti non suoi.

5. “è fondamentale, durante il percorso formativo, applicare immediatamente le nuove competenze in un contesto realistico”

Osservazione: dal dire al fare senza alcun tempo di sedimentazione, perché “immediatamente” (avverbio, “subito, all’istante”) non prevede dilazioni di tempo che invece quelle sì che sono fondamentali, a meno che “realistico” non contenga in sé il tempo di passaggio al “reale”.

6. “è fondamentale, durante il percorso formativo, stimolare costantemente la motivazione negli adulti ed evitare quindi qualsiasi elemento demotivante”

Osservazione: non c’è motivazione al fare che non preveda la demotivazione, la quale non può essere evitata per definizione, e tra l’altro poco si può per “evitare” gli elementi estrinseci o intristircisi disturbanti; le cose accadano e “stimolare costantemente” qualcuno è un esercizio presuntuoso.

Al contrario di queste descrizioni, la seguente è fatta per titoli.

Tratta da: “Quando l’adulto impara. Andragogia e sviluppo della persona” Malcolm Knowles, Franco Angeli Editore, 1996.

  • Bisogno di conoscere
  • Concetto di Sé nel discente
  • Ruolo dell’esperienza del discente
  • Disponibilità ad apprendere
  • Orientamento verso l’apprendimento
  • Motivazione

Le fasi dell’andragogia

Trovare il loro elenco è facile, pertanto non si riporta la descrizione perché, oltre ritenere che sarebbe una mera trascrizione, si suppone che rifletta la stessa matrice concettuale, non sempre appropriata, applicata ai principi e che, dunque, potrebbe comportare osservazioni simili, perché basate su altre categorie interpretative.

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