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Jago: Essere Artista nell’Era dei Social

Jago: Essere Artista nell’Era dei Social

Jacopo Cardillo, meglio conosciuto con il nome d’arte di Jago, è un giovane scultore (classe 1987) che per il suo modo di fare e divulgare l’arte, è stato definito un social artist.

Apprezzato dalla critica e da un pubblico soprattutto giovane che segue il suo lavoro attraverso i principali canali social, Jago si fa promotore di una battaglia che sostiene la libertà dell’artista, il quale per farsi conoscere non ha più bisogno di essere sostenuto da articoli e recensioni di critici specializzati o di esporre in gallerie che ne curino le mostre. Bensì utilizzando i social può ottenere un contatto diretto, sebbene virtuale, con il pubblico, conoscerne le reazioni in tempo reale e diffondere le immagini delle proprie opere in una sorta di autopromozione.
Questo garantisce all’artista la possibilità di esprimersi senza vincoli o condizionamenti di alcun tipo.

Anche il processo creativo dell’opera diventa per Jago un momento da condividere con i followers in tempo reale, attraverso video, spesso con un sottofondo musicale, che coinvolgono il pubblico facendolo diventare parte integrante della realizzazione dell’opera, dai primi colpi di scalpello all’opera compiuta.

Jago: da Autodidatta ad Artista di Fama Internazionale

La storia di Jago ha inizio con gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, che però abbandona perché non si sente libero di esprimersi come vorrebbe.

Prosegue la sua attività da autodidatta, finché nel 2009 è invitato dal critico Vittorio Sgarbi a partecipare alla 54° Biennale di Venezia con la scultura raffigurante il busto di Papa Benedetto XVI, una delle sue opere più note, che gli valse la Medaglia Pontificia.

Ricevette subito un ottimo riscontro di critica che lo ha portato a partecipare a diverse mostre collettive iniziando a così esporre le sue opere e a farsi conoscere.
Ha vissuto e lavorato in Italia, Cina e America, dove è intervenuto come docente a numerose lezioni e masterclass.
Nel 2016 è stato il primo artista ad inviare una scultura in marmo sulla Stazione Spaziale Internazionale in occasione della missione Beyond dell’ESA. L’opera, the First baby, raffigurante il feto di un neonato, è poi tornata sulla Terra a febbraio 2020.

Nel 2022 ha realizzato una grande mostra personale a Roma, a Palazzo Bonaparte. Si stabilisce poi a Napoli, dove lavora nello spazio appena restaurato della chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, che diventa il suo studio e nel quale dà vita ad un ampio progetto di riqualificazione, trasformandolo in un laboratorio-museo, che nel maggio 2023 è aperto al pubblico.
Uno spazio culturale che si pone l’obiettivo di sviluppare progetti innovativi di intrattenimento ed inclusione attraverso l’arte e la valorizzazione del patrimonio storico artistico del rione Sanità, storico quartiere di Napoli.

Jago: Caratteristiche e Opere Principali dell’Artista

Jago lavora prevalentemente il marmo, utilizzando la tecnica tradizionale dei grandi maestri, in particolare del Canova, e nella realizzazione delle sue opere attraversa tutto il processo creativo che parte dal bozzetto in terracotta, passando per il calco in gesso per poi approdare al lavoro sul blocco di marmo.

Guarda i grandi maestri con rispetto e con una sana emulazione, rifiuta però la definizione di “nuovo Michelangelo” attribuitagli da alcuni critici, perché la considera poco attinente con la sua arte e anzi la percepisce come un limite nel quale lo si vuole rinchiudere.

Libero e autonomo, l’artista trae ispirazione anche dalle opere del passato. Lo dimostrano alcune sue celebri realizzazioni come il Figlio velato, realizzata nel 2019 a New York, ispirato al famoso Cristo Velato della Cappella Sansevero a Napoli o come la Pietà (2021) ispirata appunto alla celebre Pietà di Michelangelo conservata in San Pietro a Roma ma attualizzata nell’immagine di un padre (che ha il volto dell’artista) che piange il figlio morto, volendo rappresentare tutti noi e la nostra sofferenza di fronte alla morte.

