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Isolamento e disagio relazionale: Le nuove prospettive dell’educazione socio-emotiva

Isolamento e disagio relazionale: Le nuove prospettive dell’educazione socio-emotiva

L’esigenza di approfondire un elemento fondante dell’azione educativa come quello dell’educazione socio-emotiva è fondamentale soprattutto nella società attuale, che molto spesso offre, invece, come orizzonte di riferimento valoriale la dimensione individualistica della vita umana, nelle sue forme produttivistiche, utilitaristiche, edonistiche ed estetizzanti, senza curare, valorizzare, raccomandare e assicurare un reale impegno sul piano etico e sociale.

Questo quadro si presenta ancora più grave se si considera che l’esperienza dell’emergenza sanitaria ha modificato cambiamenti di vita radicali della popolazione in generale e, in particolare, in quella di bambini e adolescenti. Queste categorie hanno subito un vero sgambetto sociale, in cui i meccanismi di difesa dalle altre persone (intese come minaccia) e l’egoismo imperante (difesa della propria pelle) ad essi collegato hanno impoverito la partecipazione alla vita e al destino delle altre persone.

L’inaridimento delle emozioni si configura, oggi, come una vera e propria “ritirata emotiva” e, in molti casi, ha creato intorno ai bambini e ai ragazzi un deserto di solitudine e tristezza. Rendendo, così, sempre più evidente un senso di isolamento, di dilagante egocentrismo e di autismo socio-emotivo, aggravato, spesso, da manifestazioni di aggressività incontrollata verso se stessi e verso gli altri.

In definitiva, appare chiaro quali siano, oggi, le fragilità, le difficoltà e le lacune che i ragazzi mostrano nella loro vita quotidiana: incompetenze relazionali, ansia, difficoltà nell’attenzione e nella riflessione, impulso a trasgredire, fuga dalla realtà, ecc. (Mariani ed al., 2003).

Il perché dell’educazione socio-emotiva

Le teorie pedagogiche più accreditate e lo sviluppo delle neuroscienze sostengono che qualsiasi azione educativa non può essere centrata solo sulla competenza cognitiva del sistema cerebrale, il quale, attraverso la caratteristica scientificamente accertata della sua plasticità, agisce in una continua connessione con la componente emotivo-affettiva (Damasio).

Essa rappresenta, infatti, l’elemento fondante dell’esistenza di ogni persona e ne determina l’organizzazione dei suoi comportamenti e le sue relazioni con gli altri.

Dalle numerose ricerche psicologiche, inoltre, emergono dati precisi che dimostrano come l’educazione socio-emotiva abbia un significativo impatto sia sulla stabilità emotiva che sul rendimento scolastico (Zins, 2004). Infatti, è stato dimostrato che, soprattutto in età evolutiva, lo sviluppo del cervello risulta compromesso dall’esposizione prolungata ad ambienti deprivati socialmente ed emotivamente.

Sulla base di tale premessa, emergono in tutta la loro evidenza le implicazioni emotive sullo sviluppo del bambino e sulla necessità, quindi, che l’istituzione scolastica, attraverso i suoi insegnanti, non possa limitare la sua azione didattico-educativa al semplice “travaso” dei saperi. Il suo intervento deve essere indirizzato a prendersi cura della realtà esistenziale dei suoi allievi, attraverso una forma di rapporto docente/discente basato sull’ascolto attivo e la comunicazione efficace.


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L’intervento della scuola

In questo scenario è chiamata in causa la scuola che, necessariamente, deve affrontare una nuova sfida educativa, orientata una un’operazione di alfabetizzazione o rialfabetizzazione delle competenze socio-affettive dei suoi alunni.

In una prospettiva educativa così indirizzata, è necessario che gli alunni siano educati ad acquisire il senso della comunità, della partecipazione, basata su valori e principi intenzionalmente condivisi e concepita, soprattutto, come bisogno di appartenenza, nella consapevolezza che ciascuno di noi ha bisogno dell’altro.

