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Il fenomeno del Mobbing

Il fenomeno del Mobbing

L’espressione Mobbing deriva dal verbo inglese “to mob” che significa aggredire, accerchiare, assalire. Venne utilizzata per la prima volta negli anni ‘70 nel campo dell’etologia, nello specifico da Lorenz. Lo studioso osservò il comportamento di alcuni animali e notò che alcuni di loro accerchiavano un membro del branco per poi aggredirlo e infine isolarlo dal gruppo al fine di salvaguardare il proprio ambiente e la specie che vi abitava.

Nella società umana, il Mobbing non si attua per i suddetti motivi e in modo così aperto. Si tratta di un insieme di comportamenti caratterizzati da abusi, violenze psicologiche e lesivi della dignità umana, che, hanno come effetto un danneggiamento dell’integrità dell’individuo. Lo scopo di chi mette in atto questi comportamenti è colpire la persona, emarginarla e farla allontanare dal contesto in cui opera. In ambito lavorativo solitamente lo scopo sono le dimissioni del dipendente, cioè, mettere il lavoratore nelle condizioni di allontanarsi spontaneamente e volontariamente dal contesto lavorativo, evitando così di licenziarlo senza una motivazione comprovata o per giusta causa.

Il Mobbing in Psicologia

Il concetto di “Mobbing” è stato introdotto in Italia dallo psicologo Herald Ege negli anni ‘90. Egli cominciò ad usare questa dicitura per indicare lo stato di terrore psicologico esercitato sul posto di lavoro nei confronti di un collega o di un dipendente con lo scopo di allontanarlo in quanto ritenuto elemento disturbante.

Nel 2002 Ege ha pubblicato un metodo per il riconoscimento del fenomeno basato sull’individuazione di sette punti: l’ambiente lavorativo, la frequenza, la durata, il tipo di azioni, il dislivello tra gli antagonisti, l’andamento e l’intento. Per parlare di Mobbing, secondo lo psicologo, vi deve essere una frequenza di azioni ostili di almeno alcune volte al mese, oppure si può trattare di un solo caso che ha determinato un cambiamento radicale nella vita lavorativa della persona, come un grave demansionamento. Il conflitto deve avvenire da almeno sei mesi, o nel caso del “quick mobbing”, cioè con frequenza quotidiana, da tre ma con una intensità ragguardevole.

I comportamenti messi in atto dal mobber devono riguardare almeno due tra le cinque categorie individuate da Ege, quali: critiche, rimproveri, minacce e limitazioni delle capacità espressive e della libertà del soggetto; negazione e manipolazione di informazioni importanti, isolamento fisico e divieto di confronti verbali; demansionamento; calunnie, offese, attacchi personali; molestie sessuali, minacce di violenza fisica, mansioni nocive per la salute.

Per approfondire: CORSO ONLINE: Conoscere il Mobbing – Disagio relazionale a lavoro

Gli attori del Mobbing

Per quanto riguarda il mobber, Ege individua personalità più predisposte ad esserlo. Tra essi ci sono: l’istigatore, il collerico, il casuale, il conformista, il megalomane, il frustrato, il criticone, il sadico, il leccapiedi, il complice, il tiranno, il terrorizzato dalla concorrenza, l’invidioso e il carrierista. Tra donne e uomini si notano delle differenze e questo trarrebbe le sue origini dalla diversa educazione ricevuta nell’infanzia e dal contesto ambientale. Si può manifestare o con lo scontro diretto o con pettegolezzi e sotterfugi.

Relativamente al mobbizzato, alla vittima, non c’è un profilo preciso, può essere colpito chiunque. Emerge dallo studio sulle casistiche che prevalentemente si tratta di persone diverse dagli altri, ad esempio più giovani, più competenti, di sesso opposto, di etnia diversa.

Rispetto ai luoghi in cui si presenta il Mobbing, essi possono essere di qualsiasi genere, fisici, analogici, digitali e virtuali.

Come riconoscere le forme di Mobbing

Le forme più conosciute di mobbing ci sono quella orizzontale, se i rapporti sono simmetrici e quella verticale, se sono asimmetrici. Accanto a queste due forme ce ne sono altre più particolari.

