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Le nuove frontiere della didattica ispirata alla pedagogia attiva

Le nuove frontiere della didattica ispirata alla pedagogia attiva

La nuova didattica generale, che trova le sue radici e la sua ispirazione principale nella pedagogia di Dewey, rappresenta lo strumento indispensabile per stimolare il processo di crescita, maturazione e sviluppo degli allievi, definendo le condizioni favorevoli di apprendimento, gli orientamenti di marcia e calibrando gli interventi ad un contesto determinato.

La pedagogia attiva

Essa rappresenta un approccio ispirato alla responsabilizzazione dell’alunno, che agisce e interagisce, da protagonista, all’interno delle dinamiche presenti nel processo di apprendimento.

Ciò comporta un’adeguata idoneità e competenza, da parte dell’insegnante, di tradurre, sul piano applicativo, idee, principi, nozioni, concetti, legati all’attivismo pedagogico, che sono alla base di ogni azione educativa.

La scuola che cambia postula, infatti, la necessità di una rivisitazione continua dell’organizzazione del sapere e dei saperi, di superare le prassi educative sicure e garantite, creando un ambiente apprenditivo aperto, attraverso  l’utilizzazione di metodologie e strategie adeguate ai nuovi compiti formativi.

Ne deriva il principio che bisogna concepire la didattica non solo come “sapere pratico-operativo”, riferito   all’ambito disciplinare, ma come una scienza di sintesi, tra la teoria e la pratica, che studia il processo di insegnamento – apprendimento, sia nei contesti scolastici che in altri ambiti extrascolastici, creando le condizioni favorevoli per promuoverlo e svilupparlo.

La didattica generale è, quindi, una scienza dell’educazione, che presenta : un oggetto (riferito allo insegnamento – apprendimento), un campo di intervento (scuola ed extrascuola), ed un metodo (teoria e pratica dell’intervento).

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L’azione dell’insegnante

Per quanto riguarda il processo di insegnamento-apprendimento, l’azione dell’insegnante è normalmente centrata sui seguenti tre assi fondamentali di riferimento:

1. la dimensione cognitiva, basata sulle  conoscenze dichiarative, che investono il campo del sapere, ossia, come è stato già sottolineato, le nozioni, i concetti, riassumibili nel termine “know what”, che definiscono “il che cosa”,

2. la dimensione abilitativa, riguardante l’asse delle conoscenze procedurali, relative al saper fare, vale a dire al “know how”,  il come, che delineano, cioè, le modalità d’intervento.

3. la dimensione finalistico-educativa, che definisce il “know why” (il perché) e il “know where” (il dove) , che riguardano la dimensione valoriale, in cui si armonizzano gli obiettivi di apprendimento e i traguardi di sviluppo delle competenze, rivolti al saper essere.

In questa prospettiva la funzione del docente non è solo quella di trasmettere e travasare, in modo efficace, una quantità di conoscenze astratte, già confezionate, come avveniva nel passato, finalizzate a stimolare l’allievo ad immagazzinare, secondo un concetto bancario dell’accumulo, un repertorio, il più possibile vasto, di elementi culturali, legati alle discipline di studio.

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L’importanza dell’ascolto

La sua funzione, ben più complessa è, infatti,  quella di agire da facilitatore/animatore, in grado di allenarlo a sviluppare una capacità personale per la risoluzione di situazioni problematiche, facendogli acquisire, così, la consapevolezza della sua “autobiografia cognitiva” (Cosimo Lanese), che stimola il desiderio di confezionarsi un abito su misura, vale a dire, un suo modo e un suo stile personale di essere al mondo.

Il problema del docente, perciò, superando la logica della lezione cattedratica e frontale, è quello di porsi in ascolto attivo del discente, di conversare e dialogare con lui, di interpretare la complessità degli stimoli insegnativi, di stimolare risposte e risoluzioni personali di problemi anche di tipo divergente, di aiutarlo a maturare la capacità di giudizio. Di stimolarne, in definitiva, l’emancipazione interiore, cercando di sfumare sempre più la sua continua presenza.

Sulla base di questo orizzonte pedagogico di riferimento offerto dall’insegnante, il discente avrà la possibilità di interiorizzare i contenuti culturali, di leggere, analizzare, criticare, interpretare, confrontare, problematizzare il compito da svolgere, acquisendo, in modo permanente, il desiderio e il piacere di imparare ad imparare in modo autonomo.

