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LGBTQ+ e salute mentale: Combattere la discriminazione per promuovere il benessere

LGBTQ+ e salute mentale: Combattere la discriminazione per promuovere il benessere

La salute mentale è un aspetto fondamentale del benessere di ogni individuo, ma per le persone LGBTQ+ può essere influenzata da sfide e discriminazioni specifiche legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. È importante comprendere e affrontare queste sfide al fine di garantire un supporto adeguato per la comunità LGBTQ+.

Sfide legate alla discriminazione

Secondo un’indagine condotta da Istat e UNAR nel 2020-2021, tra le persone occupate o ex-occupate che dichiarano un orientamento omosessuale o bisessuale, il 26% ha riportato che il proprio orientamento ha rappresentato uno svantaggio in almeno uno dei tre ambiti lavorativi considerati: carriera e crescita professionale, riconoscimento e apprezzamento, reddito e retribuzione.

Inoltre, circa sei persone su dieci hanno sperimentato almeno una micro-aggressione nel loro attuale o ultimo lavoro svolto. Le micro-aggressioni sono brevi interscambi ripetuti che inviano messaggi denigratori verso persone LGBTQ+, come l’utilizzo di termini dispregiativi o insultanti basati sull’orientamento sessuale. Circa una persona su cinque ha vissuto almeno un evento di clima ostile nel proprio ambiente di lavoro, e il 34,5% dei dipendenti o ex-dipendenti LGBTQ+ ha subito almeno un evento di discriminazione durante il proprio lavoro.

Nell’ambito dell’istruzione, quasi la metà delle persone omosessuali o bisessuali ha dichiarato di aver subito almeno un evento di discriminazione a scuola o all’università. E la discriminazione non si limita al lavoro e all’istruzione. Nel contesto di altre aree di vita, come la ricerca di una casa, i rapporti di vicinato, l’accesso ai servizi socio-sanitari, gli uffici pubblici, i mezzi di trasporto e i locali pubblici, il 38,2% delle persone in unione civile o già unite ha subito almeno un episodio di discriminazione per motivi legati al proprio orientamento sessuale.

Questi dati allarmano sulla presenza diffusa di discriminazione e sfide che le persone LGBTQ+ devono affrontare quotidianamente. L’effetto di tale discriminazione sulla salute mentale è significativo, poiché oltre il 68,2% ha dichiarato di evitare di mostrare affetto in pubblico con un partner dello stesso sesso per paura di aggressioni, minacce o molestie, mentre il 52,7% evita di esprimere apertamente il proprio orientamento sessuale per le stesse ragioni.

Promuovere il benessere nella comunità LGBTQ+

Le persone LGBTQ+ possono affrontare disparità anche nell’accesso ai servizi di salute mentale. La mancanza di professionisti sanitari culturalmente competenti nei confronti delle questioni LGBTQ+ possono creare barriere all’assistenza adeguata.

D’altra parte, studi condotti negli ultimi anni hanno rilevato che le persone LGBTQ+ sperimentano tassi più elevati di tentativi di suicidio e pensieri suicidi legati alla loro identità di genere e orientamento sessuale, soprattutto tra i giovani. Questa maggior prevalenza di ideazione suicidaria e di problemi di salute mentale tra gli adolescenti LGBTQ+ rispetto ai loro coetanei eterosessuali può essere attribuita a uno stress maggiore, noto come “stress da minoranza”.

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Cos’è lo stress da minoranza?

Lo “stress da minoranza” si riferisce a uno specifico tipo di stress psicologico e sociale sperimentato da individui che fanno parte di una minoranza o di gruppi marginalizzati all’interno di una determinata società. Come dimostrato, ad esempio, da Claude Steele nel suo libro “Whistling Vivaldi: How Stereotypes Affect Us and What We Can Do” (2010), le minoranze sono soggette a fattori di stress come la discriminazione e la minaccia dello stereotipo, che possono influenzare le loro performance e l’identità di gruppo.

Allo stesso modo, anche la psicologa sociale Cheryl Kaiser ha evidenziato gli effetti dello stigma e della marginalizzazione sulle relazioni sociali e sulle percezioni di sé delle persone appartenenti a tali gruppi, e la psicologa Brenda Major, attraverso la sua ricerca sulla “teoria del minor self“, ha indagato come le esperienze di discriminazione possano influenzare la valutazione di sé e la salute psicologica delle persone di gruppi minoritari.

Il bullismo omofobico è un’ulteriore sfida che la comunità LGBTQ+ deve affrontare, e può assumere diverse forme: il bullismo fisico, che si manifesta tramite aggressioni e atti di violenza, il bullismo emotivo, che si manifesta attraverso insulti, linguaggio offensivo e diffamatorio, il cyberbullismo, che coinvolge l’invio di messaggi o post offensivi su piattaforme online come Facebook e Twitter, e il bullismo sessuale, che coinvolge gesti osceni e pesanti.

Combattere la discriminazione, promuovere l’uguaglianza e fornire risorse specifiche per la salute mentale sono elementi cruciali per supportare la comunità LGBTQ+ nel raggiungere il benessere mentale. È importante sensibilizzare e educare le persone su queste questioni, lavorando insieme per creare una società più inclusiva, rispettosa e consapevole delle esigenze di tutti i suoi membri, indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

Per approfondire: CORSO ONLINE: Bullismo e Cyberbullismo – Quando la violenza incontra l’omofobia