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Mindful Eating: l’alimentazione consapevole

Mindful Eating: l’alimentazione consapevole

Virginia Woolf, nota scrittrice britannica del XX secolo, sosteneva: “Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene”. Il suo pensiero, insomma, non ha fatto altro che anticipare quello che la scienza avrebbe confermato molto tempo dopo e a cui, ancora oggi cerca di dare delle risposte, le stesse che, quotidianamente, ognuno di noi ricerca.

Il problema è che aleggia una cultura distorta attorno al “mito dell’alimentazione”. Forse perché le fonti da cui si cerca di attingere qualche nozione in più non sono sempre veritiere; forse perché il cibo, oggi, è un fatto di moda; forse, perché è un concetto puramente “instagrammabile”.

O, magari, perché fa comodo attribuire a certe cose (in questo caso specifico, al cibo), significati soggettivi, che non entrino troppo in contrasto con gli aspetti personali della propria vita.

Se, infatti, fossimo onesti a tal punto da ammettere che per stare a tavola occorre un “buon cervello”, e quindi anche una certa consapevolezza nella conoscenza di ciò che ingurgitiamo, probabilmente ci racconteremmo che “l’alimentazione consapevole” richiede troppo tempo, troppe energie (che non abbiamo), tornando, quindi, a mangiare senza criterio e senza il piacere di farlo! Quanto conta, allora, un cervello sano, scevro da ogni malsana abitudine (e non solo alimentare), quando si tratta di mettersi a tavola?


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Cosa si intende per mindful eating?

Mindfulness”, è una parola con cui dovremmo avere, ormai, un certa confidenza. Non si fa altro che parlare di tecniche di mindufulness, in riferimento “all’arte di saper gestire”: cose, situazioni, persone, abitudini. E così, la “consapevolezza”, questo il termine tradotto, si è espansa fino alla nutrizione, segno che prima di introdurre un qualsiasi cibo nel nostro corpo, bisogna imparare ad ascoltare le necessità di quest’ultimo, un’abitudine scontata quanto complicata, di cui è necessario “fare scorta” per conoscersi meglio, e quindi, alimentarsi nel modo più rispettoso possibile.

Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri della mindfulness ha definito la stessa mindfulness un tipo peculiare di attenzione verso le cose:

  • con intenzione
  • al momento presente
  • in modo non giudicante

La consapevolezza applicata al cibo, quindi non è un particolare tipo di dieta, se per dieta si intende una restrizione categorica applicata agli alimenti. La mindful eating si potrebbe definire come una sorta di saggezza alimentare che si apprende quando un soggetto fornisce la possibilità a sé stesso, e quindi alle sue emozioni, di emergere, fino al raggiungimento di uno stato di equilibrio, tra l’interno e l’esterno del suo corpo. Si comprenda quanto diverso sia tutto questo dal mero gesto meccanico di prendere qualcosa dal frigo, o dalla dispensa, e di trangugiarlo automaticamente.


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I pilastri della mindful eating

Leggendo il paragrafo precedente, è lecito domandarsi come si faccia ad alimentarsi in modo conscio. Magari ci si domanderà anche come sia possibile che quello che si mangia, passa per primo al vaglio del nostro cervello. Di seguito, si vedranno quelli che sono definiti “i pilastri” della mindful eating, e che aiuteranno a comprendere meglio questo curioso, quanto complesso, legame tra mente e corpo:

1. Prestare attenzione al senso di fame

Un’alimentazione regolare è sicuramente indispensabile per uno stile di vita sano. Ma mangiare correttamente non fa rima con ingurgitare ogni tipologia di fonte nutrizionale, senza sosta. Come si fa, allora, ad impedire che si verifichi una situazione di questo tipo? Ascoltando quello di cui ha, realmente, bisogno il nostro corpo. Questo significa imparare a distinguere il senso di fame emotiva dal senso di fame fisiologico.

2. Trovare una sedia e mettersi comodi, al fine di consumare un pasto tranquillo

Il problema delle nostre vite è la frenesia! Facciamo tutto ma non abbiamo mai tempo per nulla e, questo, vale anche per il cibo. Occorre, allora, armarsi di tanta forza di volontà e, comprendere che anche mangiare è un’azione che merita rispetto. Quindi, cerchiamo di ritagliarci uno spazio temporale per mangiare, ma soprattutto, proviamo a farlo con tranquillità, così da renderlo un momento appagante e non critico.

3. Essere consapevoli di ciò che si mangia

Questo è il pilastro, si potrebbe dire, centrale di una alimentazione mindful. Capire cosa si sta mangiando non vuol dire essere un esperto nutrizionista o un medico eccelso. È ovvio che una conoscenza nutrizionale basilare non farebbe male a nessuno ma, la consapevolezza di cui si sta facendo menzione qui, non ha nulla a che fare con le nozioni scientifiche ma con i sensi, con ciò che sentiamo internamente. Per cui, prima che questo spazio interno venga inconsapevolmente occupato, è necessario comprendere di cosa ci si sta cibando. Un consiglio efficace potrebbe riguardare il momento della spesa: fornirsi di una lista, appuntando ciò che è davvero necessario comprare, potrebbe essere una soluzione, rispetto ad acquistare compulsivamente, riempendo il carrello solo per il gusto di non vederlo vuoto.

4. Mangiare lentamente

Un’abitudine che, difficilmente, si accosta allo stile di vita dinamico del secolo. Eppure, nonostante sia un modo di gestire le situazioni completamente opposto al nostro, è un accorgimento che potrebbe fare la differenza. Questo perché è solo dopo 20 minuti che il segnale di sazietà arriva al nostro cervello, per cui non è affrettandosi e spazzolando il piatto nel più breve tempo possibile che si otterranno dei validi risultati

5. Evitare le distrazioni

Associare il cibo esclusivamente ad una fonte di nutrimento è un’abitudine preistorica. Il cibo è molto più di questo! È opportuno, quindi, fare caso a quello che si mangia, nel momento in cui si mangia. Evitiamo, perciò, di utilizzare il telefono a tavola, di incantarci dinanzi al televisore e di compiere azioni che possano distrarci dall’entrare in sintonia con il nostro corpo, attraverso il cibo.

Ricordiamoci che la consapevolezza è sempre il primo passo nella direzione di un approccio, indubbiamente, più sano verso la propria vita e, particolarmente, verso sé stessi.

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