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Come uscire dal tunnel oscuro della “depressione da festa”

Come uscire dal tunnel oscuro della “depressione da festa”

Avete presente quel gioco dove, a partire da una parola chiave, si possono esprimere tutte le sensazioni, le emozioni e i pensieri che quella parola stessa ricorda?

Bene la parola chiave di oggi è: Natale. Cosa vi viene in mente quando si parla del Natale? Alcuni di voi penseranno alle feste, ai cenoni, ad una quantità abnorme di cibo, alla cucina perennemente sporca, all’albero, alle luci natalizie, ai colori, alle strade addobbate di festoni, ai regali e alle corse dell’ultimo momento, perché ci sarà sempre qualcuno a cui dimentichiamo di fare un pensiero.

Altri ancora penseranno alle tombolate con gli amici e ai giochi da tavola. Ad altri potrebbe venire in mente la frase: a Natale si è tutti più buoni.

Per molti il Natale è associato al concetto di famiglia. D’altronde a Natale si riuniscono tutti. In alcuni casi si festeggerà con pochi intimi, in altri casi si riuniranno tutti quei parenti che non si vedono quasi mai e che potranno fare tutte quelle domande scomode, tante odiate: “Ma sei ancora single? Ma come mai? Vi siete sposati? Quando farete il primo figlio? Avete fatto il primo figlio? Quando farete il secondo?”.

Sempre aria di festa?

Alcune persone vivono il Natale con gioia e serenità, ma altre possono invece provare stati d’animo opposti: malinconia, nostalgia, tristezza, fino a sperimentare episodi depressivi.

In questi casi si può parlare di una vera e propria forma di depressione, chiamata: depressione da festa o “Holiday blues”.

A sperimentare questo tipo di depressione sono prevalentemente le persone sole e senza nessun tipo di affetto: i vedovi, le persone malate, quelle che hanno vissuto un lutto da poco. Inoltre, a rischio può esserci chi è abituato a vivere la frenesia della giornata “per non essere costretto a pensare”. In alcuni casi, infatti, il natale ci può obbligare ad un riposo forzato. Sono momenti di festa, si può non lavorare e non sottostare ai ritmi di ogni giorno, dove “vivi la tua vita fuori casa”. Tuttavia, se per molte persone il vivere la propria vita fuori casa è uno stress, per altre può diventare un alibi.

Questo stato d’animo, di solito, durerà solo il tempo delle feste. Poi tutto tornerà come prima.

Perché succede di sperimentare la “depressione da festa”?

Le cause della depressione da festa, come al solito, possono essere molteplici.

È possibile riscontrare una discrepanza tra quello che si prova e quello che le altre persone contemporaneamente stanno provando. Il non sentirsi capiti può rinforzare il malessere percepito. Come se fosse una nota stonata.

Il Natale è, inoltre, “la festività delle doverizzazioni”. Si deve essere per forza felici e gioiosi. Si devono, per forza, fare i regali di Natale, altrimenti qualcuno si può offende. Si deve cucinare per tutti. Si devono seguire quelle routine che il Natale prevede (incontro con parenti inclusi). Il tutto molto di fretta.

L’essere costretti ad essere felici e contenti può portare alla convinzione di essere sbagliati, in quanto non si possono percepire disagi o malesseri. Questo può portare alla convinzione di essere fuori posto.  Per non parlare del malessere che si può provare generalmente quando si è costretti ad adempiere il volere di altre persone.

Cosa si può fare?

Ecco alcuni consigli utili per uscire da questo tunnel.

Il Natale è una festa dove tutto va di fretta. Si può provare, invece, a rallentare il nostro comportamento, prendendoci delle pause. Pause che potrebbero servirci per fare qualcosa per noi stessi. Pause che potrebbero servire, non solo a ricaricare le pile, ma anche a fermarsi e a riflettere. Banalmente, a volte, non si ha tempo neanche di fare un bagno caldo.

Chi l’ha detto che quelle persone che approfittano della routine quotidiana per non pensare adottano una buona strategia? Magari è possibile approfittare della “pausa-Natale” per fare i conti con le nostre difficoltà e finalmente guardarle in faccia.


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Si può, inoltre, decidere di condividere il proprio stato d’animo con chi ci sta vicino. Non vergognatevi. Parlarne potrebbe aiutare. Ricordatevi che nulla dura per sempre e la tristezza e la malinconia sono come il movimento di un’onda: esso si alza, arriva alla vetta e poi si riduce, per poi morire del tutto.

Sappiate che amare voi stessi significa anche saper accettare le emozioni negative come parte integranti di voi stessi. Perché voi siete anche la vostra tristezza e la vostra malinconia. Non dovete per forza sorridere. Quello che potete fare è vivere “intelligentemente” il vostro malumore e a volte riuscire a normalizzarlo.