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CAPIRE UN ADOLESCENTE

CAPIRE UN ADOLESCENTE

Negli ultimi decenni si è molto parlato dell’adolescenza, con varie e diverse ipotesi interpretative su questa magnifica stagione della vita, caratterizzata da profondi e complessi cambiamenti, che investono la persona nella sua totalità, vale a dire, nelle sulle funzioni mentali, emotive, fisiche, comportamentali, collegabili, anche, in maniera significativa, a fattori ambientali e socioculturali.

Le numerose scuole di psicologia, sociologia, pedagogia, medicina e le recenti ricerche delle neuroscienze, con vari risvolti, hanno approfondito specifiche tematiche, relative al processo di crescita, maturazione e sviluppo degli adolescenti, cogliendone i vari aspetti  della loro realtà esistenziale.

IL RAPPORTO MENTE/CORPO/EMOZIONI IN ADOLESCENZA

Il rapporto mente/corpo/emozioni, che caratterizza le varie fasi della vita di ogni persona, viene, sempre, vissuto, da tutti, con una forte intensità emotiva, ma è particolarmente evidente, in forma, spesso contrastata, nell’adolescente, il quale deve fronteggiare i suoi compiti di sviluppo, che interessano, da una parte, l’incremento del pensiero logico-formale (capacità cognitive), legato al processo di maturazione del cervello, dall’altra, le continue trasformazioni problematiche di vario tipo, che influiscono sulla sfera psicologica e, quindi, sul suo aspetto comportamentale.

Dopo 11 – 12 anni un ragazzo è, infatti, capace di compiere operazioni mentali, che non si riferiscono soltanto ai fatti singoli e concreti, ma a pure possibilità logiche, poste dal pensiero stesso, da cui egli è in grado di dedurre le conseguenze necessarie (pensiero ipotetico-deduttivo).

L’ADOLESCENTE: OLTRE ALL’ASPETTO COGNITIVO

Lo sviluppo dei vari tipi di intelligenza (come le nove  intelligenze multiple, sostenute da Howard Gardner gli consente, dunque,  di edificare teorie e di capire sempre meglio le riflessioni degli altri, di affrontare problemi teorici, di discutere di filosofia e di politica.

Questo potenziale cognitivo deve, comunque, fare i conti con l’irruzione, spesso incontrollata, della corporeità e degli istinti/impulsi/pulsioni/bisogni, (funzione emotiva), collegabili alla tempesta ormonale della pubertà.

L’adolescente, nel tentativo di definire una propria identità, si trova a risolvere una serie di problematiche, caratterizzate dall’abbandono progressivo di ruoli e modelli infantili, per assumere comportamenti adulti, segnati da un sempre maggiore senso di responsabilità, con la separazione dal ruolo  e dalle figure importanti dell’infanzia, come “la perdita del ruolo infantile e la perdita dei genitori infantilmente vissuti” (P. Piredda).  Nella generalità dei casi, tale processo non è indolore, ma può provocare, in lui, un senso di inadeguatezza a pianificare percorsi di vita affascinanti e coinvolgenti, rendendosi conto che egli non è chi vorrebbe essere.

Il risultato è che si genera, spesso,  una difficile percezione di sé, un senso di infelicità esistenziale e di conflitto verso le persone delle quali, in fondo, ha più bisogno: famiglia, insegnanti, coetanei.

Inevitabilmente, il tentativo di trovare soluzioni ai propri conflitti interiori e ai continui problemi che il mondo gli pone, provoca in lui un’evidente instabilità comportamentale, in cui la contraddizione sembra dover segnare il suo percorso maturativo. Ciò comporta, conseguentemente,  la difficoltà a realizzare i progetti immaginati e ad intravedere una meta, per cui valga la pena di impegnarsi, in modo serio .

In questa situazione , prevalgono, talvolta, le risposte emotive e  le istanze delle pulsioni, per cui prevale la fragilità e della vulnerabilità psicologica, che, nei peggiori casi può determinare i fenomeni della dipendenza, di aggressività e, più in generale, di condotte socialmente censurabili.

L’ADOLESCENTE: UN PENSIERO PIÙ LOGICO, MA ANCORA IMMATURO

L’adolescente, dunque, esprime la propria emotività e impulsività, le proprie pulsioni, prima di riuscire ad averne un pieno controllo.

C’è da considerare, infatti, che il controllo esercitato dalla corteccia cerebrale è ancora imperfetto, in quanto le strutture  del sistema limbico, coinvolte nelle emozioni, si sviluppano prima della corteccia frontale ed, in particolare, di quella prefrontale, la cui maturazione può avviene, anche, oltre la fase adolescenziale. La corteccia prefrontale ha, dunque, un ruolo critico nell’apprendimento delle regole sociali e dei comportamenti eticamente fondati.  

Dai dati raccolti da Antonio Damasio (1995), risulta, perciò, che se la corteccia frontale viene danneggiata, nel corso dell’infanzia, si possano verificare gravi problemi per quanto riguarda la conoscenza delle regole sociali e morali.

IL SUPPORTO DEGLI ADULTI                                                                                                                        

Nella condizione di instabilità , che può essere influenzata, negativamente o positivamente, dalle stimolazioni culturali e socio-ambientali, giocano, per l’adolescente, un ruolo fondamentale i modelli e le figure di riferimento, che orientino la  sua crescita, attraverso un confronto interpersonale, in cui anche la sua naturale tendenza alla contestazione, deve avere la sua importanza, ma senza perdere di vista che l’essere al mondo e la costruzione di percorsi di vita significativi, comporta l’utilizzo di una comunicazione empatica e il desiderio di dialogo, di fiducia e di solidarietà, in cui sia possibile star bene con sé stessi e con gli altri .  Spetta agli adulti, quindi, offrirsi come esempio credibile e coerente, con un potere di contagio educativo, in grado di fargli  scoprire le risposte autentiche, che la condizione adulta richiede.

