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L’interprete di lingua dei segni

L’interprete di lingua dei segni

Chi è l’interprete di lingua dei segni

L’interprete di lingua dei segni è colui o colei che parla fluentemente una o più lingue ed effettua servizi di interpretariato da una o più lingue vocali ad una o più lingue dei segni, e viceversa. Non è figura assistenziale della persona sorda, ma un professionista qualificato che trasmette messaggi comunicativi mantenendo inalterato l’intento semantico dell’oratore.

Il requisito fondamentale per un’interpretazione di successo è la conoscenza approfondita della lingua e della cultura di origine e di arrivo. Ed è per questo che gli interpreti devono sviluppare rapporti sociali con le persone sorde, perché solo così possono comprendere da vicino le sfide che i sordi devono affrontare quotidianamente.


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Cosa fa l’interprete di lingua dei segni

Gli interpreti di lingua dei segni hanno il compito di rimuovere le barriere linguistiche tra le persone sorde che usano la lingua dei segni e le persone che non la usano; perciò, si può affermare che fungano da ponte comunicativo.

Il principio guida del loro operato è l’imparzialità, ovvero devono astenersi dal fornire opinioni personali o spiegazioni e giustificazioni non richieste ed evitare di farsi coinvolgere. Inoltre, devono mostrare rispetto per tutte le opinioni espresse nel corso della situazione di lavoro, senza manifestare noia, fastidio, scetticismo, critica e ironia.

Hanno la responsabilità di promuovere la comunicazione in maniera neutrale, favorire l’uguaglianza di accesso alle informazioni, passare il messaggio in maniera chiara senza tralasciare, spiegare e aggiungere nulla, non sostituirsi alla persona sorda e accertarsi che il messaggio arrivi correttamente ad entrambi gli interlocutori.

Dove lavora l’interprete di lingua dei segni

L’interprete di lingua dei segni può lavorare sia nell’ambito della trattativa che nell’ambito delle conferenze.

Nel primo caso si designa la forma di interpretazione che avviene in situazioni legate alla sfera privata della persona sorda in cui c’è un contatto diretto tra la persona sorda e la persona che non conosce la lingua dei segni. La durata dell’incontro è medio-breve, circa di una o due ore. In questo ambito, il professionista lavora prevalentemente da solo e ha una maggiore possibilità di gestione della comunicazione. L’interprete può operare in differenti contesti, come una visita medica, in colloqui di lavoro, in una stipula di un contratto notarile, in commissariati di Polizia, in ospedali o presso i servizi sociali.

Nel secondo caso invece, l’interprete lavora in squadra con altri colleghi a seconda della durata dell’incarico e il rapporto con le persone sorde non è diretto, dato che non ci sarà solo l’interprete con la persona sorda, ma ci sarà un pubblico interessato alle tematiche trattate.

Quindi in conclusione si può affermare che l’interprete è un professionista qualificato che può lavorare in qualsiasi contesto come: conferenze in ambito politico, sociale, economico, workshop; seminari ecc. Ovviamente  dovrà accettare l’incarico che ritiene opportuno in base alle proprie competenze e conoscenze.

Per approfondire

Per saperne di più sul ruolo centrale degli interpreti della LIS nel garantire inclusione e accessibilità, suggeriamo la lettura dei seguenti testi:

  • Rucci M., L’interprete e il suo pubblico: abilità comunicative e norme deontologiche, Hoepli, 1999.
  • Maria Luisa Franchi, Simonetta Maragna, Manuale dell’interprete della lingua dei segni italiana, Franco Angeli, 2021.