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Foodporn: la mania di fotografare quello che si mangia

Foodporn: la mania di fotografare quello che si mangia

Da anni ormai la psicologia sociale si trova a studiare il fenomeno del foodporn o instafood – tradotto “pornografia del cibo” o “cibo instagrammabile” – e cioè la mania di fotografare quello che mangiamo, prima di postarlo sui vari social-network. Capostipite Instagram, l’applicazione che dalla sua nascita è focalizzata sulle immagini, e nell’ultimo anno e mezzo anche sui video-reel.

“La moda” è scoppiata appunto con il diffondersi dei social e sui social ma presenta anche dei risvolti psicologici molto interessanti, che andiamo di seguito ad approfondire.

Prima e dopo gli smartphone

Ancor prima dei social, quindi in un tempo antecedente ai telefonini di nuova generazione – sembra passata un’eternità ma sono solo una ventina d’anni – fotografare un impiattamento aveva un costo, sia di tempo che di spesa. Quindi non solo quello di una macchina fotografica ma anche la spesa di un rullino, che bisognava portare a sviluppare. E se volevamo pubblicare lo scatto sulla rete, dovevamo anche scansionarlo, connetterci e caricarlo su una pagina web. Insomma, doveva valere decisamente la pena!

Oggi è tutto molto più immediato ma questa mania di fotografare il cibo ha un “costo” diverso.

E’ sicuramente una forma di auto-espressione. […] Inoltre il cibo è anche un ottimo indicatore dell’appartenenza al gruppo e degli ambienti sociali a cui apparteniamo. Da questo possiamo dedurre la classe sociale dalla quale veniamo .

Afferma il professor Alexander Bodansky, docente di psicologia sociale all’Università di Amburgo. Secondo lui però, non è solo un discorso di status symbol. Infatti aggiunge:

Da un lato, funziona come una demarcazione basata sul motto: ‘Guarda cosa posso permettermi.’ D’altra parte, puoi anche mostrargli solidarietà: ‘Anch’io sono uno di voi. Mangio anche hamburger‘.

Invece, secondo una ricerca statunitense pubblicata nel 2016 sulla rivista Journal of Consumer Marketing, pare che fotografare i pasti e poi condividerli online li fanno sembrare più gustosi. Inoltre una sostanziosa percentuale degli intervistati ha affermato che se non scatta una “foto ricordo” del cibo che consuma avverte una mancanza, e di conseguenza il sapore risulta peggiore.


La relazione fra social-network e disturbi alimentari è approfondito in alcuni corsi online disponibili sulla piattaforma igeacps.it. In particolare, suggeriamo il seminario gratuito online PERCEZIONE DELL’IMMAGINE CORPOREA – Come cambia a causa dei social network.


Fotografare cibo per lavoro

Instagram ormai conta più di 152 milioni di foto con l’hashtag #foodporn ma molti di questi scatti sono realizzati da chi con il cibo ci lavora, come i food blogger o più in generale gli influencer:

Alcune blogger e celebrità si ritraggono spesso davanti a piatti molto golosi e calorici oppure molto sani, vegani ecc. Li mangiano davvero? Molto spesso no. Alcune sono evidentemente sottopeso. Ma fare quel selfie è un modo per comunicare agli altri: ‘Io mangio e non ho problemi col cibo, fai come me’.

Rivela la psicologa e psicoterapeuta Maria Chiara Gugiari, ai microfoni di Cosmpolitan.

Ma se a postare in modo ossessivo il cappuccio e brioche al bar, la piadina della pausa pranzo, il piatto del vicino al ristorante è una ragazza normale come tante allora la cosa diventa un po’ preoccupante […] Qui si comincia a entrare nell’ambito dei disturbi ossessivo-compulsivi.

Uno studio più recente eseguito dalla University of Southern in California confermano parzialmente: fotografare i propri pasti e condividerli in rete potrebbe essere un segnale di disturbo alimentare. Non solo ma coloro che osservano lo scatto avvertono un ritorno dell’appetito o sono stimolati a mangiare più del necessario. Certo, da qui ad affermare che l’instafood sia causa dell’aumento del tasso di obesità, ne passa di acqua sotto i ponti.

Fotografare come dipingere

Cerchiamo di osservare il fenomeno con obiettività: siamo forse diventati tutti disturbati? Certo che no!

Se entriamo in un museo o sfogliamo un libro di Storia dell’Arte scopriremo che l’abitudine d’immortalare il cibo, in realtà, non è nata con i social-network. Sono molte le “nature morte” o i ritratti di banchetti di corte, per citare un artista italiano ad esempio c’è Paolo Veronese con il suo “Il banchetto in casa di Levi“. In quel periodo infatti era un modo per documentare le occasioni di festa e le persone che ne prendevano parte, e mostrare lo sfarzo e l’opulenza di una certa famiglia.

Tornando però alla psicologia del nostro foodporn: il cibo non dovrebbe essere strumentalizzato per qualche like sui social o diventare qualcosa di morboso. Il cibo è nutrimento e come tale andrebbe assaporato, percepito con tutti i nostri sensi. Bisogna riconquistare il piacere del momento presente, tornando ad essere protagonisti della propria vita.