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“Dietro” la paura: I circuiti neurali sottostanti

“Dietro” la paura: I circuiti neurali sottostanti

Daniel Goleman, giornalista, scrittore e famoso psicologo statunitense, che ha a lungo scritto per il “New York Times” di neurologia e scienze comportamentali, ci aiuta a comprendere meglio le emozioni, nel complesso della loro varietà e complessità, attraverso i suoi numerosi volumi sull’empatia, sull’intelligenza sociale e, per ultima, ma certamente non per importanza, sull’intelligenza emotiva. Ha trattato anche il tema della paura dal punto di vista prettamente fisiologico e meccanico, descrivendo i “circuiti neurali”, attivati nel nostro cervello, che ne sono alla base.

Ovvero: ci siamo mai chiesti cosa c’è dietro questa, a tratti complessa, emozione della paura? Cosa accade dentro di noi quando ci assale il terrore, ci trema la voce ci sudano le mani, il cuore batte all’impazzata e sembra che dentro di noi sia scattato una specie di “black out”?

Un esempio su tutti potrebbe essere questa situazione tipo: mentre siamo soli in casa di notte, un rumore sinistro ci tiene in tensione, facendoci provare paura. Ciò che accade nel cervello, nei momenti successivi, ci fa capire come funzionano i circuiti neurali della paura e come l’amigdala, simbolo principe del “cervello emotivo”, funga da “sistema d’allarme”, mettendoci in uno stato di tensione.

In preda alla paura

Come avvertiamo, quindi, tecnicamente la paura, dopo aver percepito un rumore strano di notte? Prima di tutto, il suono che udiamo verrà ricevuto ed elaborato da un circuito che lo trasforma nel linguaggio del cervello, il quale a sua volta ci metterà in allarme.

Successivamente, una volta percepito ed elaborato il suono, verranno a diramarsi due vie nervose dal nostro cervello. Una porterà all’amigdala e al vicino ippocampo, il nostro magazzino della memoria, che raffronterà il rumore con altri, già uditi, per capire se già lo conosciamo. La seconda porterà alla corteccia uditiva, nel lobo temporale, dove verranno decodificati i suoni compresi e si svolgerà una analisi dettagliata e precisa sul suono. Sarà un gatto, la finestra che sbatte, o un ladro?

Dopodiché, creatasi una ipotesi, sarà inviata all’amigdala e all’ ippocampo per avere un raffronto e una certezza, dopo un paragone raffinato su ricordi simili immagazzinati. Se i ricordi combaceranno con quanto esaminato dalla corteccia uditiva (es: il gatto ha fatto cadere un oggetto in casa), il nostro stato di allarme o paura finirà. Altrimenti, se con molta probabilità la causa del rumore non sarà stata il gatto, proseguirà uno stato di insicurezza. E un altro circuito, fra amigdala ippocampo e corteccia prefrontale, indagherà ancora a fondo su quel suono dubbio.


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Reazione di vasta portata

Adesso l’amigdala mantiene l’allarme vivo più che mai, come un sistema centralizzato del nostro cervello, che si attiva in questo forte momento di ansia e paura non placate.

Nell’amigdala, ogni fascio di neuroni ha delle diramazioni particolari, con dei recettori che inviano e ricevono input. Potremmo paragonare il tutto ad un sistema d’allarme abitativo, vero e proprio, collegato alla sede centrale della polizia. Quindi, dei segnali in arrivo faranno sì che l’amigdala si trasformi in una “sentinella” allertata, che analizzerà quanto ricevuto dagli input.

Appena si comincerà a provare paura per davvero, l’amigdala ordinerà una reazione di vasta portata. Conseguentemente, la paura si manifesterà in vari modi e non la si riuscirà a controllare facilmente. L’amigdala invierà dei segnali alle cellule del nostro cervello (tronco encefalico, per la precisione) per far assumere ai muscoli, mimicamente, la paura vera e propria, con evidenti espressioni di spavento sul nostro viso!  Il nostro cuore riceverà degli input e il nostro battito sarà dunque in accelerazione. Anche la nostra sudorazione sarà ad alti livelli.

L’amigdala, infine, sempre insieme all’ippocampo, ordinerà alle cellule di scaricare la dopamina (Dopamina: per il sistema nervoso centrale, è un neurotrasmettitore che collabora al controllo delle capacità di attenzione) per indurre e concentrare l’attenzione, sempre di più, sulla fonte incompresa della paura (il rumore o rumori dubbi).

Accade così che, per risolvere e provare a scoprire la causa del rumore sospetto, anche le aree sensoriali della visione si attiveranno, in modo tale che anche gli occhi parteciperanno e cercheranno di rilevare tutto ciò che sarà utile alla risoluzione dell’emergenza. Per cui, visione, suoni, memoria e ricordi immagazzinati, rievocati all’occorrenza, interagiranno e arriveranno a far comprendere la situazione di spavento, passando così, da uno stato emotivo di allarme e paura, ad uno completamente opposto, di calma e consapevolezza sull’accaduto.