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European Week of Sport: Attività motorio-sportiva e alunni con disabilità (Parte 2)

European Week of Sport: Attività motorio-sportiva e alunni con disabilità (Parte 2)

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Sviluppo cognitivo e motricità

Soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo infantile, tutti i meccanismi conoscitivi riposano sulla motricità.

Con il movimento, il bambino dà una “sistemazione” alla realtà e con questa operazione di sistemazione dà “ordine”, se così si può dire, alla propria mente. I movimenti del corpo, insomma, oltre che migliorare capacità e abilità di tipo fisico, sono elementi fondanti di costruzione della vita mentale.

L’intervento educativo rivolto all’alunno con disabilità deve essere mirato a correggere le “turbe psico-motorie”: instabilità psico-motoria, goffaggine dei movimenti, scarsa coordinazione, imperfetta dominanza laterale, deficiente strutturazione spazio-temporale, insufficienza della conoscenza del proprio corpo.

Per l’insegnante è fondamentale utilizzare strategie e strumenti adatti che portino gradualmente l’alunno a superare o ridurre situazioni di conflitto prolungato con la realtà o con le esigenze di un ambiente non conforme ai suoi bisogni, offrendogli una base di sicurezza al di fuori di ogni minaccia, pregiudizio, condanna o rifiuto. Alla scuola spetta il compito di far crescere nell’alunno svantaggiato quel senso di accettazione di sé, in modo che questa diventi un “abitus” duraturo e permanente della sua vita.

L’educazione motoria, che può sfociare, anche per lui, in attività sportiva, è il mezzo ideale per stimolarne lo sviluppo anatomo-fisiologico, per favorire lo sviluppo dell’intelligenza operativa, per acquisire il dominio emozionale e la formazione del carattere, per facilitare l’affermazione di sé, la relazione e il confronto con gli altri.

Attraverso un razionale impiego di attività motorio-sportive mirate si può giungere all’eliminazione o alla riduzione dei fattori perturbanti più frequenti del comportamento sociale (auto-aggressività, etero-aggressività, inibizione, isolamento, marginalità sociale, ecc.) ed alla formazione dell’attitudine personale di fronte allo sforzo, evitando gli estremi della passività, dell’instabilità o dell’impulsività disordinata.

I benefici dell’attività motorio-sportiva per l’alunno con disabilità

L’attività motorio-sportiva rappresenta un’importante occasione di apprendimento per l’alunno con disabilità, in quanto gli consente di raggiungere una maggiore conoscenza di se stesso e delle proprie reali possibilità e limiti, delle proprie capacità ed incapacità, passando, così, dalla non conoscenza del proprio corpo alla elaborazione dello schema corporeo.

Inoltre, prevede l’apprendimento di nuovi modelli comportamentali, che portano gradualmente ad uno stato di possibile autonomia, debellando eventuali meccanismi regressivi. Favorisce l’autoespressione, l’autorealizzazione, l’autocontrollo e, quindi, un’indipendenza psicologica che comporta autostima e autoaccettazione.

L’attività motorio-sportiva permette anche di sperimentare la condizione di vita di gruppo, che facilita un adeguato adattamento alla realtà e alle esigenze dell’ambiente, e la compensazione con dati e fatti positivamente vissuti, di eventuali frustrazioni subite in altri contesti psico-sociali, canalizzando eventuali tendenze aggressive e autoaggressive in azioni socialmente produttive.

C’è poi da considerare il beneficio che la persona disabile può trarre da un’attività motorio-sportiva guidata sotto il profilo organico (miglioramento delle funzioni neuro-muscolari, respiratoria e cardiocircolatoria) e coordinativo (sviluppo delle capacità di organizzare, direzionare e regolare il movimento).

Di qui la necessità di avviare all’attività sportiva, compresa quella agonistica, anche soggetti con disabilità, le cui condizioni non siano tali da rappresentare un rischio per la loro integrità fisica.

Come intervenire

Se la scuola punta all’integrazione degli alunni che si trovano in una situazione di svantaggio rispetto agli altri, il problema motorio-sportivo acquista un’importanza notevole, per cui risulta fondamentale preparare gli insegnanti con un’attività di formazione mirata e creare le condizioni ottimali perché il progetto sportivo possa decollare nel modo giusto.

