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La fiaba e il suo valore pedagogico (Parte 1)

La fiaba e il suo valore pedagogico (Parte 1)

Ogni individuo costruisce la propria vicenda a partire da una storia collettiva fatta di miti, racconti, eventi che hanno segnato tappe e passaggi; ognuno parte sempre da qualcosa di preesistente. L’origine della fiaba si perde nella stessa antichità del mito, a cui è accomunata per la tradizione orale e per i significati di carattere antropologico e culturale.

Le fiabe rientrano in quell’immaginario collettivo che fa parte della cultura e delle tradizioni che le hanno tramandate oralmente di generazione in generazione, in tempi in cui la scrittura non era molto praticata, rappresentando in modo più o meno simbolico riti, usanze, costumi.

La fiaba nasce con l’uomo, quando l’essere umano provava meraviglia di fronte ad ogni oggetto, poiché tutto era misterioso e nuovo per lui. Fin dalle origini, ogni popolo, in particolare, e l’umanità, in generale, se ne sono serviti per comunicare la saggezza e l’esperienza: per trasmetterla hanno trovato tecniche e simboli atti a renderla percepibile in modo immediato e ad imprimerla nel profondo dell’anima.

La fiaba: un risveglio dell’anima

Con il sapore di rito iniziatico che le è proprio, la fiaba assume il compito di documentare le vicende umane preparando così ad affrontare la vita. Creando un mondo immaginario, essa stupisce l’individuo e l’essere bambino che è in lui, lascia intravedere l’essenza intima della realtà attraverso il linguaggio chiaro ed immediato.

Grazie a tali aspetti permane per millenni, nei secoli e continua a parlare agli adulti e bambini di oggi. Fin dai tempi antichi, infatti, gli esseri umani si sono ispirati ai miti, alle leggende ed alle fiabe alla ricerca di spiegazioni riguardanti la natura umana e i misteri dell’esistenza.

Tali storie erano nate per i bambini, ma anche per sognare un mondo diverso da quello esistente: i protagonisti, infatti, sono uomini coinvolti in straordinarie avventure, raccontate in tono casuale, come qualcosa che potrebbe capitare a chiunque. In questo senso, la funzione primaria della fiaba è quella di risvegliare le persone alla consapevolezza delle proprie possibilità e della propria identità, risvegliare l’anima alla vita.


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Chronos e kairos

La vita scorre come un fiume in cui si congiungono due canali sempre in interazione: da una parte il tempo cronologico (quello che i greci chiamavano “chronos”), che gestisce l’identità personale e, dall’altra, il tempo cosmico (ciò che il popolo greco chiamava “kairos”), corrispondente all’identità universale che trascorre per una durata infinita nel quale avviene il proprio essere nel mondo.

Il chronos è il tempo scandito dall’orologio, il susseguirsi di un evento dopo l’altro, una successione senza progressione, senza neppure un sensato rapporto di causa-effetto, un tempo misurato dalla ripetizione e non dal significato. L’antidoto a ciò è il kairos, che indica il momento opportuno e decisivo, quello che descrive la posizione in cui sei e impone una scelta d’azione. Un rimedio ad un fatalismo che rende vittime del tempo e del caso. In questo senso, il tempo delle fiabe è kairos e non chronos, perché nelle storie personaggi devono operare delle scelte e sono responsabili delle conseguenze delle stesse.

Il racconto fiabesco narra vicende ambientate in spazi e tempi indeterminati in cui compaiono esseri soprannaturali dotati di poteri magici, quali orchi, folletti, gnomi, streghe, fate, accanto ad animali parlanti e personaggi umani.

Il racconto fantastico e meraviglioso

Gli elementi caratterizzanti sono il fantastico ed il meraviglioso. Il fantastico è stato usato per compensare la crescente razionalizzazione della cultura della vita familiare e del lavoro nelle società, per difendere l’immaginazione dei bambini. Il potere immaginario consiste nel modo perturbante in cui essa fornisce un condotto per la realtà sociale.

La magia è usata, paradossalmente, non per illudere ed ingannare ma per illuminare. Si tratta di un’esposizione di meraviglie, dove il meraviglioso viene presentato come normale. Il racconto immaginario vuole trasmettere il modello di un essere che tenta di affermare il proprio desiderio individuale contro tutto e tutti e trionfa aiutato dalle proprie risorse e da forze magiche esterne favorevoli a questo tipo di autoaffermazione. Vengono premiate l’aspirazione e l’iniziativa del singolo.

