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Educazione motoria e disabilità

Educazione motoria e disabilità

La società attuale è travagliata da contraddizioni profonde, anche nel momento educativo, per cui l’individuo  che cresce, spesso, è indotto ad assimilare i meccanismi di rifiuto più di quelli di accettazione, che si enfatizzano, in particolare, nelle persone con disabilità di vario tipo.

L’EDUCAZIONE MOTORIA COME MEZZO PRIVILEGIATO DI CRESCITA, MATURAZIONE E SVILUPPO

L’educazione al movimento e col movimento rappresenta un momento educativo irrinunciabile, soprattutto a livello infantile: è, infatti, attraverso l’attività motoria che ha inizio lo sviluppo della coscienza di sé, della conoscenza del proprio io, come consapevolezza delle azioni, che si possono compiere con il proprio corpo e, quindi, delle capacità da parte dell’individuo di controllare e coordinare i movimenti in riferimento alla situazioni ed agli obiettivi.

In questo momento, in cui si mette in discussione l’educazione occidentale classica, che vedeva separazione tra educazione fisica ed educazione intellettuale, derivata, anche a livello scolastico,  dalla concezione dualistica di Cartesio (separazione tra “res cogitans” e “res extensa”), va delineandosi, sempre più chiaramente, un discorso di rivalutazione dell’eduzione al movimento e attraverso il movimento, inseribile nella globalità dell’intervento educativo.

Movimento e sviluppo cognitivo

Tutte le scuole di pensiero attuali, nel campo della neurofisiologia, della pedagogia, della psicologia, della psichiatria  e delle neuroscienze, affermano, infatti, che il corpo e, in particolare, il corpo che si muove, è strettamente legato agli aspetti psichici, intellettivi, emotivi, affettivi, che investono la totalità antropologica della persona.

Non si può immaginare un movimento voluto, che sia privo di attività psichica, perché la motricità non si esaurisce nell’atto motorio, muscolarmente inteso, ma è il risultato di molteplici atti e di numerosi funzioni, che essa coinvolge nella sua esecuzione.

Maria Montessori, già all’inizio del secolo scorso, sosteneva che “il movimento non è soltanto espressione dell’io, ma fattore indispensabile per la costruzione della coscienza, essendo l’unico mezzo tangibile che pone l’io in relazioni ben determinate con la realtà esterna”.

Ne deriva che il fatto qualitativo specifico dell’intelligenza, nell’infanzia e nella fanciullezza, in particolare, è, pertanto, dato dalle attività senso-motorie, per cui, a livello scolastico, è necessario favorirle e incoraggiarle.

L’educazione motoria, nelle sue prime fasi evolutive, si esprime, principalmente, attraverso il gioco, in cui si instaurano, gradualmente, movimenti di adattamento, che vanno dall’arrampicarsi, al sollevarsi, al sollevare oggetti, allo spostare cose di peso diverso da confrontare tra loro, usando il proprio corpo od oggetti come : corde, altalene, panche, scale verticali e orizzontali, scatole di legno, cartoni, cerchi,palle cubi,, bacchette, oggetti vari di spessore e colori diversi, ecc.

Le varie espressioni della personalità, riferiti a tensioni, contrasti, aggressività, timidezza, inibizioni, problemi affettivi e socio-relazionali, mancanza di fiducia in sé, disinteresse, mancanza di motivazione, sono sempre in rapporto con il corpo e col modo in cui esso è “vissuto”, dal punto di vista della sua conoscenza  e dalla sua accettazione e padronanza affettiva.


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IL PROBLEMA DELLA DISABILITÀ E PROPOSTE DIDATTICO-EDUCATIVE

La conoscenza, l’accettazione, la padronanza di gestire le proprie condotte motrici rappresentano, per i bambini disabili, un disturbo evolutivo del proprio schema corporeo, che determinano disarmonie sul piano cognitivo, emotivo e socio-relazionale, con chiare difficoltà di adattamento.

Ogni piano di lavoro per i bambini, che presentano le difficoltà sopra enunciate, dovrà prevedere un’analisi attenta delle sue condizioni , in particolare sarà utile  esaminare : le difficoltà di tipo percettivo-motorio, le difficoltà di espressione, l’incapacità di relazione, problemi di handicaps motori associati a tutti gli altri disturbi, problemi di simbolizzazione e di intellettualizzazione.

Tenendo presenti questi problemi, possono essere predisposti interventi in modo graduato, differenziato e personalizzato.

Con i soggetti che presentano maggiori problematiche, sia dal punto di vista motorio, sia dal punto di vista intellettivo, sulla base della documentazione medica acquisita, è consigliabile utilizzare esercizi di ginnastica passiva. In questa situazione, dove è richiesto l’intervento fisioterapico, sarà necessario stimolare nel bambino, attraverso un rapporto affettivamente intenso,  stimolazioni  di tipo sensoriale, come, per esempio : stimolazioni cutanee di vario tipo, rotolamento passivo, provoca mento allo striscio, bonificazione muscolare

Dove esiste una situazione di comprensione discreta, accompagnata da una disabilità motoria rilevante, il piano di lavoro va impostato su esercizi che mirano ad un eventuale recupero motorio, in questo caso la fisioterapia non viene più intesa come momento motorio fine a se stesso, bensì come momento psicomotorio, in cui l’alunno (coinvolto nella sua totalità antropologica) deve acquisire la consapevolezza di quello che fa, perché lo fa, e qual è il suo fine.

Nel caso in cui il bambino presenti una comprensione discreta e una motricità sufficiente, sarà utile lavorare sulle capacità senso-percettive, sullo schema motorio, sulla capacità coordinativa, sulla relazione col mondo degli oggetti e col mondo degli altri.

A tale scopo possono essere elaborate alcune schede di osservazione, graduate per difficoltà, procedendo dalla motricità globale alla motricità fine.