A tale scopo sarebbe necessario prevedere:

1) Una forma di collaborazione sistematica fra la Scuola, l’Agenzia governativa “Sport e Salute”,  il Comitato Paraolimpico Italiano, le Associazioni sportive, che operano sul territorio, le Federazioni, gli Enti locali, ecc.

2) L’utilizzazione degli insegnanti di Educazione Fisica per il completamento dell’orario di cattedra.

3) L’utilizzazione degli insegnanti di Educazione Fisica impegnati nell’attività di sostegno.

In più, va ricercato un rapporto di comunicazione-collaborazione con le famiglie, le quali vanno anche educate alla consapevolezza che l’apprendimento più duraturo non passa solo attraverso le discipline, che la vecchia scuola definiva nobili, ma anche e soprattutto attraverso esperienze calde, di prima mano, emotivamente forti, che siano personalmente vissute dai loro figli, mediante attività significative e coinvolgenti, come quelle legate alle attività motorio – sportive, le quali, come affermano alcuni noti pedagogisti, aprono, soprattutto per i ragazzi disabili, un vero e proprio balcone cognitivo sul mondo.

Una valida opportunità è rappresentata dalla partecipazione all’attività sportiva scolastica, secondo un’articolazione più elastica e meno selettiva di quella attuale, che preveda la partecipazione attiva e coinvolgente di un numero sempre maggiore di alunni disabili.

A tal fine è opportuno che studiare programmi di intervento adatti allo scopo, che vedano impegnati con una giusta sinergia operativa quei soggetti, che per loro vocazione istituzionale, ricercano tra i loro obiettivi una migliore qualità della vita dei cittadini sotto il profilo della salute dinamica e del ben-essere in genere.

Verso una vera inclusione degli alunni con disabilità

Come nota conclusiva, mi pare che si debba sottolineare un altro aspetto importantissimo dell’attività motorio – sportiva dell’alunno con disabilità.

Mi riferisco al problema, non ancora risolto, dell’esonero dalle lezioni di Educazione Fisica.

Mi risulta che, con troppa facilità, detto esonero venga concesso non solo agli alunni con disabilità fisiche invalidanti, ma anche a quelli che non presentano disturbi tali da costituire serio impedimento alle esercitazioni pratiche.

In questo modo si contravviene alle Indicazioni Nazionali e alle Circolari Ministeriali, che raccomandano la necessità che gli alunni disabili usufruiscano di tutte le opportunità formative indicate nel PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) e l’importanza del loro coinvolgimento attivo nell’attività sportiva scolastica.

In definitiva, quello che bisogna perseguire è una nuova cultura dell’attività motorio-sportiva, intesa non già come attività accessoria o come semplice esercizio ricreativo (o, nel caso dell’handicap, come terapia riabilitativa), ma come mezzo di formazione e sviluppo della personalità nella sua totalità antropologica.

Le persone disabili, in questo contesto, devono avere diritto di “cittadinanza” al pari degli altri: non hanno più bisogno di “favori” ma di interventi concreti, che realizzino veramente la loro rinascita fisica, psicologica e sociale.

La strada da percorrere è lunga e piena di difficoltà, ma se ne parliamo significa che c’è la volontà di cambiare le cose. Solo unendo le forze potremo fare qualcosa di più della semplice commiserazione pietistica.

È una scelta di cultura e di civiltà, che richiede un impegno reale e convinto.

La scuola, che si propone da tempo come obiettivo l’integrazione e l’inclusione, deve impegnarsi di più su questo campo, ma non può lavorare in solitudine: è necessario che individui i giusti partner (enti locali, agenzie educative, sociali, scientifiche, ASL, ecc.) che la possano affiancare e supportare nella costruzione e nella realizzazione di una progettualità mirata a garantire una situazione di ben-essere per gli alunni disabili.

Tutti possono e debbono collaborare se si vuole dare piena attuazione al dettato costituzionale che, all’art. 3, afferma: Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.