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Arteterapia: quando l’arte diventa uno strumento di cura

Arteterapia: quando l’arte diventa uno strumento di cura

Con «arteterapia» si intende l’uso delle arti (pittura, scultura, musica, danza, teatro, fotografia,  costruzione e narrazione di storie/racconti), e di altri processi creativi per promuovere la salute e favorire la guarigione. Questa definizione implica l’uso di attività artistiche e creative per aiutare gli individui rispetto a una determinata disabilità, a riabilitarsi dopo un trattamento medico o chirurgico o semplicemente a migliorare la qualità della  propria vita (Bernie Warren, 1995).

L’arteterapia si sviluppa storicamente dagli anni quaranta in Gran Bretagna e negli Stati Uniti come modalità di cura per reduci di guerra traumatizzati accolti in ospedali psichiatrici e si è sviluppata in seguito sino a definirsi come disciplina autonoma. I campi di applicazione dell’arteterapia si sono ampliati e  hanno acquistato una dimensione rilevante negli interventi di prevenzione e riabilitazione di diversi disturbi.

Nel corso degli ultimi anni, i benefici dell’uso dell’arteterapia sono diventati più evidenti, poiché sono sempre più numerosi gli specialisti che lavorano in questo campo e gli amministratori disposti a sperimentare l’uso delle arti nelle loro strutture (Bernie Warren, 1995).

Applicazioni pratiche ed evidenze scientifiche dell’arteterapia

ll ruolo dell’arteterapia come strumento riabilitativo è stato oggetto dell’esperienza dell’educatore Alessandro Ligato presso due centri diurni socio-assistenziali (CDSA). Qui l’educatore  ha deciso di mettere a disposizione dell’utenza le proprie competenze in ambito artistico e fotografico, in un’ottica dialogico-partecipativa con gli utenti: è così nato “Il progetto di Fotografia” con obiettivi scaturiti dalla relazione cooperativa tra educatore e anziani, il cui obiettivo è contribuire al benessere delle persone anziane. Il progetto prevedeva un incontro settimanale di due ore divise tra presentazione di fotografi e artisti, contributi fotografici degli utenti dagli album di famiglia, o fotografie fatte ex novo, ed infine un momento conviviale dedicato alla riflessione comune su quanto emerso dall’incontro.

“Fotografia e Arte”: usare l’arte per promuovere il benessere degli anziani

Nel corso del progetto, grazie ai contributi degli utenti, l’autore ha deciso di analizzare quest’esperienza a posteriori con il suo lavoro di tesi, servendosi del “diario di bordo”, per tenere traccia dei principali elementi durante la realizzazione del progetto, realizzando anche interviste ai partecipanti.

L’analisi della documentazione raccolta mette in evidenza come il percorso progettuale sia stato interpretato dagli anziani come migliorativo della loro condizione di vita. Da parte degli anziani, infatti, emerge in maniera inequivocabile come questo progetto li abbia fatti “sentire vivi” grazie al dialogo con l’educatore e quindi come abbia contribuito al loro benessere sia come singoli individui  ma anche in relazione con gli altri, grazie ai legami nati nella progettualità. L’analisi mostra come la fotografia e l’arte, possano rivelarsi una via efficace per valorizzare le persone anziane e contribuire al loro benessere.

L’autore, infatti, evidenzia come il lasciare  una traccia fisica attraverso un’immagine e l’esperienza della sua visione, siano molto utile per riflettere sulla nostra condizione fisica ed esistenziale sopratutto quando tutto sembra alle persone scomparire (per decadimento cognitivo, disagio psichico o relazionale). L’avere davanti a sé qualcosa di oggettivamente fisico ed esistente (una fotografia) può essere un ausilio importante nella nascita di un percorso teso al miglioramento della propria condizione.

L’autore attraverso la sua esperienza ha avuto modo di constatare la grande voglia di condivisione degli anziani, avviando così il progetto tramite la presentazione degli album di famiglia. Così gli anziani hanno lavorato su aspetti emozionali e cognitivi a più livelli sottolineando il benessere che per loro scaturiva da questi momenti. Dal “diario di bordo” dell’autore si legge: “tutte le signore e i signori del gruppo erano visibilmente commossi, li vedevo spiegare le loro fotografie, ero fiero di loro, e tutti fieri di noi”.