Molto originale è il processo creativo di Habemus hominem (2011), l’opera che lo ha consacrato, raffigurante il busto di papa Benedetto XVI. Fu realizzato su commissione del Vaticano e successivamente presentato alla Biennale di Venezia.
Nel 2016 l’artista, colpito dalle storiche dimissioni del pontefice, decise di rimaneggiare l’opera, “spogliando” letteralmente il busto. Tolse infatti con lo scalpello la veste mettendo a nudo la pelle dell’anziano pontefice, realizzata con uno stile quasi iperrealista. La performance, documentata da numerosi video, venne intitolata Spoliazione.

Sempre molto attento agli eventi contemporanei, nel 2020 realizzò Look Down una delle sue opere più iconiche, realizzata durante il lockdown, a cui si riferisce nell’assonanza dei nomi. Fu istallata in Piazza del Plebiscito a Napoli e rappresenta un neonato accovacciato in posizione fetale attaccato a terra attraverso un cordone ombelicale che è in realtà una catena, con la quale lo scultore vuole invitare tutti a guardare verso il basso, verso i problemi sociali scatenati dalla pandemia. L’opera attualmente è esposta nel deserto dell’Emirato Arabo di Fujairah.

Del 2022 è la scultura Marmo nero, collocata per alcuni mesi a Roma su ponte Sant’Angelo, davanti Castel Sant’Angelo, luogo attraversato da centinaia di turisti e passanti ogni giorno. Rappresenta un uomo disteso in terra, in riferimento ai migranti che affrontano un lungo viaggio alla ricerca di una vita migliore e il cui destino è incerto, così come incerto è il futuro della statua posta in un luogo trafficato e non protetto.

Artista o Influencer?

Jago è uno degli artisti più seguiti sui social, circa 800,000 followers, indubbiamente un grande comunicatore, si potrebbe dire un’influencer, ha creato una nuova immagine di artista, che, rimanendo indipendente dal mercato e dalle gallerie d’arte, crea una sua vetrina e puntando sulla comunicazione conquista e fidelizza il consenso del pubblico.

I video pubblicati diventano vere e proprie performance, parti integrante della creazione artistica. Con le dirette il pubblico esprime le proprie sensazioni e i propri commenti in tempo reale e l’artista ha un feed-back immediato al suo lavoro.

Con l’uso consapevole dei nuovi mezzi di comunicazione è riuscito ad appassionare i giovani ad un mestiere, quello dello scultore, che sembrava appartenere ad una dimensione del passato ed è invece tornato prepotentemente attuale.

Ma l’operato dell’artista non è solo per sé stesso, diventa occasione di lavoro per altri. Come gli artisti del passato avevano bisogno di assistenti che li aiutavano nel loro mestiere, anche Jago si circonda di una nutrita schiera di collaboratori, sia per l’attività di scultore sia per la gestione degli strumenti digitali.

L’aggiornamento costante delle pagine social, i video, la pagina web dello studio-museo richiedono l’aiuto di numerose figure professionali. Un’artista-imprenditore quindi, perché, come lui stesso afferma:

[…] unico modo per vivere delle proprie idee è diventare imprenditori… Essere contemporaneamente imprenditore e artista vuol dire avere una grande predisposizione al rischio, vuol dire vivere contro natura, contro l’istinto di conservazione, perché ci si dovrà sbilanciare continuamente, come quando si vola. Il premio per i pochi che riusciranno nell’impresa sarà l’indipendenza e il privilegio di poter dire di no […]

Indubbiamente un fenomeno interessante, segno della nostra epoca, che segna un approccio diverso all’arte, al processo creativo e al modo di divulgare l’arte che sta coinvolgendo gli artisti contemporanei e a cui anche i “luoghi dell’arte” più tradizionali, musei e spazi espositivi, si stanno adeguando con successo.

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