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Coltivare la resilienza (Parte 2)

Coltivare la resilienza (Parte 2)

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Alcuni soggetti sono in grado di sviluppare o mobilitare straordinarie risorse interne per poter fronteggiare le sfide impreviste, per affrontare i profondi cambiamenti senza manifestare disagi, in quanto il successo è garantito dall’equilibrio tra i compiti di sviluppo e le risorse.

Ma quando i bambini non hanno più niente da amare finiscono per spegnersi. Anche nel momento in cui il caso mette sulla loro strada una persona significativa che richiama la vita, non sono più capaci di lasciarsi rianimare.

Dal brutto anatroccolo al bel cigno

Per curare il colpo, il corpo e la memoria devono subire un lento processo di cicatrizzazione. Per attenuare la sofferenza occorre modificare l’idea dell’accaduto, riuscire a rimaneggiare la rappresentazione del proprio dolore sotto lo sguardo degli altri. La cicatrizzazione della ferita reale deve essere accompagnata da una metamorfosi nella raffigurazione della stessa ma “l’anatroccolo” impiegherà molto tempo per capire che la cicatrice non riuscirà mai a rimarginarsi completamente. Il ricordo doloroso sarà sempre una breccia nello sviluppo della personalità, un punto debole che potrebbe cedere sotto i colpi inferti dalla vita.

Ciò lo costringe a dedicarsi costantemente al profondo mutamento. Soltanto in questo modo potrà condurre una vita da “cigno” bella, anche se fragile, in quanto non potrà mai cancellare il proprio passato da “brutto anatroccolo”. Ma, una volta “cigno”, la memoria sarà sopportabile.

Non riusciremo mai a eliminare completamente i problemi perché ne rimangono le tracce, ma possiamo scegliere un’altra via più sopportabile, raggiungere un distacco emozionale che permetta di trasformare il dolore del momento in un ricordo glorioso.

Educare alla resilienza

Ciò significa che la resilienza, intesa come la capacità di resistere ad un trauma e di riprendere il proprio cammino evolutivo, ha a che fare con le risorse interne affettive e comportamentali apprese da bambini, assieme ai mezzi sociali culturali disponibili.

La resilienza è l’arte di navigare sui torrenti: un trauma sconvolge il soggetto trascinandolo in una direzione che non avrebbe seguito, ma una volta risucchiato dai gorghi del torrente che lo portano verso una cascata, il soggetto resiliente deve ricorrere alle risorse interne impresse nella sua memoria, deve lottare contro le rapide che lo sballottano incessantemente.

Il processo di resilienza permette ad un bambino ferito di trasformare la propria lacerazione interiore e di usarla per riorganizzare se stesso. A patto, però, che possa contare su una relazione. Infatti, egli è contento di attuare la metamorfosi ma, dopo il trauma, l’ambiente circostante deve inizialmente creargli intorno una bolla protettiva, per poi offrirgli gli strumenti affinché non venga messo a tacere il trauma, ma dia voce alle emozioni, insegnandogli ad incanalarle in modo funzionale.

La fiaba: tutrice della resilienza

La tragedia può diventare accettabile quando il soggetto ferito la trasforma in diario, opera teatrale o in una relazione che contribuirà a rendere la propria sofferenza utile agli altri. Non appena gli viene data la parola, la matita o un’occasione di incontro dove potersi esprimere, il soggetto impara a decentrarsi da sé stesso per governare l’immagine che tenta di riprodurre. In questo senso la fiaba si rivela un’esperienza molto efficace, in quanto presenta personaggi usciti vincitori da un percorso tortuoso in cui verificarsi.

Un’importante scintilla di resilienza è rappresentata dalle fantasie di onnipotenza. Il bambino traumatizzato, nella propria fantasia, domanda alle fate di donargli forza, denaro, sapere e soprattutto amore attraverso deliziose immagini che lo proteggono da un mondo squallido in cui è vissuto. Quando la realtà è troppo crudele, il piccolo inventa storie da proiettare nel proprio spazio interiore. Gli animali, ad esempio, rivestono un ruolo molto importante perché riescono ad attenuare il dolore delle ferite affettive, in quanto essi sono sempre presenti e disponibili, pronti ad amare e lasciarsi curare.

