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Bambini silenziosi: affrontare il mutismo selettivo come disturbo d’ansia

Bambini silenziosi: affrontare il mutismo selettivo come disturbo d’ansia

Il mutismo selettivo: un disturbo d’ansia che colpisce la comunicazione verbale

Il mutismo selettivo è un disturbo che si manifesta spesso intorno ai 3/4 anni, specialmente all’ingresso nella scuola materna, rappresentando una sfida significativa per i bambini e i ragazzini. A differenza della timidezza comune nei bambini questo tipo di mutismo è un disturbo legato a uno stato d’ansia che compromette la comunicazione verbale, in particolare in ambienti non familiari come la scuola. Parliamo con Loredana Pilati, psicologa e presidente dell’Associazione F94.0 Mutismo Selettivo e Disturbi d’Ansia, per comprendere meglio questo disturbo e come affrontarlo.

Non solo timidezza: riconoscere il mutismo selettivo come disturbo

Il mutismo selettivo non va confuso con la timidezza comune nei bambini. Mentre i bambini timidi tendono a superare il loro imbarazzo con il tempo, il mutismo selettivo persiste, rendendo difficile la comunicazione verbale in contesti sociali. Questo disturbo, riconosciuto ufficialmente nel DSM-5 come uno dei disturbi d’ansia, si manifesta spesso quando i bambini sono esposti a ambienti esterni alla famiglia, come la scuola. È importante distinguere questo problema da altri disturbi, come lo spettro autistico, e comprendere che è causato da una particolare ipersensibilità emotiva.

Ansia e mutismo: una relazione profonda

Il mutismo selettivo è strettamente legato all’ansia, e le cause scatenanti includono l’ipersensibilità emotiva e la fragilità del bambino nei confronti di ambienti, persone o situazioni sconosciute. Sebbene oggi sia maggiormente riconosciuto, in passato il mutismo selettivo veniva confuso con altre patologie, complicando il processo di diagnosi e gestione. Oltre alle cause legate all’ansia, recenti ricerche hanno evidenziato una componente ereditaria del disturbo, con adulti che hanno sofferto di mutismo selettivo durante l’infanzia e che ora manifestano stati ansiosi.

L’importanza di “ascoltare” e comprendere il problema

Per affrontare il mutismo selettivo, è essenziale comprendere la sua natura ansiosa anziché forzare il bambino a parlare. Loredana Pilati sottolinea che il focus dovrebbe essere sullo stato d’ansia sottostante, piuttosto che sulla mancanza di parole. Forzare un bambino a parlare può risultare controproducente, peggiorando la situazione. È fondamentale accettare il limite del bambino e intervenire per ridurre lo stato d’ansia, permettendo così lo sblocco spontaneo della comunicazione verbale.

Il ruolo chiave della scuola: creare un ambiente accogliente

La scuola gioca un ruolo cruciale nella vita di un bambino che ha questo problema, poiché rappresenta il principale ambiente sociale esterno alla famiglia. Gli insegnanti devono evitare di concentrarsi esclusivamente sulla mancanza di comunicazione verbale e, invece, lavorare sulla costruzione di una relazione basata sulla fiducia in un ambiente sereno. Ignorare il problema può portare a conseguenze negative, come fobie sociali, depressione o altre reazioni auto-lesionistiche.

L’impegno dell’Associazione F94.0 Mutismo Selettivo

L’Associazione F94.0 Mutismo Selettivo, fondata da Loredana Pilati nel 2009, svolge un ruolo cruciale nel sostenere le famiglie coinvolte e sensibilizzare sulla condizione. Organizza laboratori nelle scuole, incontri formativi con insegnanti, e offre supporto alle famiglie attraverso Gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto. L’associazione si impegna anche a favorire il lavoro di rete tra scuola, famiglia e specialisti per condividere informazioni ed esperienze, creando un ambiente di accoglienza per ridurre il rischio di allontanamento scolastico.

Rompere il silenzio, sostenere il futuro

Questo tipo di mutismo è una condizione complessa che richiede comprensione e sostegno. Accettare e affrontare lo stato d’ansia sottostante è cruciale per permettere ai bambini colpiti di superare le difficoltà comunicative. L’Associazione F94.0 Mutismo Selettivo si impegna a sostenere le famiglie, migliorare la consapevolezza e creare una rete di supporto per garantire che nessun bambino affetto da questo problema si senta solo o isolato. Quindi per una famiglia conviene informarsi per avere supporto in questa cosa così delicata.

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