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Il Bambino “Non m’Importa”: quando Esprimere le Proprie Emozioni è Difficile

Il Bambino “Non m’Importa”: quando Esprimere le Proprie Emozioni è Difficile

Chi sono i Bambini “Non m’Importa?”

Lo psicoanalista Winnicot (1965), coniò il termine “auto Contenimento” riferendosi alla difficoltà di alcuni bambini di esprimere le proprie emozioni negative e alla loro rinuncia a rivolgersi all’ambiente che li circonda in caso di disagio.

Come appare Bambino che non Esprime le Proprie Emozioni Negative?

Un bambino che si autocontiene, può apparire agli altri come socievole e simpatico, ma custodire dentro di se’ i suoi vissuti emotivi interiori. E’ raro che affermi di essere triste, spaventato o arrabbiato; una conseguenza della sua sfiducia nel prossimo e nel mondo. Il bambino è convinto che chiedere aiuto o esternare le proprie emozioni, non farebbe altro che peggiorare la situazione e prova vergogna e paura al pensiero di poter essere rifiutato.

Il lavoro di reprimere le emozioni, non solo è inefficace, ma oltretutto stressante. I bambini che hanno difficoltà ad esprimere le proprie emozioni,  a lungo andare, “libereranno” questa energia in scariche emotive, mostrando i segni di una difficoltà nella gestione di queste emozioni. Queste forme di repressione possono emergere in diversi modi come: agitazione, ansia, preoccupazione, scoppia d’ira ingiustificati, incubi, incapacità di concentrazione, enuresi notturna o ossessioni e fobie. Alcuni bambini, pur non mostrando scariche emotive, internamente possono provare una grande preoccupazione o angoscia.

Inoltre, i bambini che ai autocontengono, fronteggiano la pressione delle loro emozioni agendo in vari modi: “vomitandole” (come nel caso della bulimia), bevendoci sopra o ferendosi per lenire la tensione. 

L’impegno richiesto nel reprimere le proprie emozioni, fa sì che le energie non riescano ad essere utilizzate per fare altro, generando diverse problematiche, prima fra tutte la difficoltà a concentrarsi nello studio; i bambini non sono in grado di fare i compiti in quanto non hanno abbastanza spazio nella loro mente per apprendere ( Lower, 1975).

Cosa Temono i Bambini che Non Esprimono le Proprie Emozioni?

I bambini che hanno difficoltà ad esprimere le proprie emozioni spesso vivono nella paura che, buttare fuori cio’ che provano, abbia come conseguenza il verificarsi di qualcosa di disastroso: che potrebbero esplodere, ferire qualcuno, picchiare o impazzire. Le paure sono spesso causate dalla percezione di un pericolo: il pericolo, una volta espresse, di non riuscire a controllarle; nel caso di bambini che vivono in ambienti stressanti o repressi,  il pericolo è racchiuso nella probabilità di essere umiliati o denigrati dalla loro famiglia. 

Perché reprimere le proprie emozioni invece di raccontarle a qualcuno?

Come accennato in precendenza, i bambini possono vivere in contesti familiari caratterizzati da contesti stressanti con genitori poco attenti ai bisogni dei figli o con la tendenza a rispondere con indifferenza al tentativo del proprio figlio di esprimere i propri vissuti emotivi.

Un genitore incapace di essere connesso e accogliere i vissuti emotivi del proprio bambino, fa sì che questo si abitui a viverli interiormente, sperimentando la paura di non essere compresi o addirittura rifiutati o umiliati. 

Perché è Importante che i Bambini Imparino ad Elaborare le Emozioni Complesse?

Reprimere le proprie emozioni non significa farle sparire, al contrario, il bambino si sente sempre piu’ affaticato, arrabbiato e ansioso e lo costringe a cercare strategie alternative per risolvere il disagio dovuto all’accumulo di emozioni. Allora potrebbe distrarsi con un videogioco o con la TV, picchiando un compagno di scuola o chiudendosi in se’ stesso. La messa in atto di queste strategie di coping disfunzionali, seppure dando al bambino un sollievo immediato, non sedano il dolore emotivo e non alleviano la confusione dato dall’accumulo di emozioni negative. 

L’adulto può affiancarlo, con pazienza, nell’affrontare il caos delle sue emozioni, cercando di accoglierlo senza giudizio, mostrando interesse e comprensione. Insegandogli, con un aiuto costante, che le proprie emozioni possono essere utilizzate come indicatori utili con i quali orientarsi nel mondo. Non percependole come una minaccia. Questo fara’ sì che il bambino sarà in grado di affrontarle piuttosto che provare a sbarazzarsene. 

Inoltre, l’aiuto di un terapeuta offre al bambino la possibilità di sperimentare la presenza di una persona che accoglie i suoi bisogni in modo empatico. L’instaurarsi di una relazione continuativa e di fiducia con il terapeuta, fornisce l’occasione di eliminare quel senso di sfiducia verso l’altro e il prossimo, permettendogli l’occasione di aprirsi all’altro e al mondo che lo circonda. 

Alcune Attività Utili da Fare Insieme 

Di seguito verranno presentate alcune semplici attività  da fare con il bambino:

  • il righello ” quanto è Importante”:  chiedersi “quanto è importante” può aiutare il bambino a comprendere e descrivere le proprie emozioni o a scegliere o meno se reagire, anche a quelle emozioni piu’ intense. L’attività si avvale di un righello per aiutarlo a misurare quanto è importante per lui qualcosa o qualcuno. Il righello è numerato da 0 a 10: 0 indica che qualcosa non è abbastanza importante per noi, 10 indica che per lui è molto importante. Può utilizzare i numeri per misurare quanto si sente preoccupato, triste o arrabbiato, osservando i cuori che man mano diventano sempre più grandi.

  • Racconto di una Fiaba: la fiaba aiuta il bambino ad immedesimarsi nel protagonista, intraprendendo una conversazione attraverso la quale porter esplicitare i propri vissuti emotivi.

  • “Le emozioni su cui ti piacerebbe ricevere aiuto“: fornire una serie di emozioni chiedendo al bambino di soffermarsi ed indicare quelle nelle quali vorrebbe ricevere aiuto.

  • Come sono le mie emozioni?“: chiedere al bambino di pensare ad un emozione e immaginare come sarebbe se potesse vederla. Gli si chiede poi di disegnarla e darle un nome per identificarla. Questo potrebbe aiutarlo a capire come si sente e ad esternare con maggiore facilità le proprie emozioni. 

Fonti Bibliografiche:

  • Tamar D. Black (2025). Come aiutare i propri bambini a gestire ansia, rabbia o tristezza. 42 attività divertenti con l’ACT .

  • Winnicott, D. W. (1965). The maturational processes and the facilitating environment. The Hogarth Press and the Institute of Psychoanalysis.

  • Sunderland, M. (2005). Aiutare i bambini… a esprimere le emozioni. Attività psicoeducative con il supporto di una favola. Edizioni Erickson.