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La gastrite nervosa: un punto di vista psicologico

La gastrite nervosa: un punto di vista psicologico

Negli ultimi anni la rapida diffusione dei disturbi dello spettro gastrico ha coinvolto la popolazione mondiale (Azer & Akhondi, 2021).

Il termine gastrite si riferisce un’infiammazione della mucosa che riveste la parete interna dello stomaco, che può verificarsi improvvisamente ed evolvere rapidamente (acuta) oppure perdurare nel tempo (cronica), quando non è trattata specialisticamente.

Inoltre, la popolazione mondiale ha registrato un aumento dell’incidenza della gastrite autoimmune. In particolare, la prevalenza del fenomeno è stimata tra il 2% e il 5% della popolazione circa, principalmente nelle donne e negli anziani. Tuttavia, la causa della gastrite più comune in tutto il mondo è l’infezione da Helicobacter Pylori.

Gastrite da Helicobacter Pylori

La prevalenza dell’infezione del batterio H. Pylori nei bambini della popolazione occidentale è di circa il 10%, mentre nei paesi in via di sviluppo coinvolge la metà della popolazione infantile (Goh, Chan, Shiotan & Yamaoka, 2011; Mana, Vandebosch, Miendje Deyi, Haentjens, Urbain, 2013).

Invece, nei paesi in via di sviluppo, l’epidemiologia dell’infiammazione gastrica varia a seconda della provenienza geografica, dell’ambiente socioculturale, delle abitudini culinarie e delle pratiche igieniche. Sfortunatamente, il problema della diffusione del fenomeno non appartiene più solo ai paesi africani (69% della popolazione): per esempio, il Sud America, con il 78% della popolazione è classificato come il primo paese per diffusione del fenomeno, seguito dall’Asia con il 51% della popolazione colpita (Coati, Fassan, Farinat, Graham, Genta & Rugge, 2015).

Gastrite nervosa

Tra le forme di gastrite, si classifica la gastrite nervosa o gastrite acuta da stress in cui periodi prolungati di stress e ansia non preservano il fisiologico benessere psicofisico dello stomaco. Si genera così un’elevata acidità gastrica che lede le pareti dello stomaco provocando i caratteristici sintomi.

Infatti, poiché l’eziologia della gastrite è largamente multifattoriale (tra i fattori di rischio si collocano le malattie autoimmuni, l’alimentazione, l’assunzione di sostanze alcoliche, e l’ansia e stress), gli interventi efficaci per la sintomatologia gastrica e il mantenimento di un benessere psicofisico dello stomaco sono tipicamente trattamenti combinati, fisiologico e psicologico.

Nonostante l’ampia diffusione del fenomeno in tutto il mondo, si aprono due scenari: alcuni separano nettamente la sfera somatica da quella psicologica, prescrivendo solo un’aderenza farmacologica costante; al contrario, altri giustificano i sintomi gastrici come reattivi ad episodi prolungati di forte stress e non curanti di una terapia farmacologica.

L’intestino: il nostro secondo cervello

La gastrite è una malattia che ha cause sia biopsicosociali che biomediche (Hyams & Hyman, 1998; Boyle & Hamel-Lambert, 2001) e il suo trattamento può essere comportamentale oltre che farmacologico (Hua, Cook, Walker & Talley, 2016; Kimmerle, Anikin & Bienzle, 2020).

L’importanza di un trattamento combinato psico-farmacologico deriva dalla considerazione, promossa da Gershon, che l’organo gastrointestinale sia un secondo cervello. Il concetto di “secondo cervello” deriva dalla stretta connessione che hanno l’intestino e il cervello. Questa interazione gioca un ruolo importante non solo nella funzione gastrointestinale, ma anche in alcuni stati emotivi e nel processo decisionale, come suggerito da Mayer, nel suo articolo “Gut feelings: the emerging biology of gut–brain communication“.

La diafonia intestino-cervello rivela un sistema di comunicazione bidirezionale che garantisce il corretto mantenimento dell’omeostasi fisiologica e dei processi digestivi, e che influenzi la predisposizione emotivo-psicologica (i costrutti interessati sono l’affetto, la motivazione e le funzioni cognitive superiori, compreso il processo decisionale intuitivo).

