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Autostima nel bambino: cos’è e come accrescerla

Autostima nel bambino: cos’è e come accrescerla

L’autostima è un pilastro fondamentale della nostra vita: grazie all’autostima siamo in grado di far fronte alle difficoltà, di credere in noi stessi e di realizzare progetti.

L’autostima nel bambino

Il pensiero mentale positivo va costruito fin da piccoli, in questa prospettiva JEAN PIAGET(pedagogista ed epistemologo svizzero) affermava: “Lo sviluppo mentale è una costruzione continua, paragonabile a quella di un vasto edificio che ad ogni aggiunta diventa più solido, o piuttosto alla messa a punto di un delicato meccanismo”.

L’autostima è un costrutto in continua evoluzione che si inizia a costruire fin dai primissimi anni di vita e rappresenta il valore che ogni soggetto attribuisce a se stesso. Tale valore non è pre-esistente, ma si costruisce mediante i rimandi che le persone significative (genitori, fratelli, nonni, parenti frequentati abitualmente) danno al bambino.


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Come possiamo far accrescere l’autostima nel bambino?

  1. SOTTOLINEARE I PUNTI DI FORZA. Quando i bambini sono consapevoli di aver successo, imparano ad affrontare nuove sfide con più confidenza. Bisogna conoscere i loro punti di forza e rafforzarli facendo complimenti per i successi avvenuti anche se di piccola entità.
  2. CRITICARE IL COMPORTAMENTO NEGATIVO, MA NON IL BAMBINO. Criticando il comportamento negativo invece che il bambino stesso, lo si può aiutare a percepire le sue azioni come qualcosa su cui lavorare.
  3. ACCETTARE LE INSICUREZZE DEL PROPRIO FIGLIO. Ogni bambino sperimenta insicurezze e dubbi, perché si trova a conoscere un mondo per lui sconosciuto. Quando prendono piede sentimenti di dubbio e paura, il genitore, soprattutto, deve accogliere queste insicurezze e trasformarle.
  4. RICORDARE CHE “SBAGLIANDO SI IMPARA”. Il bambino deve imparare attraverso l’errore a infilarsi una scarpa, a scrivere il proprio nome, a comprendere le tabelline, e così via. Alcuni ricercatori hanno scoperto che chi riconosce l’errore attiva meccanismi neurologici della ricompensa, mentre chi “non ammette l’errore” attiva dentro di sé meccanismi di “evitamento”.
  5. LASCIARE IL BAMBINO LIBERO DI SCRUTARE L’AMBIENTE CIRCOSTANTE. A volte i genitori hanno degli atteggiamenti eccessivamente protettivi nei confronti dei bambini, per timore di perdere il controllo o che la situazione sfugga di mano (pensiamo ai genitori che trovano sempre soluzioni ancor prima che i bambini si siano posti un problema). A questo proposito Maria Montessori (Chiaravalle 31 agosto 1870-Noordwiijk 6 maggio 1952, educatrice, pedagogista, filosofa, medico, neuropsichiatra infantile e scienziata) affermava che l’adulto deve dare e fare quel tanto che è necessario affinché il bambino possa utilmente agire da solo: se fa meno del necessario non può agire utilmente; se fa più del necessario – e perciò si impone o si sostituisce al bambino- spegne i suoi impulsi fattivi.

L’approccio cognitivo-comportamentale

L’autostima, quindi, è un prezioso punto di forza che si sviluppa nella prima infanzia, ma che può ricevere una brusca interruzione e avere ripercussioni nella nostra vita (potrebbe indurci a sviluppare la depressione). Un approccio importante deriva dalla teoria cognitivo-comportamentale (CBT), che si propone di aiutare i pazienti ad individuare pensieri negativi ricorrenti e disfunzionali, al fine di sostituirli con convinzioni più funzionali.

L’obiettivo della CBT consiste nell’eliminare stati depressivi o ansiogeni che causano comportamenti di bassa autostima, tutto ciò si basa sul concetto che le risposte comportamentali ed emotive sono fortemente influenzate da idee, pensieri, convinzioni e credenze relative agli eventi del vissuto.

Quali fasi sono previste?

  1. VALUTAZIONE INIZIALE: lo psicoterapeuta raccoglie informazioni.
  2. PSICO-EDUCAZIONE: lo psicoterapeuta illustra al paziente il problema rassicurandolo.
  3. RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA: questa fase prevede un dialogo tra psicoterapeuta e paziente per cercare di capire le cause che hanno portato al malessere.
  4. ESPOSIZIONE: l’ultimo step prevede che il paziente si esponga a circostanze in grado di innescare situazioni di angoscia che facciano emergere il problema di modo tale che il terapeuta faccia affrontare al paziente con tranquillità l’evento che crea disagio.