IL RUOLO DEI GENITORI

Questa opportunità  richiede, necessariamente ai soggetti, impegnati nel campo dell’educazione, ma in particolare ai genitori, l’adozione di comportamenti credibili ed esemplari, dal punto di vista educativo. In particolare essi dovranno rispettare una sorta di decalogo, che disciplini i rapporti coi figli, ispirandosi ai seguenti orizzonti pedagogici di riferimento: 

  1. rispettare i loro naturali ritmi evolutivi nel processo crescita, maturazione e sviluppo, senza anticipare le tappe o precocizzare i risultati dei processi di apprendimento;

  2. garantire loro una relativa indipendenza, ma , in ogni modo, farsi sentire vicini, presenti e pronti a prestare aiuto, offrendosi come un punto di riferimento fisso e una continua fonte di sicurezza, in caso di bisogno;

  3. non imporre i propri modelli esistenziali chiusi, come punto ideale di riferimento (“segui l’esempio di tuo padre”, “ai miei tempi io mi comportavo diversamente”), sottovalutando il  loro personale modo di essere legato all’età, in cui prevale, spesso, l’aspetto impulsivo, sul controllo razionale del comportamento;

  4. mettersi in una situazione di ascolto attivo nei confronti dei ragazzi, sapendone cogliere e leggere i bisogni educativi, anche di quelli inespressi, e adottare, nel rapporto continuo con loro, una comunicazione efficace (comunicazione empatica), ricorrendo, spesso, al dialogo e  cercando di trovare, insieme, una soluzione ad eventuali conflitti;

  5. evitare di imporre continui divieti, ma dire anche “no”, senza aggressività e senza perdere la calma, senza umiliare o minacciare castighi;

  6. essere intransigenti nel non permettere la mancanza di rispetto verso gli altri ed aiutarli a condividere varie attività con i compagni e a coltivare le giuste collaborazioni e amicizie con loro;

  7. prevedere la possibilità che tra i loro comportamenti, si possano manifestare atteggiamenti di opposizione, ribellione, critica, contestazione;

  8. dare adeguate risposte alle domande, senza rispondere “perché si” , “perché no”;

  9. gratificarli dell’impegno e dei risultati ottenuti (utilizzando un tipo di rinforzo positivo), ma senza enfatizzare le personali performance nel campo dello studio o dello sport, oppure, al contrario, senza mortificarli, in caso di inevitabili insuccessi;

  10. non enfatizzare il  valore delle personali prestazioni, che comportino vantaggi materiali, rappresentati  dalla popolarità, dalla fama e dal denaro, come fonte di motivazione ideale e come regola di vita.

IL RUOLO DELLA SCUOLA

L’orientamento educativo sopra illustrato interessa anche il mondo della scuola, la quale è chiamata a seguire una mission finalizzata a seguire i seguenti traguardi di sviluppo fondamentali :

  • imparare a conoscere, cioè ad acquisire gli strumenti della comprensione;
  • imparare a fare, in modo da essere capaci di agire creativamente nel proprio ambiente;
  • imparare a vivere insieme, in moda tale da partecipare e collaborare con gli altri, in tutte le  attività umane;
  • imparare ad essere, che deriva, fondamentalmente, dai tre elementi, precedentemente descritti

IL RUOLO DEL GRUPPO

Nei vari gruppi cui aderisce, l’adolescente porta sia il bisogno di mettere alla prova il proprio essere attivo e di verificare i propri giudizi e valori, attraverso l’opinione degli altri, con cui può realizzare il bisogno di accettazione, di sicurezza e di protezione. Il confronto con sé stesso e con gli altri consente,  un innalzamento dell’autostima e lo stimolo a sperimentarsi nei vari campi. Senza il gruppo, l’adolescente può, a volte, trovarsi in difficoltà nel lasciare una posizione di dipendenza infantile dalle figure genitoriali.  È bene, comunque sottolineare che se questa esperienza in positivo non va a buon fine, si può avere una svolta verso la costruzione di identità negative, soprattutto in situazioni sociali, in cui è difficile avere esempi di personalità positive in cui identificarsi.

ALCUNI ASPETTI DELLA CONDIZIONE ESISTENZIALE DELL’ADOLESCENTE

Oltre alle note sopra esposte, l’azione educativa esige, necessariamente, che venga considerata fondamentale un’attenta riflessione su certe situazioni riferite alla realtà esistenziale dell’adolescente, di cui vanno approfonditi alcuni elementi problematici, piuttosto complessi, da analizzare in  in appositi capitoli, riguardanti :

  la scoperta dell’identità sessuale (aspetti biologico, psicoaffettivo e relazionale),

  il rapporto col proprio corpo,

  il bisogno, non sempre agevole, di mettersi in rapporto affettivo profondo, con gli altri, genitori, partner o gruppo,

   i vari tipi di dipendenze (comprese quelle legate ad un uso smodato degli strumenti telematici)

→  le varie forme di devianze, disadattamento e di disagio, condizionate da una società complessa e competitiva,

   i fenomeni aggressività (bullismo, cyberbullismo)

→   il distacco dalla realtà e dall’isolamento sociale.

→   la dispersione scolastica e l’abbandono sportivo precoce