Dunque, il sistema nervoso enterico è ora riconosciuto come un cervello complesso e integrativo a sé stante e i disturbi di questo sistema sono stati implicati in un’ampia gamma di disturbi, inclusi i disturbi gastrointestinali funzionali e infiammatori, obesità e disturbi alimentari.

La plasticità dell’apparato gastrointestinale permette di adattare le sue funzioni a stimoli di natura sia endogena che esogena per garantire l’assorbimento dei nutrienti e il mantenimento dell’omeostasi intestinale. Infatti, in generale i fattori di rischio e di protezione possono avere degli effetti cumulativi sul benessere psico-fisiologico della persona.

Gastrite nervosa: un modello bio-psico-sociale

Il malessere psicofisico è ascrivibile al concorso di fattori molteplici psicologici. Infatti, il modello diatesi-stress prevede la combinazione di una vulnerabilità predisponente (diatesi) e di alcune circostanze precipitanti scatenanti (stress).  A tal proposito, numerosi studi hanno presentato un modello bio-psico-sociale della malattia che implica la combinazione dei fattori biologici, psicologici e sociali (Andreica-Sandica, Panaete, Pascanu, Sarban & Andreica, 2011).

Nello specifico sono:

  • ambiente sociale,
  • familiare,
  • educativo e culturale;
  • ereditarietà;
  • elaborazione psicologica della propria esperienza.

Questi fattori possono modellare la predisposizione di un individuo alla malattia, determinando l’inizio e il suo successivo decorso. Dunque, secondo una prospettiva olistica, si ritiene che la causa di una malattia rifletta le circostanze della vita. Considerato che lo stile di vita che si adotta è il riflesso degli atteggiamenti e dei valori espressi da una persona o dal gruppo di appartenenza, in termini di attività, interessi e filone di pensiero, è importante che i pazienti con gastrite cronica modifichino il proprio stile di vita, tra cui abitudini alimentari, il fumo, l’assunzione di alcol ed infine i fattori di stress della vita. 

Tuttavia, non bisogna dimenticare il rapporto tra acidità gastrica e distress psicologico è bidirezionale, perché il distress psicologico può figurare anche come conseguenza del disagio fisico: gli individui con gastrite atrofica hanno un rischio significativamente più elevato rispetto a pazienti sani di sperimentare disagio psicologico, indipendentemente dallo stato di infezione da H. pylori.

Come intervenire

Per limitare gli effetti del distress psicologico nei pazienti con gastrite può essere necessario un percorso di sostegno psicologico: un intervento di tipo supportivo diretto al benessere della persona e alla promozione della propria salute, coinvolgendo la persona in un processo di consapevolezza dei meccanismi disfunzionali che alimentano il disagio al fine di scoprire qual è il modo migliore per fronteggiarlo.

Ad esempio, si potrebbe intraprendere un percorso di supporto psicologico motivando il paziente all’aderenza farmacologica, ad un sano regime alimentare e all’esercizio fisico; essendoci una fonte supportiva-motivazionale, il paziente si sentirebbe così supportato nell’adesione a nuovi stili di vita, limitando le negative implicazioni cliniche.


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Tra i trattamenti più specifici, numerosi studi hanno dimostrato che la terapia dialettico comportamentale (DBT) risulti essere efficace nel trattamento dei problemi digestivi (come la sindrome dell’intestino irritabile), riducendo i livelli di ansia e migliorando la qualità del sonno.

Ancora, le terapie basate sulla mindfulness sono molto efficaci nel trattamento di alcuni disturbi clinici e malattie fisiche (Baer, 2015). In particolare, è stata riscontrata l’efficacia dei trattamenti mindfulness basati sulla riduzione dello stress (MBSR) nella riduzione dello stress, della depressione e dell’ansia, specificatamente per donne con malattia da reflusso gastroesofageo.

Oggi giorno, siamo costantemente esposti ad eventi stressanti che, spesso, non riusciamo a gestire. È importante, quindi, creare delle opportunità in cui imparare a gestire l’ansia e lo stress, attraverso dei training educativi o dei percorsi di mindfulness. 


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