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Vacanze natalizie e compiti a casa: un sottile equilibrio tra mente in allenamento e tempo per lo svago

Vacanze natalizie e compiti a casa: un sottile equilibrio tra mente in allenamento e tempo per lo svago

Con l’arrivo delle vacanze natalizie, si ripropone uno dei dilemmi che riguardano tutti gli studenti italiani, ossia l’assegnazione o meno dei compiti da parte degli insegnati.

Questo argomento ha da sempre diviso l’opinione generale, trovando da un lato i sostenitori dell’assegnazione dei compiti e, dall’altra, coloro che sostengono quanto sia importante, per gli studenti, potersi riposare.

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Il ripasso è essenziale all’apprendimento: cosa dice chi è a favore dei compiti a casa

Recentemente, Suor Anna Monia Alfieri, cavaliere al merito della Repubblica, nel corso di un’intervista si è mostrata a favore dell’assegnazione dei compiti nel corso delle vacanze. In particolare, secondo la Alfieri, le vacanze natalizie interromperebbero le attività scolastche quando sono al pieno della programmazione e ciò non gioverebbe al regolare processo di apprendimento degli studenti; al contrario, ella afferma:

il ripasso, lo studio, l’esercitazione sono sono dinamiche essenziali all’apprendimento”.

Permettere ai giovani di congedarsi dal contesto scolastico il 21 dicembre li farebbe ritornare a gennaio totalmente digiuni, considerazione, questa, totalmente contrastante con il concetto di scuola realmente interessata all’apprendimento degli allievi.

Tuttavia, Suor Anna Monia Alfiere specifica come ciò non significhi dover sovraccaricare di compiti gli studenti:

sicuramente occorre misura: non si daranno 50 espressioni o frasi di grammatica, ma 20 assolutamente si”.

Infine, la Alfieri sottolinea come lo svolgimento dei compiti durante le vacanze aiuta a sottrarre i giovani dalle dinamiche dalla noia e dall’apatia, abituandoli all’idea che la persecuzione di un sogno o di un obiettivo è possibile solo con la costanza e il sacrificio.

Perché è importante “staccare” dai compiti: il pensiero di chi è contrario

Di tutt’altro avviso è Maurizio Parodi, dirigente scolastico di Genova il quale ha creato una vera e propria azione di protesta nei riguardi dell’istituzione scolastica.

In particolare, Parodi sottolinea l’importanza dello “staccare” dai compiti per i bambini. Egli sottolinea come i bambini vengano sovraccaricati, durante l’anno, di impegni e di aspettative legati non solo al contesto scolastico ma anche ai contesti extrascolastici. Tali pressioni, secondo Parodi, porterebbero a danni psicologici soprattutto nei riguardi degli studenti più vulnerabili. Inoltre, i compiti da svolgere a casa sono causa anche di conflitti e litigi che avvengono tra genitori e figli, destabilizzando quindi l’equilibrio familiare.

In merito a questa visione c’è anche l’intervento del pediatra Italo Farnetani, il quale ritiene che i compiti siano un controsenso psicopedagogico e medico poiché il bambino necessita di riposo dopo le fatiche scolastiche. Egli è dell’idea che lo studente, nel corso delle vacanze, potrebbe concentrarsi sullo sport, ritenendo l’attività fisica importante tanto quanto l’attività mentale.

Il parere della psicologia: la “giusta misura”

Alla luce di quanto detto fino ad ora come si pone la psicologia? Manuela Cantoia, Docente di psicologia cognitiva dell’Università E-Campus sostiene che i compiti per le vacanze sono molto utili a mantenere la mente allenata. Ciò però non significa sovraccaricare in modo standardizzato gli studenti, ma favorendo la scelta di compiti più personalizzati. L’assegnazione dei compiti quindi appare una scelta giusta, purché siano compiti pensati ad personam, modellati quindi sulle peculiarità del singolo studente e non compiti standard e generalizzati.

Inoltre i compiti devono essere pensati in base alla fascia d’età degli studenti. Se per gli studenti di scuola elementare, ad esempio, è importante sviluppare i processi di apprendimento, è bene che leggano  ed imparino le tabelline. Per gli studenti delle scuole medie, invece, è bene far sviluppare i processi di collegamento non sottovalutando i processi psicologici che si stanno formando in quella fascia d’età.

In questa nuova ottica, ecco che i compiti non vengono più intesi in modo passivo; gli studenti possono metterci del proprio e ciò costituisce uno stimolo importante per loro. La chiave di volta sembra essere proprio questa: unire i compiti con le passioni del singolo ragazzo o bambino, scongiurando così pianti e litigi nonché angoscia prima di ricominciare la scuola.