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Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

La Carta dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, stipulata dai Paesi membri, 33 anni fa (20 Novembre 1989) riconosce che bambini, bambine e adolescenti sono titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici, che devono essere promossi e tutelati da parte di tutti.

L’Italia ha ratificato i suddetti principi con la legge n° 176 del 27 Maggio 1991. A tale scopo, nel 2000,  è stato costituito, in Italia, un Gruppo di Lavoro denominato CRC (Convention on the Rights of the Child), al quale partecipano circa 100 Associazioni.

Il Gruppo, coordinato da Save the Children Italia del CRC, ha la  finalità di ottenere una maggiore ed effettiva applicazione dei suoi protocolli e di realizzare un apposito monitoraggio delle prassi e delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza

Inoltre, la Rete Europea dei Garanti dei Diritti per l’Infanzia (ENOC), costituita nel 1997, conferma la istituzionalizzazione, da parte dei soggetti interessati, di alcuni principi indispensabili per la difesa dei diritti umani e la conseguente messa in campo, ad alto livello, di politiche regionali ed internazionali in materia di bambini e adolescenti.

In questa prospettiva, si configura, da parte dei Paesi interessati, un preciso impegno pedagogico e politico per l’attuazione di progettualità mirate in questa direzione, col coinvolgimento reale di tutti i soggetti istituzionali e non, impegnanti nel campo dell’educazione.

La situazione attuale a livello scolastico

Calando il discorso a livello scolastico, si tratta ora di vedere se l’enunciazione dei buoni propositi e le prospettive di una progettualità innovativa, espressa dagli Organismi Internazionali, si sia limitata, come spesso accade, ad un discorso riservato agli insegnanti, che riguardi nuovi PIANI DI INTERVENTO PER GLI ALUNNI, oppure se questi abbiano trovato pratica attuazione, col loro coinvolgimento attivo e diretto.

In questo caso, il Progetto didattico – educativo si potrebbe configurare come un PIANO DI INTERVENTO, NON SOLO SUGLI ALUNNI, MA ANCHE, E SOPRATTUTTO, CON GLI ALUNNI, facendoli sentire protagonisti del loro processo di crescita, maturazione e sviluppo, nel quadro di un’educazione della cittadinanza attiva.

In realtà, i provvedimenti istituzionalmente adottati, spesso limitati all’aspetto informativo, non hanno avuto un’adeguata ricaduta sul processo di apprendimento degli alunni. I provvedimenti adottati in occasione della pandemia legata al Covid, infatti, sono stati finalizzati alla soluzione dei problemi della didattica a distanza (resa inevitabile nella fase di isolamento), dalla quale molti alunni in condizioni di disagio o appartenenti alle famiglie in difficoltà sono stati esclusi.

In realtà, in questo tipo di intervento prioritario non si fa mai riferimento ai bambini e agli adolescenti, costretti a vivere una situazione di grave isolamento e di mortificazione fisica, in una sorta di “reclusione” nelle loro prigioni telematiche. Ignorando, così gli obblighi sanciti dalla comunità internazionale nei confronti dell’Infanzia, compreso il diritto al gioco di tutti i bambini, sancito dai due commi dell’ art. 31 della Convenzione dei Diritti dell’Infanzia, che qui riportiamo:

Comma 1 : Gli stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero e a dedicarsi al gioco e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica:

Comma 2 : Gli stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciulli a partecipare pienamente alla vita culturale ed artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche, culturali.

L’importanza del gioco nell’infanzia e adolescenza

L’emergenza sanitaria ha determinato un ulteriore impoverimento delle già scarse esperienze ludiche del bambino, eliminando la fisicità dell’incontro e degli scambi, intesi come attività formativa fondamentale e ineliminabile, come già affermava la Montessori, già dai primi anni del del ‘900, con le sue fondamentali illuminazioni pedagogiche.

L’isolamento ha impedito loro di giocare in modo naturale, ai giochi tradizionali (spesso ormai dimenticati) legati alla piazza, al cortile, alla strada (palla prigioniera, gioco della campana, risalente alla  Roma antica, il gioco del nascondino), che consentivano, oltre allo sviluppo delle abilità motorie di base, il confronto, gli incontri e la comunicazione personale faccia a faccia con i propri compagni.

