Nel campo dell’insegnamento sportivo, come in altri campi, uno degli aspetti, che qualificano maggiormente la funzione dell’istruttore, riguarda la sua competenza sulla metodologia dell’insegnamento che, oltre alle istruzioni tecniche impartite ai suoi allievi, riferite agli aspetti meccanici, estetici e funzionali, investe il campo didattico-educativo, collegato con la gestione degli aspetti psicologici, pedagogici e sociali, che sono alla base di ogni azione educativa.
In questa prospettiva, questi ultimi elementi sono profondamente incisivi, sui traguardi di sviluppo da perseguire, in quanto consentono all’insegnante di migliorare la partecipazione attiva di ogni singolo allievo e la sua motivazione ad apprendere.
Ciò dipende, in gran parte, dal suo stile di conduzione dell’attività didattico-educativa, che va adattata alle personali abilità del discente, stimolandone il perfezionamento, senza “bruciare le tappe”, rispettando i suoi naturali ritmi di sviluppo, in una atmosfera stimolante, in cui si possa creare un rapporto emotivamente caldo, tramite una forma di comunicazione empatica efficace.
La Tipologia del Rinforzo nell’Apprendimento
Tra le varie aree d’intervento, uno degli aspetti caratterizzanti dell’intervento educativo, centrato sulla qualità del rapporto docente/discente, è costituito dalla tipologia del rinforzo, che accompagna l’evoluzione del processo formativo e facilita il conseguimento degli obiettivi di apprendimento desiderati.
Il rinforzo rappresenta, quindi, un evento fondamentale, collegabile con la valutazione dell’esecuzione più o meno corretta del gesto sportivo e, più in generale, con il miglioramento della prestazione.
Il significato del rinforzo, inserito all’interno del processo di apprendimento in ambito sportivo, educativo, dei disturbi d’ansia, del comportamento e nel trattamento delle dipendenze, è stato illustrato dallo psicologo Burhus Skinner (1904-1990).
L’illustre studioso fa una netta distinzione tra rinforzo positivo e rinforzo negativo, a seconda che tenda a incoraggiare o inibire uno specifico comportamento, pensiero o sentimento.
- Il rinforzo positivo, se adeguatamente gestito, è quello utilizzato dall’istruttore o da qualsiasi educatore (genitore, insegnante), che si congratula con l’allievo (con lodi e complimenti), dopo che ha svolto un esercizio corretto, stimolandone la fiducia delle proprie capacità e lo sviluppo dell’autoefficacia, come condizione necessaria alla conquista di ulteriori abilità.
- Il rinforzo negativo si evidenzia, invece, quando l’istruttore mette in atto dei legami interpersonali disfunzionali, che si concretizzano nella critica il mancato impegno o la scarsa precisione nell’esecuzione di specifiche prove, creando dei veri e propri sensi di colpa nell’allievo, dovuto a un giudizio svalutativo, spesso, ripetuto, che può incidere, in modo determinante, sul calo della motivazione e sull’abbandono dell’attività da parte di quest’ultimo.
C’è da segnalare, inoltre, che, anche la mancanza di rinforzo, come risposta valutativa e stimolante per una determinata prova, da parte dell’istruttore, può essere percepito dall’allievo, o in forma positiva (mancanza di punizione e di rimprovero) o in forma negativa, quando egli si aspetta, comunque, una particolare attenzione, da parte dell’istruttore, per il risultato della sua prestazione.
Gli Elementi Caratterizzanti del Rinforzo nell’Apprendimento
Secondo A. Martens (1990), I rinforzi nella pratica sportiva consentono, in linea di massima, di rispondere alle seguenti domande:
- Che cosa rinforzare?
- Quando rinforzare?
- Quando sovente rinforzare?
- Che tipi di rinforzi utilizzare?
- Bisogna fornire le punizioni?
Cosa Rinforzare?
È bene chiarire che, in qualsiasi tipo di attività sportiva, bisogna privilegiare la qualità della prestazione, anziché il risultato, come spesso avviene, invece, quando l’interesse dell’istruttore è orientato, come fine principale, alla vittoria e al successo agonistico, più che alla gratificazione del suo allievo. Tale comportamento favorisce l’insorgere, in quest’ultimo, della paura di sbagliare e dell’ansia di prestazione (ansia prestart).
Un buon istruttore, deve curare, in modo prioritario la positività dei rapporti interpersonali, rilevando i miglioramenti, senza penalizzare gli immancabili errori, ma utilizzando in modo sistematico, delle espressioni di apprezzamento e incoraggiamento (rinforzo positivo). Vanno anche considerati, da parte sua, il livello di collaborazione attiva dell’allievo, la costanza dell’impegno e la predisposizione psicologica e volitiva tese a migliorare le proprie qualità motorie.
