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L’ISTINTO AGGRESSIVO

L’ISTINTO AGGRESSIVO

Aggressività deriva dal latino aggredior composto da ad e gredior e significa andare verso, intraprendere, cominciare, cercare di ottenere. La parola, nella radice etimologica, contiene un’ambiguità che indica la complessità del fenomeno “aggressività” che può svolgere funzioni diverse nell’adattamento della persona alla realtà.

LA  TEORIA  FRUSTRAZIONE-AGGRESSIVITA’  (DOLLARD  e MILLER  1939)

La premessa fondamentale di questa teoria è che un comportamento aggressivo presuppone sempre uno stato di frustrazione.

Gli autori fanno riferimento ad un modello idraulico di funzionamento dell’apparato psichico visto come una pentola a pressione, in cui si accumula la tensione provocata dal fuoco della frustrazione. Il coperchio della pentola, ovvero l’inibizione (l’impedimento) che impedisce un’immediata scarica dell’aggressività, è rappresentato dalla punizione.
Quando l’aggressività supera una certa soglia, può far saltare il coperchio della pentola.
Ogni atto aggressivo inibito/impedito costituisce per l’individuo una nuova frustrazione.

L’attuazione della risposta aggressiva, con il suo effetto catartico e liberatorio, provoca una diminuzione della tendenza ad altre risposte aggressive.

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L’AGGRESSIVITA’  ESPANSIVA

L’uomo per un lungo tempo, vive prima in un rapporto di simbiosi con la madre e poi in un rapporto di dipendenza con i genitori. Per affrancarsi da questa dipendenza, l’individuo necessita di una forte spinta all’esplorazione e all’autoaffermazione.

L’essere umano, quando nasce deve completare il suo sviluppo neurologico. La lentezza dello sviluppo è sempre direttamente proporzionale alla complessità dell’evoluzione di una specie. Più un organismo è evoluto, meno il suo comportamento è istintivo e stereotipato.

La funzione dell’aggressività espansiva è quella di lottare per affermare Sé stessi. L’aggressività espansiva è stimolata dalla frustrazione, perché gli ostacoli offrono alla persona l’occasione di affermare sé stessi e le proprie capacità. Un’educazione genitoriale che evita la frustrazione al bambino, non gli permette di mettersi alla prova come essere capace di superare gli ostacoli.

In mancanza di ostacoli con cui confrontarsi, la persona si vive come essere passivo e senza alcuna possibilità di autoaffermazione.
La noia prolungata, è una condizione esistenziale che impedisce alla persona ogni forma di affermazione, e rappresenta la negazione di sé perché non permette di sentirsi vivi ed esistenti.
L’insicurezza e l’impossibilità di affermarsi generano un’alta aggressività difensiva.

L’AGGRESSIVITA’  COME DIFESA

L’individuo tende a mettere in atto l’aggressività difensiva quando avverte una minaccia alla sua integrità fisica e psichica e al suo sistema di valori.

Nel neonato, la manifestazione dell’aggressività difensiva ha caratteristiche di motricità: coinvolge in modo massivo il corpo (dimenare braccia e gambe, volto paonazzo, tremito corporeo generale).

La caratteristica età del “no” che si situa intorno ai tre anni di vita, è la testimonianza dell’avvenuta strutturazione di un nucleo di personalità del bambino e la differenziazione tra sé e il mondo esterno.

Nel periodo adolescenziale, si assiste all’acquisizione della capacità logico-formale che permette la manifestazione dell’aggressività verbale nelle forme intellettualizzate della satira e dell’ironia.

La “zona cuscinetto” o “spazio personale” è quello spazio che l’individuo riconosce come proprio, e rappresenta la proiezione, a livello spaziale, della propria identità. La sua comparsa è legata al superamento dell’indifferenziazione tra “Io” e “non-Io” (intorno ai 12 anni).

La violazione del proprio spazio personale, costituisce una grave minaccia per l’individuo e il sovraffollamento è una delle cause che originano una notevole attuazione di aggressività difensiva.

Un’aggressività difensiva che impegni l’individuo per troppo tempo, va a svantaggio di una crescita e di un’espressione globale della personalità.

L’AGGRESSIVITA’  COME  DISADATTAMENTO

Quando l’individuo ha strutturato un’identità poco salda, è sottoposto ad una notevole quantità di minacce o meglio è portato a vivere come minacce un numero elevato di situazioni ed eventi che in realtà non sono tali e che lo costringono ad un’attività aggressiva o difensiva frenetica.

Un esempio sono gli stati psicopatologici della personalità schizoide e della paranoia in cui l’altra persona è sempre vissuta come un pericolo ed una minaccia.

L’individuo con personalità schizoide ha un potenziale aggressivo enorme, in quanto la sua personalità poco strutturata vive nella continua ansia delle minacce che possono venire dal mondo esterno. Come difesa da tali timori, lo schizoide adotta il “distacco affettivo” mediante il quale limita  i contatti sociali ed emotivi. Questa però è solo una corazza: in realtà lo schizoide è molto sensibile.

Negli stati paranoici invece l’aggressività è originata da presunte minacce che l’individuo immagina provenirgli da altri, siano esistenti o no, organizzati contro di lui. Anche in questo caso troviamo una personalità poco strutturata che teme il comportamento aggressivo a causa di un’educazione che ha punito ogni tentativo di autonomia e ogni ribellione alla figura genitoriale vissuta come soffocante e dominante.

Il bambino ha bisogno di padroneggiare l’ambiente, di agire autonomamente, di emanciparsi dalle figure genitoriali. Se il bambino non provasse tale esigenza, se tendesse a rimanere sempre “attaccato” alla figura della madre, diventerebbe un adulto debole e privo di iniziativa.

LA DIFFERENZA TRA  AGGRESSIVITA’  E  VIOLENZA

La violenza può essere definita come un atto contro l’altro con l’intenzione di provocare una sofferenza e/o una ferita, mentre l’aggressività, è un impulso spontaneo, una manifestazione della forza vitale e può trasformarsi in violenza oppure in grinta. C’è un’aggressività sana, creativa, che consente di fronteggiare le situazioni, di sentirsi vivi e creativi.

Esiste una forma di aggressività, che potremmo definire adattiva, che contribuisce alla stabilità fisica e psichica di una persona; è un tipo di aggressività funzionale all’affermazione di sé e della propria identità. Serve per difendersi, ma anche per attaccare quando è necessario. È indispensabile in taluni contesti, per ottenere rispetto, per comunicare che determinati limiti non devono essere superati (A.Oliviero Ferraris 2006).

Quando l’individuo non ha alcun impulso aggressivo o non ha il coraggio di manifestare la propria collera, probabilmente diventerà una vittima o non sarà preso in considerazione dagli altri che inevitabilmente approfitteranno della sua passività e debolezza.