Come afferma Frabboni, abbiamo sottratto ai bambini un’esperienza irrinunciabile come quella legata al gioco, alla fantasia e all’immaginazione, che egli definisce, “un balcone cognitivo sul mondo”, che consente ai bambini di scoprire, esplorare e dominare la realtà esterna.  

Si è determinata, in questo modo, una riduzione sociale del peso dell’infanzia, in cui i genitori, anche in una situazione di vicinanza fisica, presi da varie preoccupazioni non sempre vogliono o sono capaci di dialogare, giocare con loro, di mettersi in ascolto dei loro pensieri, emozioni, sentimenti, punti di vista. Oppure, al contrario, li condizionano nella scelta dei giochi, indicandone scopi e modalità esecutive, rispondenti ai loro personali modelli consolidati nel tempo.

Gli effetti della pandemia

Nel periodo del Covid, ma anche in quello seguente alla pandemia, inoltre, il mondo esterno, che era stato il palcoscenico della vita di tutta la popolazione, ha assunto tinte cupe, preoccupanti e, talvolta, minacciose.

Permangono, infatti, ancora adesso, nei bambini e nei ragazzi, situazioni di malessere, che riguardano i disturbi dell’umore e del sonno, o manifestazioni di irrequietezza, disturbi di ansia, comportamenti regressivi.

Comunque, c’è da considerare che i bambini hanno ripreso ad uscire, a riprendere i contatti interpersonali, anche se, molte volte, con l’uso della mascherina.

In ogni caso si delineano fenomeni di ripresa, che vanno sostenuti e incoraggiati, grazie alla loro capacità plastica di adattamento.

Come ripartire

Scongiurato, almeno in parte, il problema della pandemia, si pone il problema di riconquistare gli spazi vitali perduti e di riprendere i normali contatti con la realtà esterna, anche se l’incertezza continua a caratterizzare alcune abitudini legate alla vita quotidiana e ai problemi lasciati in sospeso, accompagnati dalla consapevolezza, soprattutto dei genitori, della loro fragilità e vulnerabilità, che comportano, anche alcune difficoltà relazionali e comunicative con i figli.

Inoltre, bisognerebbe capire che la ripresa delle varie attività lavorative dei genitori, compresa quella dello smart working, in alcuni casi, non dovrebbe influire negativamente sull’attenzione educativa nei confronti dei figli.

In conclusione, a livello sociale abbiamo assistito una vera rimozione delle esigenze, dei bisogni e, quindi, dei diritti dei bambini e degli adolescenti, i quali sono scomparsi, di fatto, dai decreti e dalle ordinanze governative, incentrate principalmente sui problemi sanitari ed economici.

L’importanza dei luoghi di aggregazione dedicati all’infanzia

I luoghi di aggregazione, come i parchi pubblici e gli edifici scolastici, sono, in molti casi, in uno stato di completo abbandono, per cui non è facile organizzare attività laboratoriali che facilitino la socializzazione, l’integrazione e l’inclusione, come le attività ricreative, culturali, sportive, musicali, artistiche, ecc.

Ne deriva che i nuovi scenari educativi a  livello scolastico e non solo, devono prevedere un progetto di tipo interistituzionale, che sviluppi le capacità e le potenzialità personali dei bambini, riconoscendo loro il pieno diritto di cittadinanza, alla pari di quella riconosciuta ai genitori e agli insegnanti, fornendo loro la cassetta degli attrezzi, che li aiuti a sviluppare le loro dotazioni naturali e a costruire un personale progetto di vita.

Un obiettivo di questo tipo, quindi, può essere realizzato solo con la  mobilitazione di tutti i soggetti impegnati nel campo dell’educazione, con la chiara consapevolezza che il futuro di ogni paese è legato, fondamentalmente, al riconoscimento che i bambini non sono “figli di un Dio minore”, ma cittadini a tutti gli effetti e che rappresentano l’architrave e gli elementi fondanti della futura società umanizzata ed umanizzante, in cui saranno chiamati a svolgere un ruolo da veri protagonisti, come veri e propri cittadini del mondo.