Lo scopo della narrazione è quello di intrattenere, presentando in maniera scenograficamente iperbolica situazioni, avvenimenti in cui realtà ed immaginazione si inseguono, si fondono, lasciando nell’ascoltatore prima e, nel lettore poi, le più svariate sensazioni. Non possiamo assolutamente, però, negare che attraverso il racconto fantastico ci pervengono insegnamenti di vita, messaggi morali e modelli di comportamento.

La fiaba: un’affabulazione a misura di carezza

La fiaba è un genere letterario universale, caratterizzato da una struttura narrativa costante che risulta rassicurante, familiare, che dà stabilità e sicurezza, due elementi importanti nell’età evolutiva. Il racconto della fiaba è l’unico tipo di affabulazione a misura di carezza, che privilegia un rapporto di vicinanza, di esclusivo e forte legame esistente tra chi narra e chi ascolta.

Essa rappresenta un piacevole esempio di comunicazione accattivante grazie al linguaggio molto semplice e, a volte, un po’ sgrammaticato, ma ricco di modi di dire, di formule popolari e di ripetizioni che hanno lo scopo di allungare la storia e di prolungare la sensazione di mistero.

Il tempo della fiaba

Il tempo della fiaba è senza tempo in quanto non si presta ad alcuna collocazione precisa, dal momento che gli eventi non appartengono a nessuna epoca ma ad un passato lontano, indefinito e misterioso; esso non presenta uno sviluppo lineare, può dilatarsi, contrarsi, invertire la direzione.

Le stesse classiche formule introduttive “C’era una volta, al tempo dei tempi, mille anni fa o forse anche di più” conducono il  lettore e l’ascoltatore in una prospettiva acronica. Il tempo subisce diverse manipolazioni: talvolta si condensa in attimi temporali ridotti, come avviene per i 100 anni della “Bella addormentata nel bosco”, talvolta le vicende si concludono nell’arco di una giornata come si verifica in “Cappuccetto Rosso”, infine può essere volutamente ampliato come accade per i tre giorni di festa a cui partecipa Cenerentola al palazzo del Principe. La durata temporale ha valore dal punto di vista esistenziale e non fisico e dipende dalla rilevanza che si vuol dare.

Il racconto crea la possibilità di un decentramento emotivo che permette di rivedere, ripercorrere momenti di vita, di realizzare il distacco che è necessario per riflettere sull’accaduto e sul vissuto, per rielaborare quel che è successo rendendolo storia e non solo passato. La fiaba offre la possibilità di intraprendere un viaggio oltre l’esperienza quotidiana e terrena grazie alla sua indeterminatezza che la caratterizza.

C’è un gioco di incastri dove i mondi possono essere rinchiusi uno dentro l’altro: gli spazi si sovrappongono sotto la crosta terrestre a fare un altro mondo con montagne, fiumi. I personaggi non vengono delineati interiormente, non hanno una profondità psichica. Sono tratteggiati, tipici, non invecchiano mai, non subiscono sviluppi nello scorrere del tempo, sono anonimi e designati con nomi comuni (il re, la regina, il principe) per non condizionare la propria funzionalità.

La morale della fiaba

La fiaba è il terreno di confronto di sensazioni e sentimenti, è il modo in cui ogni vita sulla terra ha cercato di analizzare le proprie angosce e di alleviarle. In un primo momento si segue la vicenda del protagonista che si comporta bene e viene ricompensato; in un secondo momento quella di un altro, spesso rivale del primo che si comporta male e finisce miseramente.

La premiazione dell’uno e la punizione dell’altro sono importanti in quanto soddisfano la domanda di giustizia nel bambino che ascolta: i bambini sono molto vicini all’etica che regge la fiaba poiché hanno più fiducia, più capacità di sognare. Il bambino si identifica con l’eroe buono perché la condizione dell’eroe esercita un forte richiamo positivo su di lui. Nella fiaba la morale è sempre implicita nella vittoria delle virtù semplici di personaggi buoni e nella punizione delle crudeltà dei malvagi; ciò che la rende speciale è il fatto che invii messaggi espliciti ed impliciti, i quali parlano alla ragione ed ai sentimenti, facendo appello alla consapevolezza o all’inconscio.

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