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Saper dire NO significa affermarsi

Saper dire NO significa affermarsi

Quasi sempre si richiede agli individui di sottostare a regole, a proibizioni, di piegarsi a un ordine standardizzato e soffocante. Dire no crea disordine, rompe gli equilibri.

Il sì è al servizio dell’educazione, dell’obbedienza, del rispetto.

L’educazione rende passivi e produce individui disciplinati e sottomessi. Così prendiamo l’abitudine di negare i nostri bisogni. Ci si deve conformare, il consenso sociale l’esige, ogni tipo di educazione prepara a questo e l’incoraggia. Approvando il punto di vista dominante, rinforziamo la nostra appartenenza al gruppo, affermiamo di appartenere allo stesso gruppo.

Avere il coraggio di dire di no significa uscire da uno stampo comune, confortevole e rassicurante introducendo un distacco nella relazione.

Differenziandoci, ci affermiamo come individui autonomi.

Dire NO significa perdere l’amore

La fase di indipendenza che si colloca tra i due e i tre anni è il periodo in cui il bambino si diverte a contrariare sistematicamente l’adulto.

Il bambino si afferma opponendosi, ed esprime in tal modo la sua individualità.

Questo periodo di crisi è legato alle trasformazioni del comportamento infantile che evolve verso una maggiore autonomia grazie ai progressi nel camminare e nel manipolare gli oggetti.

L’adulto può colpevolizzare il bambino esercitando un vero ricatto d’amore: non c’è punizione maggiore per un bambino che perdere l’amore dei suoi genitori, le coccole, questa totalità che la sua famiglia rappresenta per lui.

Il bambino collegherà il no/affermazione di sé alla perdita d’amore, alla colpa, e in seguito incontrerà molte difficoltà a separarli.

Divenuto adulto rivivrà inconsciamente questo sentimento, quest’angoscia di essere abbandonato, di non essere amato se esprime un qualunque dissenso sotto la forma del banale no, vissuto in quel momento come una manifestazione di aggressività.

Perché il bambino ha paura di dire no?

La maggiore preoccupazione del bambino sarà comportarsi bene, come si deve e aderire alla visione del mondo propria dei genitori. Il bambino si identificherà con il desiderio dell’altro, diventare cioè un bambino ideale, bravo, pulito, ubbidiente, e si trasformerà interiorizzando le proibizioni, soprattutto quella di dire di no.

Rifiutare ciò che è richiesto, dire di no, equivale spesso per il bambino a disubbidire e a trasgredire una proibizione. È un comportamento rischioso che può avere conseguenze spiacevoli.

Ad esempio le fiabe mettono in scena personaggi che incontrano gravissime difficoltà dopo aver disubbidito ed essersi allontanati dalla retta via.

Se predomina il divieto, se la protezione è eccessiva, il bambino perderà la fiducia in sé stesso e negli altri e dubiterà della propria capacità di giudicare e di fare.

Di conseguenza il rapporto con il NO risulterà alterata.

Alla base dell’incapacità di dire di no c’è la paura: paura di agire, deludere, assumere le proprie responsabilità, creare scompiglio, paura di essere giudicati, isolati, abbandonati, puniti, perseguitati, rifiutati, trattati da egoisti, insultati…

La paura dell’insuccesso e di essere criticati sono legate ad una mancanza di fiducia in noi stessi così profonda da rasentare un complesso di inferiorità.

Tipologie diverse di “NO”

Alcuni NO  si dicono più facilmente di altri, alcuni sono meccanici, altri difficili, altri ancora inutili. Talvolta è preferibile non ostinarsi in un rifiuto improduttivo e saper recedere.

Un no debole, senza convinzione è uno spiraglio dove l’interlocutore si insinua. Il no timoroso è il più difficile da dire e si scontrerà sicuramente con una forte opposizione.

Il “no…ma” è il no della contrattazione, del compromesso, che permette di esprimere le divergenze evitando litigi. È un no interlocutorio, non irrevocabile aperto alle alternative. È spesso un no facile da dire perché temporaneo. Inoltre il “no… ma” possiede infinite risorse di cordialità e cortesia. L’attenzione dell’interlocutore di sposta dal “no” al “ma”. Il no è smorzato dal ma, e l’impatto è meno duro.

Tuttavia bisogna stare attenti a non smorzare troppo il no perché potreste sembrare indecisi.

Il vero “NO” per essere efficace deve essere sostenuto da una forte sicurezza interiore. Un no che non sia accompagnato da una solida convinzione personale è un no che verrà spazzato via. Per evitare di pronunciare dei no senza valore, è necessario identificare chiaramente ciò che non si vuole.

Capire ciò che non vogliamo è il primo passo per ottenere ciò che desideriamo. Fissare dei limiti con gli altri dicendo NO è un modo per farsi rispettare e affermarsi. Un NO pronunciato consapevolmente dà a chi lo pronuncia la sensazione di esistere.

Un “brutto no” produce l’effetto contrario:

  • il no ostinato
  • il no difensivo per paura di essere imbrogliati
  • il no assurdo di chi rifiuta la legge perché è legge
  • il no all’ignoto (la xenofobia).

Si tratta di NO che inibiscono ogni comunicazione.