In una prospettiva dell’intervento educativo personalizzato, inoltre, ciò che non dovrà mai mancare all’insegnante è la sua autenticità, la testimonianza e l’esempio, il modello positivo di porsi nei confronti dell’allievo e la capacità di mettere, continuamente, in discussione i criteri, le condotte, le procedure adottate, e lo stile utilizzato, nella conduzione dell’attività didattico-educativa.

Le nuove sfide della pedagogia attiva

Le nuove sfide da affrontare, nel campo della didattica nella nuova Scuola, riguardano, quindi, una serie di fattori con i quali la professionalità del docente è chiamata a confrontarsi e che comportano una rimodellazione teorica dell’insegnamento in un ambiente apprenditivo aperto, nella consapevolezza che il suo campo d’azione deve tener conto delle diverse sollecitazioni che la società odierna offre agli studenti di oggi, tramite i diversi luoghi e ambienti dell’istruzione extrascolastica.

Educare alla consapevolezza

Apprendere conoscenze nuove è, certamente necessario, ma è altrettanto importante che l’allievo, in un ambiente stimolante e coinvolgente di didattica partecipata, diventi consapevole e autoregolatore della sua situazione di apprendimento, riguardante l’obiettivo da perseguire, le difficoltà del compito, le strategie da utilizzare, la verifica dei processi e degli esiti di apprendimento, tenendo conto delle capacità di cui dispone.

Ciò vuol dire che, per lui, è necessario sviluppare competenze metacognitive, che gli consentano di progettare il quando, il come e il perché delle sue azioni.

Educare al corretto utilizzo delle nuove tecnologie

Una importante sfida di una nuova filosofia dell’insegnamento, inoltre, riguarda il campo della tecnologia, verso la quale la didattica deve essere in grado di dare risposte concrete e sensate, nella consapevolezza che la comunicazione multimediale, rappresenta un’esperienza fondamentale, irrinunciabile e di grande fascino per le nuove generazioni.

L’utilizzo degli strumenti tecnologici permette, infatti, all’insegnante, di disporre di un mezzo dinamico coinvolgente che, rispetto alla lezione e alla cultura statica del libro di testo, consente all’alunno una migliore comprensione degli argomenti da lui trattati e una migliore contaminazione interattiva, che gli conferiscono un suo ruolo più attivo, tramite il quale, egli può visualizzare esempi concreti, effettuare approfondimenti, costruire un suo itinerario personale di sviluppo, in un ambiente stimolante di autoapprendimento.

Educare all’inclusione

Le mutate condizioni ambientali, impongono, infine, una nuova competenza professionale, in grado di affrontare il diffondersi, sempre più esteso e inarrestabile del problema, legato al fenomeno  della multiculturalità, dell’interculturalità, dell’integrazione, dell’inclusione, che comportano il confronto continuo con teorie didattiche offerte da culture diverse e di diverso livello e, perciò, la predisposizione di interventi e strategie più adeguati ad una società attuale, caratterizzata dalla complessità e dalla continua evoluzione. 

In questa direzione va veicolata la tecnica della conduzione della classe, nella quale gli allievi  possono lavorare in piccoli gruppi, per attività di apprendimento, secondo la metodologia della cooperative learning, in cui, si facilita il fenomeno dell’integrazione e dell’inclusione e si realizza una forma di interdipendenza positiva, di cooperazione e di interazione dinamica, nel rispetto delle differenze individuali, nell’approccio ai vari compiti di sviluppo.

In conclusione, la scuola che cambia deve dare ad ogni studente gli strumenti e i criteri per orientarsi in un mondo in cui, una società complessa e contradditoria, come quella attuale, utilizzi la pervasività dei social network, che, spesso, se mal utilizzati o passivamente subiti, dai bambini e dai ragazzi, rischiano di catturare acriticamente la loro attenzione, il loro consenso e, quindi, la loro libertà di scelta.

Per ulteriori approfondimenti sul tema si rimanda alla consultazione della letteratura specializzata, che  riguarda altre interessanti implicazioni, come la didattica per concetti, la didattica speciale, la didattica orientativa, la didattica dell’errore, o i vari sistemi metodologici innovativi, come la peer education, il role playing, ecc.


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