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Dalla parte dei bambini

Dalla parte dei bambini

In data 8 Dicembre 2023, nella recita dell’Angelus, il Papa ha annunciato che, il 25 e 26 maggio 2024, sarà celebrata, a Roma, la prima giornata mondiale dei bambini (GMB).

L’iniziativa assume particolare importanza, in un momento come quello attuale, in cui si registrano, secondo il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti (“La parola ai giovani), fenomeni di difficoltà, senso di insicurezza sofferenza dei bambini, vittime impotenti di fenomeni disumanizzanti, che affliggono la società attuale, definita da Zygmunt Bawman società liquida”.

L’illustre studioso afferma che si tratta di una società fortemente sbilanciata, in cui prende forma e consistenza l’esigenza lavorativa di procedere, a ritmi serrati, di rispettare la logica del profitto, dello individualismo sfrenato, dei ritmi accelerati di produzione, trascurando, di solito, gli aspetti valoriali della vita e i bisogni e le esigenze, tipicamente umane delle persone.

Ne deriva la riflessione che i bambini, in particolare, che non hanno diritto di cittadinanza, avrebbero diritto di essere ascoltati, capiti e, di conseguenza, meglio curati, sia a livello familiare che a livello scolastico.      

Il ruolo della scuola

I nuovi scenari dell’offerta educativa, a livello scolastico, richiedono, oggi, la messa in campo di strategie e modalità progettuali, che siano in grado di sostenere il processo di crescita, maturazione e sviluppo dei bambini, dei ragazzi e dei giovani.

Questi, infatti, oltre ai fenomeni della violenza, dei maltrattamenti, dell’abuso e di pericolose latitanze affettive da parte dei genitori, delle forme di aggressività, all’intero dei gruppi dei pari (bullismo e cyber bullismo), nonché della deprivazione educativa, presente in alcune aree geografiche, hanno subito, a causa del fenomeno pandemico del Covid, forti perdite esperienziali essenziali, vissute con una forte intensità emotiva e da loro sentite come una vera e propria forma di “lutto”.

Infatti, oltre alle note restrizioni, che hanno interessato gran parte della popolazione, si è determinata, nel periodo del lockdown, una generale situazione di sofferenza nei bambini e nei ragazzi, ai quali sono statti sottratti, gli spazi di gioco e di fantasia (Frabboni), che erano, prima, collegati ad ambienti di apprendimento scolastici, ma anche agli spazi “descolarizzati” (il cortile, la piazza, gli spazi verdi) che, come è noto, sono luoghi educativi privilegiati, fortemente stimolanti, accattivanti e coinvolgenti,

Gli effetti della grave pandemia hanno, perciò, creato delle situazioni di malessere e di  sofferenza fisica e mentale, che si sono manifestate, attraverso:

  • un impoverimento motorio e una involuzione delle capacità coordinative, condizionali e delle capacità prestative in genere,
  • la comparsa di quadri patologici, legati alla sedentarietà (obesità, diabete, disturbi dei vari organi e apparati)
  • una seria compromissione della stabilità emotiva e dei rapporti interpersonali, accompagnata da preoccupanti fenomeni depressivi (1 adolescente su  4 presenta sintomi depressivi, 1 su 5 presenta disturbi d’ansia), che perdurano anche nel dopo Covid.

In definitiva, lo scopo dell’intervento educativo, veicolato alla ricomposizione di un equilibrio perduto, è quello di stimolare gli alunni a riflettere sui significati delle esperienze di vita personali, non solo in termini abilitativi, ma anche in termini conoscitivi, culturali, socio-emotivi, che il contatto con l’ambiente esterno comporta.

Leggi anche: Educare alle emozioni: il ruolo della scuola

L’ATTIVISMO PEDAGOGICO A DIFESA DEI BAMBINI

La tutela dei diritti e della cura dei bambini nel processo di crescita e maturazione, trova le sue origini nell’attivismo pedagogico, tra la fine dell’Ottocento e gli anni trenta del Novecento.

I principali sostenitori di questi principi sono:

  • Ovide Decroly (1871-1932),
  • Edouard Claparède (1873-1940),
  • Adolphe Ferrière (1879-1960),
  • Maria Montessori (1870-1952),
  • John Dewey (1859-1952),
  • Célistiene Freinet (1896-1966),
  • Rogert Cousinet (1881-1973).

Tale impostazione pedagogica è fondata su alcuni principi fondamentali, a difesa del bambino, che devono guidare l’azione educativa, sulla base delle seguenti istanze:

  •  il bambino è posto al centro dell’attività educativa
  • il bambino, nel suo processo di sviluppo, è riconosciuto come soggetto attivo e coinvolto direttamente nella costruzione della propria identità
  • nell’impostazione del processo di insegnamento-apprendimento è fondamentale lavorare, oltre che sui saperi teorico-concettuali, fondati sulle conoscenze, anche e, soprattutto, sui saperi operativi, come il saper fare ragionato (abilità) e sul saper agire in modo responsabile
  • l’educazione deve coinvolgere, in modo armonico, la totalità antropologica del bambino nelle sue funzioni cognitive, emotive, socio-relazionali, corporee.


Un nuovo approccio all’apprendimento: la didattica laboratoriale

Senza entrare nello specifico delle teorie dei singoli studiosi che rappresentano le voci più interessanti del panorama pedagogico moderno, è, ormai, convinzione condivisa che la scuola, per andare incontro agli autentici interessi dei bambini, non può limitare il suo impegno a trasmettere un certo numero di conoscenze, secondo la logica del travaso, ma deve guidare gli alunni all’esplorazione,alla scoperta del proprio mondo, del mondo delle cose, del mondo degli altri. Come afferma Edgard Morin, è, perciò, necessario “non fare teste piene, ma teste ben fatte”.

In particolare, nella progettualità didattico-educativa, sarà necessario affrontate specifiche problematiche, relative alla strutturazione di alcune Unità di Apprendimento, centrate sull’educazione emotiva e sui rapporti socio-affettivi, rivolte a coinvolgere, attraverso la metodologia laboratoriale, gli alunni nella loro totalità antropologia, attraverso la mobilitazione di funzioni di tipo cognitivo, emotivo, motorio, socio-comportamentale.  

Un altro aspetto da non sottovalutare potrebbe essere quello di superare le conflittualità e e le frequenti incomprensioni, oggi esistenti, tra la scuola e la famiglia, per ricreare uno spazio di collaborazione, promuovendo periodici incontri formativi, seminari, dibattiti, con i genitori, riferiti alle problematiche educative attuali ed alle caratteristiche esistenziali dei loro figli.