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Relazioni di coppia: cosa ci insegna Everything Everywhere All At Once

Relazioni di coppia: cosa ci insegna Everything Everywhere All At Once

Innanzitutto, iniziamo con la traduzione letteraria del titolo di questo film pluripremiato con ben 7 Oscar: “Everything Everywhere All At Once” vuol dire “tutto, ovunque, in una volta sola” facendo riferimento al multiverso ed al nichilismo.

Everything Everywhere All At Once: Trama

Una coppia di cinesi migra in America ove gestisce una lavanderia a gettoni, dalla cui attività però si riscontrerà una gravosa evasione fiscale. La protagonista è Evelyn, sposata con un marito molto remissivo (che, ciononostante, ha intenzione di lasciarla) e con il quale ha avuto una figlia, con la quale, però, i rapporti sono abbastanza conflittuali, forse dovuti dal fatto che la ragazza, Joy, abbia una relazione con una persona dello stesso sesso.

Mentre Evelyn è seduta col marito a regolarizzare la posizione debitoria col fisco, viene sbalzata in un altro universo, dove incontrerà l’alter ego del marito che le spiegherà la missione per la quale è stata prescelta: combattere un’entità malvagia che vuole distruggere ogni universo, poiché coesistono più universi paralleli; alcuni affini a quello nostro, altri invece molto diversi e fantastici.

Riuscirà persino ad imparare le arti marziali: ogni capacità acquisita in uno o in un altro universo, infatti, può essere utilizzato dalla protagonista mediante il “saltaverso”. Ciò che accomuna ciascun universo è una forza oscura simile ad un buco nero che metaforicamente non è altro che la figlia.

Un po’ di filosofia

Ogni universo parallelo non è altro che il frutto delle nostre scelte. Come Sartre afferma ne “L’Esistenzialismo è un umanismo”, la libertà di scelta e di valutazione cui ogni uomo ne è in possesso.

Tale scelta, però, riguarda anche gli altri uomini. Nel film, Evelyn sposando il marito compie una scelta che condizionerà non solo se stessa. Ad esempio: la famiglia era restia a tale unione, ma il padre la segue in America pur di stare accanto alla figlia e pur non conoscendo la lingua inglese.

Chissà cosa sarebbe accaduto se non si fosse sposata con Waymond? Sarebbe rimasta in Cina? Sicuramente stili e modi di vita, a seguito a tale trasferimento, sono stati cambiati per adattarsi ed integrarsi meglio nel Paese ospitante.

Difatti, in un altro universo, non sposò il marito, ma divenne invece una attrice piuttosto famosa. Ri-incontrerà Waymond solo dopo, in età avanzata. Un Waymond che appare in maniera diversa, molto più sicuro di sé e molto più maturo di quello che invece ha sposato e il cui modo di essere la incupisce.

Ma quante volte ci chiediamo “e se non l’avessi detto?” e “se non ci fossi andato/a” oppure come nel caso del film e come nella stragrande maggioranza delle coppie: “e se non l’avessi sposato/a”?

Dalla responsabilità delle nostre scelte dipende la persona che siamo. La scelta secondo gli esistenzialisti ci dà un volto.

Dalla rapporto di coppia al legame madre-figlia

Come già detto nelle righe precedenti, il buco nero incarna la figlia. È rappresentata così per la sua voglia di suicidarsi a causa della vita che conduce, ovvero del risultato delle sue scelte. Dopo essere stata in tutti i multiversi, e quindi dopo aver incarnato ruoli piuttosto belli oltre a quelli disarmonici, giunge ad una conclusione: essere ricchi, famosi, con potenzialità… alla fin fine a cosa serve tutto questo, se tutti siamo destinati a morire; che senso ha passare la vita a capire quale sia per noi la scelta migliore se poi ce ne andremo? Questa ricerca di perfezione induce solo a dolore e sofferenza.

Forse però l’amore, inteso come relaziona affettiva, può dare un senso a quello che apparentemente ne è privo. Per Schopenhauer la vita è un circolo vizioso dove si alternano dolore e noia, per uscire da questo circolo vizioso le possibilità sono tre: l’arte (in senso di bellezza), l’agape e l’ascesi.

Nel film, ciò che salva la relazione tra i coniugi e la figlia da un possibile suicidio, è proprio l’amore.

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Relazioni di coppia: cosa ci insegna Everything Everywhere All At Once

L’amore, se saputo gestire, e quindi inteso come comprensione verso il coniuge, come solidarietà, come unione è capace di vincere su tutto e su tutti. L’amore è gioco di squadra.

La compassione è un altro aspetto importante nella relazione di coppia, essa è intesa come “soffrire con l’altro”, “immedesimarsi nell’altro, nel suo dolore”. Inoltre è impossibile avere tutto ciò che troviamo di bello in ciascun universo, concentrato nella vita condotta in solo universo.

Il minimizzarsi ed il minimizzare ogni cosa non porta a nessun risultato positivo, ma serve solamente a prolungare il punto di rottura. Ogni persona è importante e di conseguenza ogni cosa assume il proprio valore!

In Everything Everywhere All At Once, Evelyn si riduce ad una vita piatta e misera, nonostante abbia sempre accettato tutto. Invece, negli altri universi è una donna di carriera, importante, ricca, persino un’eroina. Non è un caso questa dicotomia: vile prima ed eroina dopo.

La richiesta di divorzio del marito, che sancisce il fallimento del suo matrimonio, diventa di colpo un misterioso codice da seguire alla lettera per cambiare i destini dell’universo.

La coppia, in primis la madre, ha a che fare col disagio personologico della figlia che ha una relazione con una ragazza all’interno di una “modernità” altamente nichilistica. L’unione tra coniugi è da esempio nella gestione dei possibili disagi che i figli in età evolutiva sperimentano.

Le “fil rouge” degli universi quindi è proprio l’amore, non inteso in senso fisico ma come detto prima in senso di rispetto e di unione.

Concludo con una frase del film che racchiude un po’ il senso di quanto appena detto: “ogni delusione, ogni fallimento… ti hanno condotta qui a questo momento, non permettere a nessuno di fermarti”.

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