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Rinforzo educativo: l’ABC per un genitore

Rinforzo educativo: l’ABC per un genitore

RINFORZO COME STRUMENTO

La capacità di rinforzare è uno degli strumenti più utili ed importanti per l’educazione dei nostri bambini, nello specifico la capacità di rinforzare quelli che sono i comportamenti positivi che nostro figlio mette in atto. Rifacendoci alla definizione di Skinner, il rinforzo è un evento che, seguendo l’emissione di un comportamento, ne rende più probabile la comparsa in futuro. Nello specifico, un comportamento positivo del bambino che viene seguito da una ricompensa ha come conseguenza la probabilità che il bambino ripeta quello stesso comportamento in situazioni future.

Rinforzare significa “ricompensare”. Ricompensiamo, con un sorriso o con qualcosa di materiale, quando diamo al bambino qualcosa di valore dopo che ha svolto un’azione. Ogni volta che il bambino viene ricompensato, alcuni neuroni situati nella zona del cervello che controlla la motivazione, secerne una sostanza nota come “dopamina”. Questa permette al cervello del bambino di associare il suo comportamento alla sensazione di soddisfazione o di appagamento. Questo processo, seppure così semplice, è il meccanismo basilare per l’apprendimento.

IDENTIFICAZIONE DEL GIUSTO RINFORZO

I rinforzi e le ricompense che scegliamo sono molto importanti, in quanto alcune possono essere poco efficaci o addirittura controproducenti. Altre, invece, sono più soddisfacenti per il bambino e di conseguenza più efficaci.

Affinché i rinforzi siano efficaci, occorre selezionare quelli più significativi per il bambino, tenendo in considerazione sia l’età che le caratteristiche individuali e spesso definendoli insieme a lui. I rinforzi materiali sono i meno gratificanti: il cervello ha tendenza ad associare meglio la messa in atto di un comportamento ad una condotta socialmente appropriata. Non meno importante, il gioco con l’adulto provoca nel bambino una reazione emotiva diversa, più forte rispetto ad un regalo materiale come un pupazzo. Per favorire la generalizzazione dell’apprendimento infatti, i rinforzi materiali andrebbero progressivamente sostituiti con rinforzi di natura sociale provenienti dall’ambiente. 

È preferibile quindi stimolare il bambino con una ricompensa sociale come fargli i complimenti, ringraziarlo o concedergli un piccolo privilegio. La ricompensa deve essere ciò che ha una conseguenza piacevole alle sue azioni e che lo stimoli a ripetere quei comportamenti positivi e motivanti in maniera spontanea.Quando si utilizzano rinforzi di tipo socio affettivo è importante che siano contraddistinti da alcune caratteristiche: le lodi dovrebbero essere il più possibile specifiche, includendo la descrizione del comportamento specifico per cui vengono emesse, evitando commenti generali sulla persona, come ad esempio “sei stato bravo”. 

QUANDO UTILIZZARE IL RINFORZO

È importante sapere che il rinforzo deve essere concesso dopo che il bambino ha fatto qualcosa di rilevante e non offerti come moneta di scambio. Di seguito, le condizioni in cui è il caso di rinforzare:

  • Quando è necessario: sarebbe utile farlo quando approviamo un progresso, un atteggiamento nuovo e positivo o quando il bambino ripara un errore commesso.
  • Immediatamente: più la ricompensa è conseguente al comportamento positivo, maggiore sarà la sua efficacia. È importante specificare che è sconsigliato promettere una ricompensa con il fine di interrompere un comportamento problema, in quanto produrrebbe l’effetto contrario: far intendere che mettere in atto un comportamento negativo può essere vantaggioso e ne aumenterà la frequenza.
  • A rate: suddividendo gli obiettivi a lungo termine in piccole soddisfazioni.
  • Quando il bambino migliora: ricompensando anche il cambiamento, non aspettando che il comportamento sia corretto.

I rinforzi vanno inoltre variati, in quanto si rischia che perdano la loro efficacia e che il bambino non metta più in atto il comportamento desiderato. Va inoltre evitato promettere rinforzi irrealistici (come regali costosi) o impossibili da realizzare in alcune circostanze (come nel caso di maltempo).

IL RINFORZO “TRAPPOLA”

È facile incorrere in quelli definibili “rinforzi trappola”: sono tutti quei premi, ricompense o rinforzi che nascondono un tranello e in quanto tali sono controproducenti.

Di seguito vengono descritti alcuni:

  • Rinforzi che fanno trasparire insoddisfazione, cioè quando sfruttiamo una situazione positiva per chiedere di più. Come ad esempio “hai messo tutto in ordine, ma ho dovuto chiedertelo 3 volte“, in questo caso il bambino proverà frustrazione invece che appagamento.
  • Rinforzi che esprimono rancore o risvegliano sensi di colpa, ad esempio: “bravo, ora ti sei vestito bene, non come le altre volte“. In questo caso il bambino sentirà subito il peso del rimprovero ed il rinforzo avrà perso ogni utilità.
  • Rinforzi che impongono obblighi. Se al bambino ad esempio dicessimo “bravo, spero che ti comporterai sempre così“, il suo cervello percepirà questo commento più come una ricompensa che un vero e proprio rinforzo.

L’utilizzo del rinforzo positivo aiuta il genitore a rivolgere la propria attenzione non solo a quelli che sono i comportamenti disfunzionali ed altri aspetti negativi del bambino, ma anche alle condotte positive da lui messe in atto. Notando i comportamenti positivi del bambino, i genitori sviluppano un atteggiamento più sereno e disponibile alle interazioni con il figlio, riducendo così la messa in atto di comportamenti negativi.

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