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Il ruolo degli insegnanti in una scuola “complicata”

Il ruolo degli insegnanti in una scuola “complicata”

La famosa e apprezzata scrittrice Dacia Maraini è testimone e convinta sostenitrice dell’istituzione scolastica e del ruolo fondamentale che riveste l’insegnamento (cfr. La scuola ci salverà).

Gli insegnanti che creano vita e futuro sono coloro che credono in ciò che fanno, che hanno il coraggio di rischiare, che si sacrificano per il loro impegno preso come educatori. Gli insegnanti lavorano col futuro e il futuro a volte è mistero, a volte è buio come una notte senza il luccichio delle stelle nel cielo.

Sacrificano il loro tempo, si dedicano alla scuola con un calore che trascina gli studenti, li coinvolgono nello studio. Sono questi gli insegnanti motivati, che danno loro stessi per una grande causa: il successo delle scuole per cui lavorano e dei bambini e ragazzi che ne fanno parte. La scuola vive e sopravvive grazie a tutti quei professori motivati e appassionati. Insegnanti capaci che sorreggono la scuola, nonostante i molti ostacoli; perché la scuola fa la differenza, soprattutto nei momenti di crisi.

In effetti, l’Istituzione Scolastica è sempre stata ed è tutt’ora in agitazione, avendo attraversato sempre periodi di cambiamento ed instabilità. Ma la scuola e gli insegnanti meritano di più, la scuola è il più grande investimento di un Paese per il futuro e noi abbiamo bisogno di futuro. Gli insegnanti hanno bisogno di un progetto di riqualificazione dell’insegnamento nel suo insieme, globalmente: le riforme mancate, tagli e promesse a volte non mantenute, hanno creato una scuola “complicata” ove operare (cfr. “Il danno scolastico. La scuola progressista come macchina della disuguaglianza”, Paola Mastracola e  “L’aula vuota. Come l’Italia ha distrutto la sua scuola“, Ernesto Galli Della Loggia).


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LA SCUOLA E LA CGIL

Un primo momento convulso, nuovo e pieno di fermento per la scuola è quello che riporta la data del 14 luglio 1967, in cui si diede il via ad un sindacato nazionale scuola, destinato prima della fine dell’anno a divenire il sindacato della scuola, CGIL-Scuola.

Ecco l’avvio, quindi, di un drastico ridimensionamento dell’autorità fino ad allora esercitata sull’istituzione scolastica dallo Stato centrale, ancora in qualche modo custode, in forza della sua stessa natura, degli antichi obiettivi nazionali dell’istruzione pubblica. Al suo posto subentrò quello che possiamo definire “governo sociale della scuola”: da un lato, la concessione dell’autonomia amministrativa ai singoli istituti, dall’altro la proclamazione della libertà di sperimentazione metodologica attribuita agli insegnanti.

La scuola viene ormai definita nei decreti “una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica”, attraverso il varo di nuovi ambiti istituzionali quali il consiglio scolastico di regione e provincia, il collegio docenti, il collegio di classe e via dicendo.

La partecipazione democratica, quindi, segna l’ingresso nella scuola del sindacato, di una politica non intesa come progetto complessivo, indirizzo generale deciso da un centro nazionale, bensì un continuo riunirsi per discutere, deliberare e mettere tutto ai voti, spesso però in un contesto di caos e divisioni poco proficue per progettazioni scolastiche a lunga durata.

IL P.O.F. (Piano dell’Offerta Formativa)

A seguito di ciò, un altro periodo storico, conseguente al precedente sopra descritto, ha inizio e si sviluppa agli inizi degli anni novanta circa, con l’accentuarsi di un generale indebolimento della sfera politica, assieme ad una crescente autonomia culturale della società, all’insegna di una frantumazione di gruppi.

Conseguenza che si riversa è l’inizio dell’autonomia scolastica: l’abdicazione della politica e abbandono dell’istituzione scolastica a se stessa, e nuovamente il corpo insegnanti immerso in un lavoro lastricato da piccole e grandi difficoltà, in una scuola che però, grazie a loro, va avanti, non si ferma, e continua ad espletare le sue funzioni, nonostante tutto. L’autonomia si risolve, infatti, nella necessità per ogni istituto di autopromuoversi.

Questa opera di autopromozione si compie attraverso il POF (piano offerta formativa), ad opera del Ministro dell’Istruzione Berlinguer, anno 1999.

In pratica, all’inizio dell’anno scolastico, ogni scuola cerca di far interessare le famiglie pubblicizzando il proprio POF: progetti, attività aggiuntive interne ed esterne didattiche extra didattiche, magari organizzate in collaborazione con sponsor esterni (scuole di lingue e laboratori vari, di musica, arte, attività sportive).

Progetti nuovi, innovazione metodologica e disciplinare sono obiettivi importanti, da perseguire con passione e impegno, ma il tutto non è sempre facile da realizzare per i professori e gli insegnanti nelle scuole coinvolte.