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Neurocognizione, una questione “di pancia”: la meditazione Chan per vivere meglio

Neurocognizione, una questione “di pancia”: la meditazione Chan per vivere meglio

Nell’antichità, i monasteri Shaolin sono sempre stati un centro fiorente della cultura buddhista cinese.

I monaci non studiavano solo le scritture tradizionali, ma ne facevano esperienza attraverso diversi livelli di realtà, durante la loro pratica meditativa e marziale.

Il potere dell’intenzione (yi 意), è ritenuto uno degli aspetti determinanti di una buona preparazione atletica e mentale.

Le sequenze di calci e pugni, rotazioni a mano armata, salti e posizioni basse a terra, che caratterizzano lo stile Shaolin, non possono dirsi efficaci se mancano dell’aspetto dell’intenzione. Nello Shaolin intenzione e azione agiscono all’unisono, ogni azione fisica segue armoniosamente ogni aspetto neurocognitivo dell’ attenzione.

Attraverso lo sguardo del praticante è possibile valutare il potere della sua tecnica, il suo livello di concentrazione e consapevolezza dei movimenti, la sua comprensione di sé e dell’avversario oltre che la sua tenacia e capacità di resistenza.

La filosofia Shaolin si rifà agli antichi precetti de “L’Arte della Guerra” di Sun Tzu, il più antico testo di arte militare esistente, libro fondamentale per chi, oggi, studia Teoria dei Giochi, Scienze Cognitive e Processi Decisionali.

Tutti questi elementi differenziano l’arte Shaolin da una qualsiasi disciplina ginnica, poiché qui è contemplato il fattore meditativo Chan, fattore che modula l’arte del combattimento attraverso un approccio “non legato all’attacco”, ma bensì all’autodifesa: l’arte marziale assume quindi l’aspetto meditativo finalizzato al raggiungimento dell’Illuminazione.

Cos’è la meditazione “Chan”

Il Chan è il fine ultimo dell’allenamento marziale buddhista, il totale completamento spirituale, la cessazione di ogni desiderio e di ogni legame effimero con la realtà materiale.

Sebbene non siano ancora stati compiuti studi esaustivi circa l’efficacia delle arti marziali cinesi sulla salute di chi le pratica, sempre più persone di tutte le età si stanno avvicinando, anche in occidente, allo studio di questa antica arte, con effetti benefici a livello sia fisico sia spirituale.

Se il Qi fluisce lungo tutti i meridiani, in un sistema armonico e senza “blocchi”, allora corpo e mente sono in equilibrio. Al contrario, se si sperimentano stati di ansia, di paura o preoccupazione, i meridiani alterano il loro flusso energetico, di conseguenza, alcune parti del corpo risentono di un vero e proprio deficit fisiologico.

Secondo la medicina buddhista, che per questi aspetti appoggia e convalida le teorie e le tecniche di guarigione della Medicina Tradizionale Cinese, per poter guarire da disturbi fisici, una persona deve innanzitutto prendere consapevolezza della propria dimensione psicologica, individuare e “cogliere” gli stati di blocco, ristabilendo così il perfetto equilibrio energetico. A tale scopo la meditazione Chan può essere un sostegno per il proprio benessere.

È stato altresì dimostrato che, praticando tale tecnica tutti i giorni, per un periodo lungo di tempo, si può ottenere un netto cambiamento psicofisico.

I benefici della meditazione Chan

Per il corpo

Oltre alla stabilizzazione dell’umore, si è notato come si possa avere una maggior produzione del neurotrasmettitore GABA, responsabile nella regolazione dell’eccitabilità neuronale a livello del sistema nervoso centrale. Studi di imaging cerebrale dimostrano che la dieta e la meditazione influenzino le funzioni cerebrali alterando o migliorando addirittura il microbiota intestinale.

In particolare: il Bifidobacterium longum riduce le risposte a stimoli emotivi negativi in ​più aree del cervello, tale battere può essere maggiormente presente (a livello intestinale) se curiamo l’alimentazione e pratichiamo costantemente la meditazione.

La pratica Chan incrementa altresì la secrezione dell’ormone della crescita, proteggendo l’organismo dall’invecchiamento precoce, e non solo: sembra, infatti, che gli stessi processi decisionali adottati dalla persona migliorino. Il sesto senso, definito come “intuito” è in realtà una modalità decisionale ben studiata dagli scienziati: umore, stato d’animo ed emozione influiscono sulla presa decisionale, sull’affettività.

Se la pancia “sta bene” io posso ragionare bene. Se la pancia “è felice” il mio umore è migliore. Risultato: emozione e decisione sono congruenti, le valutazioni cognitive sono corrette, si sviluppa una tendenza positiva all’azione, con riduzione di bias cognitivi e miglioramento dell’uso delle euristiche.

La costante pratica Chan incrementa, altresì ,anche la produzione di DHEA (deidroepiandrosterone), ormone la cui carenza ci espone a tumori, osteoporosi, diabete e obesità.

Tutto ciò è confermato dagli studi in neuropsicologia: è stato riscontrato come la manipolazione dell’odore ambientale, la modulazione dell’assunzione del cibo o l’incremento della pratica meditativa Chan possano rimodellare il ruolo dell’esperienza umorale ed emotiva nella decisione.

Le esperienze personali e sensoriali, infatti, sono connesse al contesto ed influenzate dalle sensazioni olfattive, visive, uditive, cinestesiche: attraverso ciò cresciamo, cambiamo e costruiamo i nostri copioni e credenze.

Per la mente

Francesco Martines, istruttore di Shaolin Chan e Shaolin Qi Gong formatosi presso il Centro Culturale Shaolin di Milano, ci spiega come questa pratica sia volta “all’armonizzazione del corpo e della mente”, in cui si ha una vera e propria sintonizzazione del respiro con gli aspetti più meramente neurobiologici.

Ci spiega inoltre che “la meditazione Chan sia un valido strumento per deprogrammare e riprogrammare la propria mente, conducendo ad un più elevato stato di onde Theta: ciò permette di raggiungere il luogo della mente dove si stabiliscono e radicano credenze disfunzionali che sono d’ostacolo alla propria autorealizzazione umana e spirituale”.

La riprogrammazione, afferma Martines, avviene a vantaggio di una progettualità autentica che consente di produrre risultati voluti e vivere la vita che davvero vogliamo. Meditare al mattino, ci spiega, può renderci maggiormente produttivi durante il proprio lavoro, impedendo la dispersione energetica in molte direzioni: questo avviene ogni volta che, attraverso la pratica, ci riappropriamo del presente rivisitando il passato, con la possibilità di interpretarlo di nuovo.

Martines conclude dicendo che la meditazione Chan è altresì un importante strumento per progettare il futuro, al fine di modellarlo, direzionarlo e costruirlo. Abbiamo dunque un potenziale infinito e la meditazione ci consente di abbandonare i limiti imposti dal carattere, dall’educazione, dalla cultura e dalle credenze sociali per accedervi.

l’Istruttore conclude ricordandoci un piccolo estratto tratto dalle Upanishad: “Se semini un pensiero raccogli un’azione, se semini un’azione raccogli un’abitudine, se semini un’abitudine raccogli un carattere, se semini un carattere raccogli un destino”. Ecco che la meditazione ci permette di “seminare pensieri” che cresceranno come floridi fiori, sotto forma di azioni.