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Sogno o son desto? Difesa personale e sviluppo della consapevolezza

Sogno o son desto? Difesa personale e sviluppo della consapevolezza

Quante volte, nella nostra quotidianità, ci troviamo completamenti assorti nei nostri pensieri, in atteggiamento assente e sognante, ignari di tutto ciò che accade intorno, per poi magari scoprire di aver sbagliato strada o, tornando a casa in autobus, di aver saltato la nostra fermata?

Fin qui nulla di male, torneremo sui nostri passi per ritrovare la via corretta o la giusta fermata del bus. Ma se mentre ci troviamo in questo stato perso e sognante accadesse qualcosa nell’ambiente circostante che fosse fonte di pericolo e, quindi, ci trovasse completamente vulnerabili e non pronti a difenderci, ovvero totalmente inconsapevoli di ciò che sta accadendo intorno a noi?

Difesa personale e consapevolezza

Ecco che diventa di fondamentale importanza acquisire uno stato di consapevolezza situazionale che, correttamente sviluppata, ci ponga nella condizione di non farci trovare impreparati a fronteggiare una situazione di potenziale pericolo e ci permetta di attuare un’adeguata strategia di difesa personale.

Ma qual è il rapporto tra difesa personale e consapevolezza?

Nel nostro immaginario siamo portati a pensare alla difesa personale come uno scontro fisico tra due o più persone, ma questo non è che l’evento finale.

Nella pratica della difesa personale le tecniche finalizzate allo sviluppo della consapevolezza dell’ambiente circostante rivestono un ruolo di primaria importanza, ponendoci in una condizione di allerta vigile e consentendoci di valutare la situazione e gli eventuali pericoli che da essa possono derivare.

Tecniche per lo sviluppo della consapevolezza

Ma in cosa consistono e come si sviluppano le tecniche per acquisire la consapevolezza situazionale?

In ambito militare, dove nascono e si sviluppano molte tecniche di difesa personale, la sopravvivenza di un soldato dipende dall’adozione di determinati principi e tecniche di autodifesa, con particolare riferimento alla percezione del pericolo e, quindi, alla consapevolezza dell’ambiente circostante.

Nelle città dove ci muoviamo e svolgiamo le nostre attività quotidiane, la difesa personale inizia molto prima del contatto fisico che, come dicevamo, non è che l’evento finale e cruento. Il nostro principale obiettivo deve essere sempre quello di non arrivare mai allo scontro fisico, perché, per quanto addestrati e pronti a difenderci, le conseguenze fisiche e psicologiche di un tale evento ci lasceranno segni e traumi permanenti.

Anticipare gli eventi ostili, prevedere ciò che sta per accadere, percepire il pericolo può fare la differenza tra la vita e la morte. Quindi, nella difesa personale, le tecniche per lo sviluppo della consapevolezza sono tutte quelle metodologie volte ad accrescere la nostra percezione del pericolo e il nostro spirito di osservazione.

In ambito militare vengono utilizzate per addestrare i soldati a riconoscere i pericoli e ad individuare il nemico. Tali metodologie sono state adattate alla difesa personale in ambiente urbano.

Il codice dei colori

Jeff Cooper, ufficiale dell’esercito americano e istruttore di tecniche di combattimento in contesti urbani, nella metà degli anni ‘70 ha sviluppato un sistema, tutt’ora utilizzato in vari ambiti civili e militari, denominato “Codice dei colori” per definire il nostro stato mentale nei confronti di un potenziale pericolo.

Il Codice dei Colori  prende in considerazione quattro colori che vanno dal bianco al rosso passando per il giallo e l’arancione. Ad ogni colore corrisponde il nostro livello di consapevolezza verso l’ambiente circostante. Vediamoli uno per uno.

Codice bianco

Il codice bianco corrisponde ad stato mentale spento, inconsapevole dell’ambiente circostante e delle persone che si muovono e interagiscono al suo interno. La testa è fra le nuvole, l’atteggiamento è completamente assorto nei propri pensieri, ci si trova mentalmente in uno stato di completa disattenzione.

L’aggressore cerca proprio una persona che si trovi in questo stato perché è completamente vulnerabile, una vittima ideale.

Dovremmo trovarci in Codice Bianco solo in contesti e ambienti protetti, come ad esempio tra le mura della nostra casa, dove ci possiamo rilassare completamente ed abbassare ogni difesa.

Se osserviamo le persone per strada ne troveremo moltissime in codice bianco: giocano con lo smartphone, ascoltano la musica con gli auricolari, camminano con sguardo sognante, ecc.

Codice giallo

Il codice giallo è la condizione psicofisica di attenzione diffusa e rilassata, uno stato di vigilanza tranquilla, nell’ambito della quale si è pienamente consapevoli dell’ambiente circostante.

Si osservano le persone e ciò che accade intorno. Ad esempio, camminando per strada notiamo un anziano che legge un libro sulla panchina, una donna che parla al telefono gesticolando, un uomo con la barba e un giaccone blu…

Codice arancione

Il codice arancione è lo stato di percezione di un potenziale pericolo.

Rifacendoci all’esempio precedente, supponiamo che dopo aver camminato per 300 metri, guardandoci riflessi in una vetrina di un negozio, notiamo alle nostre spalle ancora l’uomo con la barba e il giubbotto blu. Potrebbe esserci la possibilità che quell’uomo ci stia seguendo.

È un potenziale pericolo e dobbiamo riflettere a come agire nel caso il pericolo diventi reale (quindi passando al codice rosso). Dobbiamo essere pronti ad attuare una strategia di difesa personale.

Potrebbe trattarsi solo di una coincidenza e l’uomo stava andando semplicemente per i fatti suoi. In questo caso torneremo al codice giallo.

Codice rosso

Il codice rosso rappresenta la percezione di un pericolo concreto.

Abbiamo percepito il pericolo e fatto in modo di far capire all’uomo con la barba e il giubbotto blu che ci siamo accorti della sua presenza e della sua attenzione nei nostri confronti, ma lo stesso persevera nel suo atteggiamento equivoco e inquietante.

È il momento di agire, per esempio entrando in un negozio e telefonando alle forze dell’ordine o, qualora se ne avesse la disponibilità, attivando un allarme antiaggressione portatile che, attirando l’attenzione delle persone presenti sul posto, faccia desistere l’uomo ogni intento malevole.

Sviluppare attenzione e consapevolezza

È quindi molto importante non farsi mai trovare in Codice Bianco mantenendo la consapevolezza dell’ambiente circostante e di ciò che si muove intorno a noi.

Se, ad esempio, ci troviamo a dover mandare messaggi con lo smartphone, non estraniamoci completamente dal resto del mondo e manteniamo sotto controllo l’ambiente che ci circonda.

Studiare tecniche di difesa personale e attuare strategie di autodifesa non significa diventare paranoici, ma volersi prendere cura di sé e della propria sicurezza.

Allenare la mente alla percezione del pericolo e sviluppare la consapevolezza situazionale ci renderà necessariamente più attenti e meno vulnerabili, pronti, quindi, a gestire e fronteggiare situazioni critiche.