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Chi sono gli ipersensibili

Chi sono gli ipersensibili

Il Professore Ernst Kretschemer (1888-1964), figura autorevole nel campo della neurologia e psichiatria, descrive, nel suo “Manuale teorico-pratico di psicologia medica”, i tratti essenziali degli individui ipersensibili: da un lato questo carattere delicato ed estremamente vulnerabile, dall’altro anche una certa ambizione e caparbietà. Li definisce “reattivo-sensibili”, con una vita emotiva spiccata ed interiorizzata, che li porta a trattenere tensioni presenti da tempo. Persone con un forte spirito di autocritica ed empatici. Anche seri e timidi all’apparenza, ma poi dotati anche di orgoglio ed ambizione!

Gli ipersensibili hanno voglia di capire se stessi e il mondo circostante, per cui sono disposti a indagare e mettersi in dubbio, in gioco, e lo fanno ovviamente anche con chi li circonda. Molte persone ipersensibili provano un profondo desiderio di rendere il mondo più umano e sono pronti ad agire in prima persona, dando un contributo più attivo alla società.

Agli ipersensibili sono richiesti maggiore sforzo mentale se vogliono mantenersi sani a livello psichico e, quindi, potersi affermare in privato oltre che professionalmente. Sono costretti infatti a chiarirsi le idee molto spesso e svolgono più lavoro interiore ed introspettivo degli altri, per non rimanere ancorati in conflitti vari o per soddisfare richieste esterne pressanti. Questo lavoro su di sé ha però un gran vantaggio: quello di far acquisire una piena consapevolezza ed insieme un enorme ricchezza interiore.

Il mondo interiore degli ipersensibili

La particolarità che contraddistingue gli ipersensibili, ma possiamo anche definirli semplicemente introversi, è la loro singolare ed affascinante interiorità, piena di tanti piccoli “cassetti segreti” ai quali anche gli amici più cari spesso non hanno accesso.

  • Amici pochi e più cari: sì, perché le persone introverse o ipersensibili ne hanno pochi al massimo due o tre; gli altri sono conoscenti, perché scelgono le relazioni, e le energie da dedicargli, con molta attenzione.
  • L’ascolto è una dote straordinaria, dà l’opportunità di imparare qualcosa di nuovo e di capire la persona con cui si sta parlando.
  • La netta bravura nello scrivere i pensieri piuttosto che esprimerli a voce, la scrittura dà il tempo di riflettere su cosa dire e come dirlo, si preferisce un messaggio ad una telefonata, meglio ancora lettera o e-mail; il pensiero è modificabile e c’è meno pressione rispetto ad un colloquio, dove le parole devono essere pronunciate in tempo reale.
  • L’amore ed il piacere del tempo in solitudine, libertà di sentirsi rilassato e scevro da ogni turbamento, gli introversi sono in pace in questa circostanza, cioè sintonizzati su ciò che succede loro interiormente, piuttosto che su ciò che avviene all’esterno. Lo stare in solitudine, il chiudersi nella pace del loro mondo, evitando per qualche momento i rumori di fondo di quello esterno, diventa carburante per la mente e per la vita stessa. Senza questa pausa, il ritagliarsi del tempo in riservatezza e armonia, gli introversi o ipersensibili si sentono logorati, senza forze ed esausti.

Le persone ipersensibili in un mondo che “corre”

Proprio in un mondo che va a tutta velocità e non ci permette più di fermarci, neanche per  pensare, dove “tutto e subito” sono le parole d’ordine, è qui che quella forza in esaurimento, il logorio di cui si parlava prima, si fa più evidente, acceso e problematico per gli ipersensibili. Perché se gli estroversi sono delle lepri vispe e leste, gli introversi sono delle meravigliose tartarughe, lente e armoniose… la riflessione è una certezza e, considerare tutti gli aspetti di una circostanza momentanea o situazione di vita, prima di decidere, è per loro necessario, vitale e fondamentale!

Ci vuole del tempo per immagazzinare le esperienze e rifletterci su. Chiarissima, quindi, l’estrema difficoltà di vivere nel contesto roboante e accelerato di questa società odierna per individui caratterizzati, invece, da bisogno vitale di una precisa, attenta e decisamente più lenta analisi ed elaborazione di qualsiasi informazione, strutturata ovviamente più in profondità degli altri.

Come afferma Lamberto Maffei, Direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR, la lentezza va elogiata e praticata: “In un mondo che corre vorticosamente, con logiche spesso incomprensibili, il problema della lentezza si affaccia alla mente con prepotenza“ (Elogio della lentezza – Lamberto Maffei).