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Autostima e consapevolezza: il potere delle parole

Autostima e consapevolezza: il potere delle parole

L’autostima: scelta ottimista o consapevolezza di sé?

Non è la quantità di nozioni a renderci felici, ma la capacità di applicarle. Agire con consapevolezza in ambito educativo è fondamentale. Avere obiettivi chiari e rafforzare la relazione di aiuto, sia come genitori che come educatori, è essenziale. Il punto di partenza è la fiducia. Per una relazione efficace sarebbe opportuno affrontare le nostre paure: “Ho paura che diventi così”. Le paure che si hanno sono quelle che si trasmettono senza a volte  accorgersene, ostacolano l’autostima nei bambini. La relazione educativa è uno scambio basato sulla fiducia. Frasi come “sii positivo, andrà tutto bene” sono spesso inefficaci, perché impongono una positività astratta e ignorano le reali difficoltà del bambino/a.

Scegliere di essere incoraggianti in modo concreto, evitando di creare una barriera nella comunicazione è la strategia da provare. L’autostima è un percorso personale, fatto di successi e fallimenti. I bambini, fidandosi delle figure genitoriali e degli educatori, interiorizzano i loro comportamenti e le loro parole. Per questo, è cruciale che gli adulti investano in comportamenti sani, offrendo un modello che consenta ai bambini di costruire un’autostima autentica e solida.

Parole che incidono: come la comunicazione plasma l’autostima

Spesso, nel tentativo di proteggere i/le bambini/e dai nostri stessi errori, usiamo parole che, pur con le migliori intenzioni, creano un effetto indesiderato. La comunicazione non è solo ciò che diciamo, ma anche come lo diciamo. Paul Watzlawick, con la sua teoria della comunicazione umana, sottolinea che il livello di contenuto (il messaggio in sé) è inseparabile dal livello di relazione (come quel messaggio viene interpretato).

Dire a un bambino/a “non capisci mai” o “sei sempre così, colà” equivale a distruggere la sua identità. Queste affermazioni, che usano il verbo essere, definiscono la persona invece di descriverne un comportamento. Questo può generare una paralisi emotiva, come strappare un disegno che rappresenta le sue emozioni. È più efficace, e costruttivo, concentrarsi sul comportamento specifico.  Questo approccio insegna al bambino a distinguere tra chi è e ciò che fa, preservando la sua autostima.

Una relazione educativa sana si fonda sulla fiducia e sull’incoraggiamento. Frasi come “so che ce la farai, credo in te mostrano una fiducia nelle potenzialità del bambino, anche se la paura di un possibile fallimento può frenare l’adulto.

Tuttavia, frasi che puntano sull’impegno e sulla collaborazione sono sempre vincenti:  

  • “Insieme possiamo farcela.”
  • “Ho notato l’impegno che ci hai messo.”
  • “Il tuo contributo è stato prezioso.”
  • “Sono qui per te.”

In questo modo, il/la bambino/a impara che l‘errore non definisce la sua identità, ma è parte del percorso di apprendimento. Le parole hanno un potere immenso nel costruire o demolire. Usarle con consapevolezza è un atto d’amore e di rispetto.

Aspettative dell’adulto-autostima: ponte che crea o muro che crolla?

Le etichette, anche se non pronunciate ad alta voce, possono indurre al fallimento educativo. Un ragazzo etichettato come “il terribile” potrebbe sentirsi costretto a mantenere quell’immagine, ribellandosi quando riceve un complimento che non si aspetta. Questo comportamento, che può sembrare incoerente agli occhi dell’adulto, in realtà è un modo per rimanere fedeli a un’identità che gli altri gli hanno attribuito. Un genitore, un educatore può aiutare il/la bambino/a, ragazzo/a a capire che quell’energia, usata per essere “terribile”, è uno sforzo non utile.

L’obiettivo è fargli comprendere che la stessa energia può essere incanalata in modo diverso, verso attività che gli permettano di esprimere la sua autenticità e di sentirsi bene con sé stesso. Il fallimento educativo spesso deriva dalla convinzione che un bambino, che diventa adolescente e adulto, “deve” fare qualcosa perché “lo ha sempre fatto” o perché “gli riesce bene”. Queste aspettative, che spesso riflettono i desideri o le identità dei genitori, degli educatori non tengono conto del cambiamento e della crescita individuale. L’approccio vincente, al contrario, è quello di offrire possibilità concrete, lasciando che sia lui/lei a scegliere liberamente. Le azioni educative efficaci sono quelle che non costringono, ma tracciano un sentiero. Creare una relazione basata sulla fiducia e sull’ascolto è fondamentale.

Questo significa offrire la possibilità di ascoltare se stessi, di capire cosa vuole fare, chi si vuole diventare e di cosa si ha bisogno per stare bene nel presente. La vera autostima non si basa solo sul successo, ma sulla consapevolezza del proprio valore, anche di fronte a un fallimento. Come afferma Laporte, è cruciale che un/una bambino/a continui a sentirsi capace anche quando non riesce in qualcosa.

Costruire una solida autostima significa che il suo valore non è legato unicamente al risultato, ma alla sua persona, offrendo una base emotiva sicura per affrontare qualsiasi sfida.

Verso l’autostima: rompere le convinzioni limitanti

Se un/una bambino/a sviluppa un’immagine negativa di sé, inizia a temere il fallimento. Questa convinzione limitante gli impedisce di mettersi in gioco e di imparare dai propri errori. Questo meccanismo genera insicurezza, ansia da prestazione e il timore del giudizio altrui. Il/la bambino/, è indotto a pensare: “È inutile provarci, tanto fallirò”.

In questo modo, la persona diventando adulta crea una profezia che si auto-avvera: parte già con l’idea di fallire, e in modo inconscio, si comporta in modo tale da confermare la sua aspettativa negativa. In questo modo, può dire a sé stessa: “Vedi? Avevo ragione fin dall’inizio”.

Quando le aspettative modellano gli altri

La profezia che si autoavvera non riguarda solo convinzioni personali, ma anche aspettative sugli altri. Ne sono esempi classici l’Effetto Pigmalione e l’Effetto Golem, studiati in ambito educativo e lavorativo.

Effetto Pigmalione: è il fenomeno per cui aspettative positive verso qualcuno aumentano le sue performance. Ad esempio, se un insegnante crede fermamente nelle potenzialità di uno studente, questo tenderà a migliorare significativamente, perché incoraggiato e motivato dall’atteggiamento positivo dell’insegnante.

Effetto Golem: al contrario, aspettative negative producono risultati negativi.

Il miglioramento dell’autostima del bambino/a favorisce quanto segue:

  • Resilienza
  • Maggiore senso di controllo
  • Autonomia/indipendenza
  • Rispetto di sè e degli altri, dei limiti
  • Sicurezza nella costruzione delle relazioni
  • Capacità di prendere decisioni