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“Il bambino è il maestro. Vita di Maria Montessori” libro di Cristina De Stefano

“Il bambino è il maestro. Vita di Maria Montessori” libro di Cristina De Stefano

Cristina de Stefano, nota scrittrice e giornalista italiana, nel 2020 ha pubblicato il libro “Il bambino è il maestro. Vita di Maria Montessori“, edito da Rizzoli. In un’intervista alla Rai, l’autrice ha dichiarato di sperare che, attraverso il suo libro, la vita nascosta della pedagogista (perché, in realtà, tutti conosciamo il nome Montessori ma pochi la donna!) arrivi al largo pubblico.

Maria Montessori è una donna del passato, il cui pensiero ancora oggi ci sfida. A quasi 70 anni nella sua scomparsa ha, infatti, ancora molto da insegnarci. La Montessori rivoluzionò la pedagogia, mettendo al centro del progetto educativo il bambino con i suoi bisogni e con la propria autonomia.

Nel libro scritto dalla De Stefano emerge un ritratto molto accurato di questa donna che fu una personalità modernissima del secolo scorso, dominata da una vocazione inarrestabile.

Una donna di un’altra epoca rispetto a noi, un personaggio di grande valore storico, in quanto è stata una delle prime donne ad essere ammesse alla facoltà di medicina. Una donna che ha lottato contro tutti gli stilemi sociali dei suoi tempi. Ad esempio, non si è mai voluta sposare, perché sposarsi voleva dire abbandonare la sua missione, ovvero il suo lavoro.

Si impegnò molto anche nel sociale, era una femminista, una suffragetta e una volontaria nei quartieri poveri di Roma.

Ma soprattutto ha scoperto il valore del cervello dei bambini, in un’epoca in cui questi erano i “cuccioli”, quelli che a scuola venivano puniti, dove il motto degli insegnanti era “state fermi!” o “state zitti!”.

La pedagogia Montessoriana

Maria Montessori affermò, molto prima dell’avvento delle neuroscienze e di tutto quello che oggi sappiamo, che il bambino ha un cervello addirittura più potente di quello degli adulti, che funziona in modo diverso dal nostro.

La Montessori constatò che il metodo migliore per tirare fuori il potenziale del bambino era attraverso la sua autonomia, infatti il motto del metodo che prenderà il suo nome è proprio “aiutami a fare da solo!”.

Questo pensiero, come spiegato nel libro della De Stefano è ancora estremamente attuale, in quanto sfida noi adulti, nella veste di educatori, insegnanti e genitori, chiedendoci di essere molto più umili di quello che siamo normalmente e di vedere nei bambini, che sono più piccoli e quindi apparentemente più deboli, una mente che è estremamente potente.

Maria Montessori adottò questo metodo di autoeducazione, basandosi sulla consapevolezza che il bambino non ha bisogno di noi per apprendere, perché egli è già una macchina per imparare.


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I primi studi

Bisogna ricordare che la Montessori era un medico con una laurea psichiatria; lavorò molto giovane nel manicomio cittadino di Roma, grazie ad un medico con cui una aveva una relazione che era diventato il giovane direttore. In questo contesto Maria conobbe i bambini del manicomio. Erano gli ultimi anni del 1800 ed i bambini con qualsiasi tipo di ritardo cognitivo (che fossero sordi, ciechi, con problemi caratteriali, autistici e via dicendo) venivano ricoverati nei manicomi e considerati “incurabili ed anormali“. Di fronte a questa situazione Maria era scandalizzata, così insieme ad un medico francese Édouard Séguin, provò a dimostrare alla comunità che anche i bambini e le bambine anormali, attraverso un percorso di educazione adeguato, potevano ottenere dei risultati apprezzabili.

De Stefano ha voluto onorare in questo libro il pensiero di Séguin, che molti anni prima aveva cominciato a pensare a metodologie per un’educazione speciale.

I bambini del manicomio riuscirono così a superare l’esame di scuola elementare e Maria Montessori scrisse in una lettera, che mentre tutti si stupivano che i quei poveri infelici avevano raggiunto questi risultati, lei lo era perché si chiedeva cosa c’era nella scuola normale che non funziona, per cui i bambini normali venivano raggiunti dai questi bambini con difficoltà cognitive.

La nascita del “Metodo Montessori”

Proprio grazie a questa intuizione straordinaria provò ad applicare lo stesso metodo ai bambini al di fuori del manicomio, ottenendo risultati straordinari, che attirarono il mondo. La Montessori mise su la sua prima scuola, in un quartiere povero di Roma dove, in una specie di doposcuola, i bambini fino ai 5 anni (che non potevano andare a scuola ma potevano, invece, far danni, andando in giro e rovinando i palazzi appena costruiti) venivano tenuti da una sorvegliante. Maria vide in questo scenario la possibilità di mettere a disposizione di tutti questi bambini (che non erano ancora entrati in contatto con la scuola) il materiale didattico ideato ed utilizzato per insegnare ai bambini del manicomio, ottenendo così risultati incredibili.

I bambini a due o tre anni cominciavano a scrivere da un giorno all’altro: la famosa esplosione della scrittura. Alcuni dicevano che Maria Montessori ipnotizzava i bambini, perché era difficile credere a quello che stava costruendo.

Il Metodo Montessori nel mondo

Quindi Maria Montessori mise a punto questo metodo, composto anche di materiali molto precisi che lei inventò e poi brevettò. Inventò parzialmente perché, come riporta il libro, moltissimo del materiale della scuola materna è di un’altra persona. Ma, brevettandoli, lei divennero suoi, così da poterli migliorare e sviluppare, per renderli adatti anche agli alunni delle scuole medie e del liceo.

Ma i capisaldi del suo metodo sono l’ambiente adatto, con i materiali didattici, e la presenza un adulto, un insegnante, preparato.

Maria Montessori divenne famosa in pochi mesi negli anni precedenti alla Prima Guerra Mondiale. In maniera talmente repentina che, come viene raccontato anche nel libro, commise degli errori. Non era facile, infatti, gestire un successo così, in quanto il mondo si era accorto in fretta di questa “rivoluzione culturale” straordinaria in grado di ottenere dei risultati tangibili e sorprendenti. Soprattutto l’élite degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, molte attente alla formazione dei propri figli, volevano che lei portasse le sue idee sull’educazione anche all’estero.