La funzione catartica della fiaba

La fiaba offre la possibilità di realizzare creative attività laboratoriali, grazie alle quali un soggetto ferito può esprimere l’indicibile. Essa ha un’importante funzione catartica liberatoria di quel macigno che appesantisce il piccolo. La fiaba è un intermediario che, introducendo nel mondo simbolico, fa percorrere paesaggi interiori lungo la strada della trasformazione, mostrando i conflitti che bloccano il fiume della vita e gli strumenti per superarli.

Attraverso l’avventura dei personaggi, essa svela le forze profonde di ogni persona, favorisce l’attivazione dell’energia, la pone al servizio dell’evoluzione dell’uomo portando in superficie modelli adeguati alle capacità potenziali che gli sono propri. Questo prezioso strumento viene utilizzato come un mezzo induttore e catalizzatore di cambiamenti di espansione e di trasformazione, un dispositivo che consente la ricomposizione delle parti frammentate dell’Io, che allarga la possibilità di comprensione: è agente di cambiamento, superamento di aspetti bui della nostra personalità.

Il potere terapeutico della fiaba

Una fiaba può davvero guarire? La risposta è sì! Essa sviluppa e rende potenti e sensibili la nostra mente ed il nostro cuore e spesso serve a metterli in collegamento con il nostro corpo e spirito.

La fiaba aiuta a metterci in relazione con il resto dell’umanità. Rappresenta una linea di intersezione tra il reale e l’immaginario aprendo diverse spiegazioni ed interpretazioni e consentendo di agire i conflitti e di dirigersi verso le soluzioni. La narrazione è un’attività di ragionamento meta-rappresentativo in quanto mette in relazione la rappresentazione di eventi con le riflessioni sugli stessi. Il percepire, ad esempio, un conflitto interno offre la possibilità di mobilitare energie per affrontarlo, dare voce ad un’altra parte nascosta, favorisce la scoperta di nuovi livelli di integrazione personale.

Scrivere gli eventi che paralizzano in una situazione, trasformandoli in più prove che l’eroe deve affrontare, permette di trovare strumenti che possono aiutare in un contesto reale e sviluppare, in questo modo, la capacità di resilienza. La scrittura è efficace poiché crea un intervallo tra noi e le nostre paure; con la fiaba si incontra l’aspetto nascosto della personalità e si rende visibile un nemico solitamente invisibile.

Essa ridà l’anima, si fa catarsi, propone una pedagogia della riuscita; dopo una storia fantastica si ritorna alla realtà la quale, però, non sarà più la stessa: si riprende dal punto di partenza portando con sé qualche elemento chiarificatore del mondo immaginario utile per intraprendere un processo di cambiamento. La fiaba racchiude gli archetipi e svolge una funzione psicologica, è uno strumento conoscitivo e creativo che rappresenta di per sé un momento terapeutico e, in quanto tale, può intervenire sui disturbi fisici e psichici.


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Come “praticare” la fiabazione

Il metodo della fiabazione può essere applicato da ciascuno: inventare una fiaba significa trasporre un evento fisico-psicologico o relazionale in immagini, riproducendo simbolicamente il modo in cui il soggetto lo sta vivendo in maniera tale da offrire alla coscienza la possibilità di trovare, tramite l’immaginario, nuove soluzioni ai problemi.

Inventare, narrare o ascoltare fiabe è uno strumento che permette di uscire da uno schema mentale logico e razionale per vedere le cose da un altro punto di vista, creativo ed intuitivo. I personaggi delle fiabe ci parlano; se hanno rappresentato per noi e rappresentano tuttora dei reali modelli di comportamento, se sono figure che la psiche ha accolto una volta per sempre, essi continuano ad indirizzare il cammino della nostra vita. Sono volti che è bene conoscere, ascoltare per poi decidere se seguirne le orme o cambiare direzione. Anche nella vita reale è bello lasciarsi trasportare dall’illusione che esista una soluzione fiabesca a tutte le situazioni; l’identificazione con l’eroe della fiaba trasmette la speranza che tutti i problemi siano risolvibili.

Le fiabe tendono ad infondere al lettore quel coraggio di cui spesso ha bisogno per andare incontro al futuro con maggiore fiducia. I bambini hanno bisogno di adulti in grado di contenere affettivamente il senso di smarrimento che provano durante il processo di sviluppo; i bambini devono essere guidati da adulti capaci di rispondere adeguatamente alle domande esistenziali.

E come poter far fronte a tale compito così importante? Con la semplicità del linguaggio fiabesco!