Quando Rinforzare?
Il rinforzo è, sicuramente, importante dopo un’esecuzione corretta, ma anche nel caso in cui le abilità motorie siano, ancora, in fase di evoluzione e presentino qualche difficoltà esecutiva. In ogni caso, ogni forma di rimprovero punitivo per l’errore tecnico-esecutivo, risulta del tutto inutile, poco produttivo, scoraggiante, svalutante e scarsamente stimolante. Perciò è importante, in questi frangenti, utilizzare la comprensione che l’errore non deve essere demonizzato, nella consapevolezza che esso fa parte integrante del processo evolutivo, in campo sportivo e non solo.
Quanto Rinforzare?
La frequenza dei rinforzi è determinare per favorire il processo di apprendimento e l’acquisizione di nuove abilità sportive. Una volta acquisite e consolidate, queste competenze motorie, l’intervento didattico va proiettato verso un loro ulteriore incremento dal punto di vista qualitativo.
Che Tipi di Rinforzi Utilizzare?
La tipologia dei rinforzi è classificabile in due categorie: i rinforzi materiali e tangibili (coppe, trofei, medaglie, bonus economico, materiale sportivo, ecc.) e i rinforzi simbolici (riconoscimento dell’istruttore con gesti o parole di approvazione, espressioni di soddisfazione per la qualità della prestazione, riconoscimento sociale, attribuzione del ruolo di capitano della squadra, ecc.).
Soprattutto a livello giovanile, è consigliabile far prevalere i rinforzi simbolici, di tipo interno (basati sulla motivazione primaria o intrinseca), rispetto ai rinforzi esterni (basati sulla motivazione secondaria), legati al compenso per le prestazioni di qualità.
I rinforzi interni, infatti, attraverso feedback dell’insegnante, incrementano, nell’allievo, il senso di soddisfazione personale, riferita allo sviluppo delle abilità personali, all’applicazione, all’impegno, che sono generativi di comportamenti, collegabili con la dimensione educativa dell’avviamento allo sport.
Il Ruolo dell’Istruttore nell’Apprendimento
In particolare, gli istruttori, non dovranno più limitarsi al travaso degli elementi tecnici e dei fondamentali dello sport praticato, ma operare una sorta di trasmissione/contagio emotivo-affettivo, con ogni allievo, che sia generativo di comportamenti positivi, legati al processo di crescita, maturazione e sviluppo, in cui primeggino alcuni principi eticamente fondati, come l’interesse, la motivazione primaria, l’entusiasmo, il desiderio di apprendere ad apprendere, la socializzazione, ecc.
Questo sistema di rinforzo, secondo il filosofo britannico Larry Siedentop (1936-2024) ), porta a definire le linee guida, di cui annotiamo, in modo sintetico, gli aspetti più significativi:
- Definire i comportamenti desiderati;
- Spiegare agli allievi quali sono i comportamenti da potenziare e quelli da eliminare;
- Controllare in modo costante i comportamenti richiesti;
- Spiegare chiaramente il sistema dei riconoscimenti;
- Servirsi di un sistema semplice di riconoscimenti simbolici, come l’apprezzamento pubblico, eliminando premi di tipo economico;
- Pensare in piccolo ed integrare, gradualmente, il programma con proposte nuove e gradualmente articolate;
- Essere coerenti col programma che è stato predisposto.
Nella Fase di Apprendimento Bisogna Fornire le Punizioni?
Più che stabilire se le punizioni siano utili o inutili, per eliminare comportamenti negativi o indesiderati, è bene spostare il tema di tipo generale ad uno più specifico riferito alla tipologia della loro somministrazione.
La punizione può avere un approccio utile e positivo se l’istruttore rispetterà i seguenti principi:
- non deve essere interpretata come un mezzo per dimostrare, in modo autoritario, chi è il più forte;
- non serve gridare per potenziare il rinforzo nell’apprendimento;
- il ragazzo deve sapere che sarà punito, se non rispetterà le regole accettate da tutti;
- dare prima solo un avvertimento ed utilizzare la punizione in caso di ripetizione dell’errore;
- nel fornire le punizioni non si deve essere influenzati dall’umore personale o da stati emotivi particolari;
- dopo la punizione non dare all’allievo l’impressione di essere un sorvegliato speciale;
- evitare di punire l’allievo per errori di gioco (magari servendosi di esercizi fisici particolari), creando, in lui, sentimenti di colpa.