Il piacere della bellezza

Gli anziani, di ogni estrazione sociale e livello di istruzione, hanno sempre sottolineato il piacere della bellezza, inoltre, i momenti di condivisione hanno costituito  anche una tregua dalle fragilità  alle quali la quotidianità espone gli anziani. Per questo la fotografia assume le caratteristiche di un linguaggio artistico  e creativo molto utile anche nel lavoro sociale. L’autore riporta anche alcune interviste ai partecipanti: “Sopratutto quando ci parlavi dei fotografi, della loro vita, del perché fotografavano così, era molto bello. Mi ha arricchito.”  Da ciò emerge come la  componente dialogico partecipativa e le competenze educative e relazionali siano fondamentali per i partecipanti al progetto (Alessandro Ligato, Milano, 2022).

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ArtHeimer: arteterapia per il trattamento dell’Alzheimer

Altra esperienza  è l’uso dell’arteterapia in pazienti affetti da Alzheimer, in particolare attraverso l’uso dell’applicazione “ArtHeimer“. L’applicazione nasce con lo scopo di migliorare la qualità di vita delle persone affette dal morbo di Alzheimer. Il progetto ha come obiettivo la digitalizzazione delle tipiche sedute di arteterapia permettendo al paziente di disegnare, compiere esercizi, affrontare sfide, collezionare opere e fare amicizia con gli altri utenti; tutto tramite i dispositivi elettronici e, quindi, direttamente da casa loro.

L’esperienza è completamente personalizzata e modificata su misura dal paziente, tramite una fase iniziale dove un assistente virtuale porrà delle domande in maniera amichevole per valutare il livello del suo stato cognitivo. Le risposte e le azioni svolte verranno successivamente analizzate, e di conseguenza, l’app baserà l’esperienza del paziente sul grado cognitivo rilevato, collocando il paziente in una determinata fascia. I caregivers potranno, inoltre, monitorare gli stati d’animo e l’umore dei proprio cari e in caso di malessere intervenire  tempestivamente. L’applicazione, infatti, compie un’indagine sullo stato d’animo, sulle sensazioni e sul benessere del paziente, analizzando le tonalità che egli utilizza durante l’atto creativo, inviando di conseguenza un resoconto (o un allarme in caso di forte malessere) al corrispettivo caregiver.

Come funziona ArtHeimer?

Nella sezione “profilo” l’utente troverà la collezione di tutte le opere che ha creato, sia durante le sfide giornaliere, sia nei fogli liberi: questa bacheca donerà al paziente un senso di soddisfazione personale.

Nella sezione “esplora“, l’utente potrà scorrere una sorta di lista in cui non vi è alcuna selezione, ovvero tutte le opere create da ciascun utente saranno visibili, senza alcun criterio di giudizio.

Accanto ai lavori troviamo il tasto like che, se cliccato, inserirà l’opera tra le preferite dell’utente. Quando l’utente intraprende una nuova sfida giornaliera, il dispositivo proporrà due possibilità, ovvero:
– la modalità digitale, in cui l’utente svolgerà l’esercizio mediante la tavola/disegno sul tablet/desktop;
– la modalità manuale, in cui verrà fornito un file da stampare, e, una volta concluso, da fotografare per inserirlo poi in modo digitale nella bacheca.

Questo in base allo stato cognitivo del paziente. L’applicazione è progettata su due colori: il viola, colore internazionale del morbo di Alzheimer, e il verde lime, poiché questi colori trasmettono tranquillità e conforto in un paziente malato di demenza. Ogni elemento è strutturato in modo semplice ed essenziale, per evitare confusione nel paziente. L’app ha un logo che raffigura una casa (dal tedesco “Heimer“, “casa”) con tre macchie di colore. Attraverso le attività di corrispondenza colori/emozioni, disegni e colorazioni, il paziente potrà vedere le proprie opere e aumentare la propria soddisfazione personale (Ludovica Capecci, 2022).

Per approfondire

  • Bernie Warren “Arteterapia in educazione e riabilitazione”,  Edizioni Erickson 1995;
  • Alessandro Ligato  “Fotografia e arte: strumenti  per il lavoro sociale in relazione con le persone anziane”,  Milano 2022;
  • Ludovica Capecci “Art Heimer: arteterapia digitale per i portatori di Alzhaimer” Università degli studi di Camerino, Scuola di architettura  e design “E. Vittoria” 2022.