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Gli Stili di Conduzione dell’Attività Didattico-Educativa

Gli Stili di Conduzione dell’Attività Didattico-Educativa

CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALL’ATTIVITÀ SPORTIVA

L’arte dell’educare è una competenza complessa e dinamica, plasmata sulla diversità degli stili di insegnamento e della loro influenza sullo sviluppo cognitivo, emotivo, motorio e sociale degli allievi.

La varietà degli stili di conduzione dell’attività didattico-educativa, da parte degli insegnanti e degli istruttori sportivi, è, perciò, un tema cruciale delle scienze dell’educazione e rappresenta un elemento fondamentale, in cui si evidenziano le loro modalità operative, il controllo e la padronanza nella organizzazione e nella gestione del processo di insegnamento-apprendimento.

Su questo argomento si sono cimentati molti esperti, elaborando concetti e orientamenti pedagogici diversi.

Particolarmente approfondito, ed ancora attuale, risulta il contributo, offerto da  Muska Mosston (1925-1994), scienziato sportivo e insegnante di educazione fisica israeliano, ideatore dello “spettro degli stili di insegnamento”, il quale differenzia le situazioni di insegnamento, che riguardano la pianificazione del processo, la decisione circa le modalità esecutive dei contenuti e la valutazione finale, che prevedono le caratteristiche principali di stili diversi, ispirati a  dinamiche d’intervento di vario tipo, da parte dell’insegnante, ma anche spazi partecipativi e decisionali, riconosciuti, anche, ad ogni singolo allievo. Gli stili descritti dal famoso studioso sono i seguenti:

  1. Lo stile del comando;
  2. Lo stile dell’assegnazione del compito;
  3. Lo stile collaborativo o della reciprocità;
  4. Lo stile dell’autoverifica;
  5. Lo stile della scoperta guidata;
  6. Lo stile divergente
  7. Lo stile del programma costruito dall’allievo

LO STILE DEL COMANDO

Questa modalità insegnativa è centrata, fondamentalmente, sull’insegnante, il quale prende le decisioni precedenti all’esecuzione del compito, quelle relative all’esecuzione e quelle successive, riferite alla valutazione degli obiettivi previsti. Esso prevede quattro fasi : la fase esplicativa, la fase dimostrativa,la fase esecutiva, la fase di correzione. Si tratta di uno stile, strettamente direttivo, in cui non è prevista la partecipazione attiva degli allievi, ai quali viene riservato un ruolo di ascolto, memorizzazione ed esecuzione “convergente” del compito da svolgere.

LO STILE DELL’ASSEGNAZIONE DEL COMPITO

Questo stile, più utilizzato di quello precedente, prevede che l’insegnante definisca, in modo chiaro e specifico, le attività e le modalità di svolgimento.  In questo caso, però, è consentito, ai singoli allievi, di effettuare degli aggiustamenti e modifiche, rispetto al modello proposto, per cui è possibile personalizzare l’azione didattica e  adeguare il “carico di lavoro”, nel rispetto delle loro caratteristiche individuali.

LO STILE COLLABORATIVO O DELLA RECIPROCITÀ

si tratta di una forma simile, ma più evoluta, dello stile precedente, che presenta, comunque, uno spazio valutativo, che viene riconosciuto all’allievo stesso, che può esprimere un giudizio sulla propria prestazione, ma anche su quella dei compagni, nel lavoro di coppia e prevede, pertanto, varie forme collaborative, scambio di ruoli, feedback reciproci, ecc.

LO STILE DELL’AUTOVERIFICA

L’allievo, in questa circostanza, assume maggiore autonomia e sviluppa  il senso di autoconsapevolezza, che gli permettono di decidere, da solo, sulla capacità di cimentarsi in una determinata prova e sul grado di difficoltà che essa presenta, anche se la decisione dei contenuti da sviluppare spetta, esclusivamente, all’insegnante, il quale predispone delle situazioni stimolo di varie difficoltà, lasciando liberta all’allievo di graduarne le difficoltà e di risolvere i le situazioni problematiche che si presentano.

LO STILE DELLA SCOPERTA GUIDATA:

In questo caso l’insegnante, attraverso una serie di stimoli motivanti, deve fare in modo che sia l’allievo a scoprire la scelta esecutiva. Questo metodo prevede l’interazione verbale dell’insegnante con gli allievi,  i quali, adeguatamente motivati, dal punto di vista emotivo,  potranno promuovere le loro potenzialità creative e fantastiche.

LO STILE DIVERGENTE

L’insegnante, anziché imporre linee operative precostituite, spinge l’allievo a trovare strategie nuove, personali, creative e sconosciute, rispetto alla situazione nota, per la soluzione di un determinato problema.

STILE DEL PROGRAMMA COSTRUITO DALL’ALLIEVO

L’allievo crea nuove situazioni di apprendimento, con piena autonomia e libertà decisionale e operativa.

QUALE STILE ?

Sulla base delle evidenze neuro-scientifiche e dei diversi studi sull’argomento, è emersa la constatazione che non esiste uno stile di insegnamento ideale, per cui è necessario  che i soggetti impegnati nel campo dell’educazione, per garantire l’efficacia del loro intervento e per promuovere un apprendimento significativo,  adottino un approccio flessibile ed equilibrato, che integri elementi tradizionali  di tipo trasmissivo e riproduttivo,  con elementi innovativi, basati sullo sviluppo delle competenze costruttive della personalità, riguardanti lo sviluppo della plasticità cerebrale, delle competenze trasversali, della creatività personale e delle capacità di adattamento.

DIFFERENZE TRA I VARI STILI D’INSEGNAMENTO

Gli studiosi  A. Salter W. Graham (1985) hanno analizzato tre gruppi di ragazzi esposti a 3 degli stili di conduzione dell’insegnamento, sopra enunciati: quelli del comando, della scoperta guidata e del programma liberamente gestito dall’allievo, con riferimento all’apprendimento dell’abilità motoria nel golf.  Mentre i primi due gruppi mostravano differenze positive notevoli, sul piano della comprensione del compito da realizzare, il  terzo gruppo, che non aveva ricevuto nessuna istruzione, otteneva ugualmente risultati soddisfacenti, probabilmente perché aveva compiuto un numero medio di prove  ed esercitazioni  superiore a quello degli altri gruppi.

Le differenze, in termini condizioni dell’apprendimento, sembrano tali, da poter permettere la conclusione che lo stile della pratica permette più tempo, mentre gli stili  cooperativi e partecipativi consentono un migliore feedback e la realizzazione concomitante di obiettivi di comprensione e di socializzazione.

Inoltre, lo stile della reciprocità sembra essere più adatto alle fasi iniziali dell’apprendimento, grazie all’immediato feedback formativo, inoltre, questo sistema sembra essere il più adatto a sviluppare tutte le competenze sociali associate alla ricezione o distribuzione di feedback ai compagni.

Come nota conclusiva,  si potrebbe concludere, che, probabilmente, anche “il migliore stile di insegnamento ipotizzato”, cessa di avere la sua efficacia, se non consente agli allievi di compiere moltissime esercitazioni nell’abilità motoria insegnata e, comunque, di farli partecipare, in modo attivo, con motivazione, impegno e costanza alle varie attività programmate.