Non si tratta di un’impresa facile ma, in una società complessa come quella attuale, l’unica scelta possibile, come afferma Edgard Morin, è quella di coltivare “la saggezza del vivere insieme”. Il che comporta l’indispensabile urgenza di trasformare, attraverso un’azione educativa mirata, la specie umana in vera umanità, che aspiri non solo a un progresso, ma anche alla sopravvivenza dell’umanità stessa.

Una vera democrazia, in una società umanizzata e umanizzante, non può essere ridotta, dunque, a un insieme di regole procedurali, volte a comporre gli interessi e a garantire i diritti dei singoli, ma deve assumere i caratteri di un progetto etico ad ampio respiro, nel quale ogni individuo, promuovendo le personali energie mentali e culturali, si apra ad una condizione di apertura umana e responsabile nei confronti degli altri (solidarietà e cooperazione, sviluppo della cittadinanza attiva).

Progetti scolastici di educazione socio-emotiva

Nel campo dell’educazione socio-emotiva sono stati realizzati molti progetti scolastici, alcuni dei quali prendono spunto dai programmi SEL (Social Emotional Learning) introdotti negli USA nel 1994. Tali programmi propongono utili strumenti di riferimento per i giovani, necessari ad affrontare la scuola, il lavoro, le relazioni interpersonali e, più in generale, il loro progetto di vita.

Il Programma SEL propone un tipo di attività in cui bambini e adulti (insieme) sviluppano competenze fondamentali nel favorire un buon rendimento scolastico e un positivo inserimento nel contesto scolastico.

I pilastri dell’apprendimento socio-emotivo proposto da SEL riguardano:

  • l’autoconsapevolezza (la consapevolezza emotiva, che consente di identificare e riconoscere le emozioni);
  • l’autoregolazione emotiva (la capacità di regolare e controllare le proprie emozioni);
  • la capacità di prendere decisioni responsabili (capacità di fare scelte costruttive e rispettose sul comportamento personale e sulle interazioni sociali);
  • le abilità relazionali ( comunicare, cooperare, negoziare, prestare e chiedere aiuto);
  • la consapevolezza sociale (ovvero l’empatia, il rispetto per gli altri e valorizzazione delle diversità.

Secondo le linee di indirizzo indicate dal SEL, le competenze emotive possono essere esercitate e apprese a scuola, durante tutto il percorso scolastico.

I benefici del Social Emotional Learning: il progetto Move This World

Il decimo numero del 2019 della pubblicazione del Blue Dot del MGIEP (MAHATMA GANDHI INSTITUTE OF EDUCATION FOR PEACE AND SUSTAINABLE DEVELOPMENT) esalta proprio l’importanza di questa forma di educazione socio-emotiva. Sostiene, infatti che l’apprendimento è “qualcosa di relazionale”, che si potenzia con l’empatia, senza la quale l’area disciplinare isolata non produce gli effetti desiderati.

A titolo di esempio, si potrebbe citare il Progetto Move This World, ideato e realizzato da Sara Potler La Hayne, in tutti gli ordini di scuola, centrato sull’obiettivo fondamentale di creare empatia, resilienza e capacità di gestione emotiva.

Attraverso semplici esercizi quotidiani da fare in classe, secondo l’autrice del progetto, gli studenti possono avvicinarsi, analizzare e comprendere meglio il proprio stato emotivo, equilibrando i propri atteggiamenti a seconda delle situazioni.

Da un’analisi effettuata su 2500 studenti partecipanti al Progetto, risulta che l’11% dei ragazzi ha realizzato un miglior profitto scolastico, ma anche una maggiore capacità di gestire lo stress e un atteggiamento più fiducioso verso se stessi, verso gli altri e verso la scuola.

Molti progetti di questo tipo sono stati realizzati soprattutto in America, ma anche in alcune scuole italiane, secondo la metodologia laboratoriale, facendo registrare significativi successi nel processo di crescita, maturazione e sviluppo degli alunni.

Come nota conclusiva, potremmo citare l’affermazione di Aristotele, secondo il quale “Educare la mente senza educare il cuore non è educare; se ne deduce, quindi, il principio, ormai universalmente accettato, che non esiste un apprendimento completamente vuoto di emozioni.