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Progettualità e tendenze innovative della scuola

Progettualità e tendenze innovative della scuola

La progettualità rappresenta la dimensione fondante e costitutiva dell’educazione e costituisce, pertanto, il campo d’azione specifico dell’impegno professionale dell’insegnante.

In essa si sintetizza il volto della nuova Scuola dell’autonomia, che costruisce ipotesi di interventi educativi e didattici intenzionali e “ragionati”, sulla base dei bisogni educativi negati agli alunni. Compresi quelli legati al distanziamento fisico dei bambini e dei ragazzi, dovuto alla diffusione pandemica del Coronavirus che, come è noto, ha generato preoccupanti situazioni di povertà educativa e di deprivazioni fondamentali, come quelle aggreganti, dell’attività ludico-sportiva o di altre attività socializzanti.

Le attuali Riforme ministeriali introducono profondi cambiamenti e innovazioni che offrono una mappa pedagogica e culturale di riferimento, che può essere spendibile, utilizzando una varietà di modelli organizzativi, da adattare alle singole realtà ambientali e alle inclinazioni personali dei singoli alunni.

Le Indicazioni Nazionali per il curricolo costituiscono, certamente, a tale proposito, una bussola di riferimento per la scuola e per gli insegnanti, i quali hanno il compito di contestualizzarle e di coniugarle con la rapida trasformazione, nei modi dell’apprendere degli alunni, che sono legati ad una pluralità di stimolazioni, offerte da paesaggi culturali e sociali sempre nuovi e a volte contradditori.

I nuovi orizzonti della progettualità scolastica

Negli ultimi tempi, nel campo dell’educazione e della formazione, sono emerse diverse istanze, che riguardano molteplici situazioni, che si riferiscono principalmente:

  • all’incisività dell’universo multimediale nel processo di crescita, maturazione e sviluppo degli alunni,
  • alla condizione dei bisogni formativi, compresi quelli di tipo emotivo e socio-affettivo degli alunni, che vivono situazioni di malessere in ambito familiare e scolastico, accentuati, dall’impossibilità di coltivare, a causa della diffusione pandemica del Covid, rapporti diretti e caldi con i loro pari e con i propri insegnanti,
  • all’integrazione di alunni stranieri,
  • al sostegno delle varie forme di diversità, disabilità o di svantaggio sociale, economico, culturale,
  • alla presenza, sul territorio, di agenzie formative extrascolastiche.

Ogni tipo di progettazione dev’essere elaborata attraverso la formulazione di un’ipotesi elastica, adattabile alla complessità e del percorso formativo e prevedere, quindi, un itinerario che, in corso d’opera, possa essere rivisto e modificato (una forma di work in progress, che preveda eventuali ricalibrature dei modi, revisioni delle forme, correzione delle procedure), a differenza di quanto avviene per la programmazione tradizionale, che si presenta più rigida, ben prefigurata e specificata a priori.

Obiettivi e requisiti della progettazione scolastica

Essa deve, in ogni caso, tener conto:

  • delle risorse disponibili,
  • degli obiettivi educativi,
  • degli obiettivi didattici,
  • dei contenuti disciplinari e le loro connessioni interdisciplinari e transdisciplinari,
  • delle metodologie, delle strategie, delle tecniche e de modelli didattici e degli stili di conduzione dell’attività didattico-educativa,
  • delle tecniche, dei criteri e dei modelli di verifica, valutazione, monitoraggio, che si intendono adottare per constatare se gli esiti degli interventi realizzati corrispondono a quelli attesi e ipotizzati,
  • dell’imprevedibilità di un percorso, che non può essere mai lineare, ma complesso, tortuoso, imprevedibile,
  • dell’esigenza di garantire un ambiente di apprendimento emotivamente inclusivo,
  • dell’importanza della comunicazione efficace e dell’ascolto empaticamente attivo,
  • della necessità di disegnare, sulla base delle suddette istanze, un nuovo profilo della funzione docente, che non si limiti alle competenze sui contenuti disciplinari, ma che apra loro nuovi orizzonti di riferimento, centrati sulla comunicazione efficace e sulla capacità di gestire e trasmettere agli alunni le emozioni personali e interpersonali.

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Le due assi dell’educazione

La scuola, nel suo progetto educativo, persegue, normalmente, una linea formativa verticale e una linea formativa orizzontale.

La linea verticale esprime l’esigenza di impostare una formazione che possa poi continuare lungo l’intero arco della vita (long life learning); la linea orizzontale indica la necessità di un’attenta collaborazione fra la scuola e gli attori extrascolastici con funzioni educative: la famiglia in primo luogo, ma anche altri soggetti istituzionali e non impegnati in questo specifico settore.

Per quanto riguarda questo secondo aspetto, c’è da considerare la necessità per la scuola di costruire alleanze educative con il mondo esterno, di aprirsi alle famiglie e al territorio circostante, facendo perno sugli strumenti forniti dall’autonomia scolastica, che prima di essere un insieme di norme è un modo di concepire il rapporto delle scuole con le comunità di appartenenza, locali e nazionali.

Un rapporto di sistematica collaborazione con alcuni partner extrascolastici (Famiglia, Enti locali, Associazioni, Privati, ecc.) è tanto più necessario in un momento in cui vengono spesso evidenziate situazioni di debolezza e di fragilità del sistema scuola, che riguardano, ad esempio: l’inadeguatezza delle risorse economiche, la carenza di flessibilità, l’insistenza a centrare i suoi interventi sugli aspetti cognitivi dell’insegnamento, la fragilità nel campo dell’educazione emotiva, i modesti risultati dei suoi alunni nelle rilevazioni nazionali e internazionali (Indagine OCSE-PISA, INDIRE, ecc.), la mancanza di innovazione, l’autorefenzialità, la demotivazione e il “mal di scuola” degli insegnanti.

Questi problemi, che sono abbastanza noti e ampiamente dibattuti, possono essere affrontati a livello di sistema, ma è anche fondamentale che la scuola e gli insegnanti si mettano in discussione, raggiungendo una maggiore consapevolezza dei processi relativi al proprio lavoro, attraverso l’analisi e il mutamento del proprio pensiero e, quindi, della propria prassi professionale. In definitiva, un “nuovo modo di fare scuola”.