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La violenza psicologica: le parole feriscono sia l’anima che la mente

La violenza psicologica: le parole feriscono sia l’anima che la mente

Una delle principali cause di violenza all’interno di una coppia in cui si instaura un rapporto di “amore” malato è la violenza psicologica.

Cos’è la violenza psicologica?

La violenza psicologica è una forma di maltrattamento che, al pari di quella fisica, ha effetti devastanti sulla vittima. Molte volte, tuttavia, rimane nascosta, sottovalutata e inascoltata, in quanto i lividi che possono lasciare le parole non sono riconoscibili come quelli fisici.


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Dove avviene la violenza psicologica?

Si può insidiare nella relazione tra due partner dove l’uno cerca di prevaricare sull’altro. L’abusante usa continue vessazioni, denigrazioni, rivolgendosi con impetuosità e utilizzando una terminologia diffamatoria e aggressiva nei confronti della vittima. La vittima si sente inerme nei confronti del partner, completamente soggiogata.

Viene continuamente e costantemente presa in giro e di mira per il suo modo di vestirsi, di parlare, di muoversi, di truccarsi, di relazionarsi con le altre persone. Qualunque sfera della sua vita viene posta sotto la lente d’ingrandimento.

Sarà costantemente sotto esame. Un esame dal quale riuscirà sempre sconfitta, non può parlare, né confidarsi con qualcuno, intorno a lei l’abusante creerà il vuoto. Non può uscire senza permesso, non può lavorare, perché sarebbe incapace secondo lui a farlo, non può vedersi con gli amici, né uscire liberamente, non può esprimersi senza avere il giudizio del partner, perché è consapevole che sarebbe messa alla gogna, soprattutto qualora dicesse parole inopportune o malauguratamente con doppio senso. Nella mente della vittima c’è una perdita di autostima e di autoefficacia, si sente incapace anche semplicemente di andare a comprare il pane da sola, si sente inutile.

Il buio invade la sua anima, tutto ciò che la circonda, i colori del mondo si concentrano in uno solo, il nero. Pensa che il suo partner faccia e dica tutte queste cose perché vuole renderla perfetta. Entra in un vortice dove, senza rendersene conto, esiste solo possesso e umiliazioni continue. Tutto questo, ovviamente, ha poco a che fare con l’amore. Arriva, quindi, a pensare di non meritare l’amore e si autoconvice profondamente che questa sia la sua unica soluzione, affidarsi completamente al partner.

Quali sono le vittime più facili?

Le donne fragili, che hanno alle spalle delle realtà familiari difficili e non hanno possibilità economiche per ribellarsi, sono facile preda di uomini “malati”, egocentrici e violenti. Queste donne restano loro malgrado in queste situazioni, dove la loro identità è annullata, perché altrimenti non saprebbero a chi rivolgersi. L’abusante sa che la sua vittima non ha scampo, non può andare via.

Queste donne non hanno gli strumenti né materiali né psicologici per ribellarsi e, di conseguenza, riusciranno a perdonare qualunque cosa. Da sottolineare anche le capacità attoriali da parte dell’abusante che, nel momento in cui si sente insicuro e vede la sua vittima più forte, piange e la riempie di attenzioni, mostrandosi tenero e dolce, facendole dei regali, riempiendola di complimenti, addossandosi tutte le colpe. Sono a questi momenti che la vittima si aggrapperà con tutta se stessa, questi sono gli episodi che le restano più vividi, a discapito di tutte le violenze subite, soprattutto per non tradire la scelta che ha preso, penserà: “lui mi ama” e gli perdonerà tutto.

Ma l’amore non è possesso, non è prevaricare, non è giudicare, non è annientare.

L’amore è condivisione, è fa star bene l’altro. Dove c’è la parola “dolore” seguita dalla parola “male”, non ci può essere amore, ma solo morte.

La morte dell’anima, che può portare alla morte fisica, non è amore.