  • Mobbing trasversale: è una forma un po’ più complessa di vessazione psicologica, perché riguarda anche persone che si trovano al di fuori dell’ambito lavorativo. Il mobber crea alleanze anche in ambienti esterni al posto di lavoro
  • Bossing: il Mobbing è attuato dal diretto superiore o dai vertici dell’azienda. Fa parte di questa tattica, l’estromettere poco per volta il lavoratore da ogni possibilità d’avanzamento e di crescita nel lavoro. Lo scopo è rendere il dipendente impotente.
  • Mobbing strategico: si può verificare all’interno delle grandi Imprese, delle Industrie, nelle Aziende e nei grandi Enti. Si tratta di un tipo di Mobbing voluto e pilotato, messo in atto per allontanare definitivamente dal mondo del lavoro dipendenti considerati non più utili. In genere, si tratta di dipendenti che lavorano in reparti da chiudere, di soggetti da riqualificare e ritenuti costosi.
  • Mobbing relazionale: si attua mediante la creazione di situazioni atte a provocare invidie e gelosie, con lo scopo preciso di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, per poi poterne squalificare alcuni e destabilizzare altri. Lo scopo è rendere la vittima inaffidabile, al fine di estromettere il soggetto dal processo lavorativo e bloccargli la carriera.
  • Mobbing indiretto: il comportamento persecutorio è rivolto non direttamente alla vittima ma alla sua famiglia o ai suoi amici.
  • Mobbing leggero: il mobber agisce attraverso gesti e comportamenti sottili e silenziosi, difficilmente dimostrabili, finalizzati all’isolamento progressivo della vittima e quindi alla sua esclusione dal gruppo dei colleghi.
  • Mobbing pesante: le azioni si manifestano attraverso aggressioni verbali o fisiche, urla, riferimenti alla sfera privata o sessuale, alle idee religiose o politiche, risultando, dunque, estremamente invasive.

In Italia esiste un tipo particolare di Mobbing che Ege definisce “doppio Mobbing” che vede il coinvolgimento anche della sfera personale e familiare.

Cosa fare se si è vittime di Mobbing?

Per quanto riguarda il danno da Mobbing, la dottrina e la giurisprudenza ritengono che il fondamento giuridico della tutela del lavoratore contro il Mobbing vada ricercato nell’articolo 2087 del Codice Civile che impone al datore di lavoro obblighi di protezione nei confronti del dipendente. L’articolo, infatti, afferma che l’imprenditore è tenuto ad adottare, nell’esercizio dell’impresa, le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. Secondo questo articolo, quindi, il datore di lavoro è tenuto ad adottare le misure che secondo la particolarità del lavoro sono necessarie per tutelare l’integrità psicofisica e la personalità del lavoratore.

Il Mobbing, nel suo essere una tematica complessa e in continuo divenire, richiede innanzitutto che vi sia uno specifico intento persecutorio finalizzato all’espulsione del soggetto dall’ambiente lavorativo. Un unico atto, anche se illecito, non può costituire ipotesi di Mobbing ma, eventualmente, può comportare un risarcimento del danno a diverso titolo.

Il lavoratore che sostiene di essere stato vittima di Mobbing deve fornire, in base all’articolo 2697 del Codice Civile, la prova dei fatti che pone a fondamento delle proprie pretese. Deve dimostrare che i fatti e comportamenti messi in atto abbiano causato un danno. Innanzitutto, bisogna valutare nel concreto se si può parlare di Mobbing. Poiché esso non è una malattia, ma un procedimento di attacchi continuati e ostili nei confronti di un lavoratore, che provoca nella vittima una lesione della sua integrità psicofisica, la dimostrazione risulta più complicata. Gli attacchi devono essere valutati nella loro globalità.

È necessario fare ricorso ad una perizia medico- legale che vada ad indagare le cause della patologia e se la stessa sia o meno riferibile all’ambiente lavorativo.

Per quanto riguarda la prova del Mobbing, e quindi degli atti vessatori, il soggetto deve dare prova dei singoli atti contestualizzandoli sia a livello spazio temporale sia con riferimento alle eventuali persone che abbiano assistito ai singoli fatti.

Il Mobbing può provocare sul soggetto vittima danni gravi che possono incidere sia sulla salute sia sul patrimonio. La Giurisprudenza ritiene risarcibili in ambito civilistico varie tipologie di danno, in quanto, il medesimo comportamento mobbizzante può violare norme diverse, originando così differenti voci di risarcimento. Questi danni possono essere: biologico, morale, da demansionamento, esistenziale e patrimoniale.