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Comfort Zone: come fare per uscirne (e perché)

Comfort Zone: come fare per uscirne (e perché)

Cos’è la Comfort Zone

La Comfort Zone, ovvero la “zona di comfort”, è quell’area psicofisica della nostra vita in cui ci sentiamo a nostro agio. Si parla di area psicofisica perché le implicazioni sono sia di carattere fisico che di carattere psicologico. Non c’è niente di male ad avere una propria zona di comfort, è quella che permette di svolgere le nostre attività quotidiane in tranquillità e a volte anche meccanicamente, il che accorcia certamente i tempi e offre anche un certo relax, sapendo che quella particolare attività verrà svolta senza doverci pensare troppo su. Accade a volte di ritrovarsi a cose fatte senza ricordare esattamente i passaggi che ci sono voluti per arrivare a quel punto. Eseguiamo in maniera automatica un numero considerevole di azioni, a casa, al lavoro, con la famiglia, il che è funzionale ad una vita normale.

Ci sono però due aspetti fondamentali da prendere in considerazione: il primo è la consapevolezza, ovvero sapere che si stanno compiendo azioni che sono all’interno della nostra zona di comfort, il secondo è il limite che ci può porre il rimanere sempre all’interno di questa zona, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico.

Si parla di consapevolezza perché è quella che ci fa rendere conto del fatto che la nostra zona di comfort invece di facilitarci l’esistenza ce la limita. Senza la consapevolezza è impossibile rendersi conto dei propri limiti autoimposti che spesso e volentieri non ci permettono di avanzare nella vita, sotto ogni aspetto.

I limiti della Comfort Zone

Gli esempi ci permettono di comprendere cosa può esserci di limitante nella propria zona di comfort, un esempio molto semplice è il cibo, o le località di vacanza.

Non si assaggia un cibo sconosciuto o non si cambia destinazione, si acquista sempre lo stesso prodotto o si valutano le persone intorno a noi con lo stesso criterio.

Questi aspetti possono apparire banali ad un primo sguardo e non hanno effettivamente risvolti particolarmente negativi, a meno che non avvenga un cambiamento. Possiamo certamente ammettere che i cambiamenti nella vita avvengono e sono frequenti, per quanto qualcuno cerchi di non farli.

Un esempio è la scuola, il passaggio da medie a superiori, l’autonomia di andare da soli, il passaggio alla vita lavorativa: ognuno di questi aspetti implica l’uscita dalla zona di comfort. Senza questi passaggi sarebbe impossibile evolvere. Apparentemente sono passaggi scontati, ma implicano il riallineamento delle proprie abitudini sociali, alimentari, motorie e di apprendimento.

Diciamo che, se fino ad una certa età, diamo per scontati determinati passaggi e li affrontiamo bene o male in gruppo, ad un certo punto le scelte individuali si manifestano in maniera prepotente (difficilmente incontriamo i nostri ex compagni di scuola nel nostro posto di lavoro o con gli stessi gruppi di amici, per quanto possano restare dei legami forti).

Perché è importante uscire dalla propria zona di comfort

È nel momento delle scelte individuali che si manifesta il nostro “storico”. Ognuno di noi ha alle spalle una famiglia, delle abitudini, delle sovrastrutture, delle convinzioni di cui non sempre siamo consapevoli, proprio perché ci siamo cresciuti e abbiamo difficoltà a riconoscerle. Le riconosciamo se ad un certo punto ci troviamo a confrontarci con gli altri e decidiamo di prestare attenzione a quanto di diverso ci può essere intorno a noi. Non necessariamente quello che ci viene mostrato è migliore o peggiore di quello che già sappiamo o viviamo ma di certo ci offre la possibilità di scegliere a valutare altre opzioni in ogni ambito della nostra vita.

La cosa più importante è avere l’opportunità di scegliere e la capacità di farlo.

Pensiamo al lavoro, potremmo avere l’opportunità di cambiare e in meglio, ma da qualche parte nel nostro cervello c’è una convinzione limitante che ci dice che “lasciare la strada vecchia per la nuova”…

La domanda che è importante porsi è se questa convinzione sia nostra e dettata dalla nostra esperienza o se venga da altri. Poiché è un proverbio, è evidente che non può essere roba nostra. A questo punto, è necessario interrogarsi e cercare di risalire per quanto possibile all’origine della convinzione e alla persona o alle persone che ce la ripetevano in passato e valutare se effettivamente le loro scelte non siano negative per noi, visto che siamo in grado di affrontare un cambiamento. Per assurdo, ne abbiamo affrontati di più grossi in fase di crescita.

Pensiamo alle relazioni con le persone: le generazioni precedenti hanno interagito di certo con un numero nettamente inferiore di persone e, spesso e volentieri, appartenenti allo stesso ambiente. Avremo certo sentito esprimere giudizi e pregiudizi su varie categorie di persone, categorie delle quali non abbiamo magari nessuna esperienza diretta, ma di cui crediamo di avere una certa conoscenza. Di conseguenza, le evitiamo o le frequentiamo in base a criteri che non ci appartengono. Questo ci preclude un’interazione obiettiva e basata su un’esperienza diretta delle persone che incontriamo e spesso non ce ne rendiamo conto.

La cosa più difficile è proprio avere la consapevolezza del fatto che quello che stiamo scegliendo di vivere sia condizionato da qualcosa che non ci appartiene.

Come uscire dalla propria Comfort Zone

Il primo passo è osservarci nel momento in cui nella nostra testa di formano certe frasi, come ad esempio “il mare lì è più bello”, ma non ci siamo mai stati. “Il cibo etnico non mi piace”, ma non lo abbiamo mai assaggiato. “Il sabato faccio la spesa e pulisco casa”, ma potrei benissimo farlo in un altro momento e godermi una giornata libera. “Il giallo mi sta male”, ma mi piace tantissimo e mi fa stare bene.

Sono tutti piccoli passi verso la consapevolezza che ci permetterà di decidere per una cosa o per un’altra con la conoscenza diretta di quello che stiamo facendo e non per sentito dire.

Quando scegliamo consapevolmente usciamo automaticamente dalla zona di comfort, impariamo a distinguere quello che è nostro da quello che non lo è, ci apriamo al mondo a piccoli passi e portiamo avanti una vita che è nostra al 100%, in cui ci riconosciamo e in cui rispondiamo al nostro essere naturale e non più a convinzioni e aspettative che non ci appartengono.